domenica 17 marzo 2019

L'IMPOTENZA DELL'AMORE

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Mia sorella sta morendo. Lei è sempre stata presente per me tutte le volte in cui ne avevo bisogno; ora che è lei ad aver bisogno di me, mi sento del tutto impotente.

Tutte le volte che ami qualcuno ti senti del tutto impotente. Questa è l’agonia dell’amore: non sai cosa fare. Vorresti fare tutto, vorresti dare all’amato o all’amata l’universo intero, ma cosa puoi fare? Se pensi ancora di poter fare questa o quella cosa, il tuo non è un rapporto d’amore. L’amore è assolutamente inerme, impotente, e questa è proprio la sua bellezza perché in esso devi arrenderti.

Ama qualcuno e ti sentirai impotente; odia qualcuno e potrai sempre fare qualcosa. Ama qualcuno e sarai del tutto impotente, perché cosa potrai fare? Tutto ciò che farai sembrerà insignificante, insufficiente. Non c’è nulla da fare, e quando senti che non c’è nulla da fare, ti senti impotente. E nel momento in cui vorresti fare tutto, ma senti di non poter far nulla, la mente si ferma. In quest'impotenza, ti arrendi, diventi vuoto. Ecco perché l’amore è una meditazione profonda.

Osho, The Book of Secrets



Nel momento in cui muore qualcuno che hai amato profondamente, mentalmente vivrai la tua stessa morte. Il momento della morte è una grande rivelazione; ti fa sentire impotente, indifeso. Ti fa sentire che non esisti – l’illusione di essere scompare.

Ti sentirai scosso come se il terreno sotto i tuoi piedi fosse scomparso. Non c’è nulla che tu possa fare. Qualcuno che ami sta morendo: vorresti persino dare la tua vita, ma questo non è possibile. Non c’è nulla da fare; aspetti, con un profondo senso di impotenza.

In quel momento puoi deprimerti, puoi diventare triste, oppure puoi partire per un grande viaggio alla ricerca della verità. Cos’è questa vita? Se la morte può arrivare e portarsela via, allora cos’è la vita? Qual è il suo significato, se sei impotente di fronte alla morte? Ricorda, tutti siamo sul letto di morte. Appena nasci, sei sul letto di morte, non ci sono altre possibilità. Tutti i letti sono letti di morte, perché dopo la nascita c’è una sola cosa certa, la morte.

Qualcuno muore oggi, qualcun altro domani o dopodomani, ma qual è la differenza? Il tempo non può fare una gran differenza; esso crea un’illusione di vita, ma una vita che finisce con la morte non è e non può essere la vita reale. Dev’essere un sogno.

La vita è autentica solo quando è eterna. Che differenza c’è tra un sogno e ciò che chiami la tua vita? Di notte, mentre sei profondamente addormentato, un sogno è vero come qualsiasi altra cosa, altrettanto reale – persino più reale di ciò che vedi quando hai gli occhi aperti. Alla mattina è sparito, senza lasciare nemmeno una traccia. Alla mattina, quando ti svegli, ti accorgi che era un sogno, non la realtà. Questa vita che è un sogno va avanti per qualche anno; poi improvvisamente ti svegli e scopri che era tutto un sogno.

La morte è una grande rivelazione. Se non ci fosse la morte, non esisterebbe nemmeno la religione. È a causa della morte che la religione esiste. È a causa della morte che nacque un Buddha. Tutti i buddha nascono perché realizzi la presenza della morte.

Quando sei al capezzale di una persona morente, provi pietà per te stesso: sei nella stessa barca, nella stessa situazione. La morte potrebbe bussare alla tua porta in qualunque momento. Tienti pronto; prima che bussi alla tua porta, vedi di tornare a casa. Non dovresti farti sorprendere per strada, altrimenti la vita scomparirà come un sogno e ti rimarrà soltanto un’enorme povertà, una povertà interiore.

La vita, la vita vera, non muore mai. Allora chi è che muore? Sei tu, è l’Io, l’ego. L’ego appartiene alla morte, la vita no. Se sei privo di ego, per te la morte non esiste. Se riesci ad abbandonare consapevolmente l’ego, hai conquistato la morte. Se sei veramente consapevole, puoi lasciarlo andare tutto in una volta. Se non lo sei, dovrai farlo gradualmente – dipende da te. Una cosa è certa: l’ego dev’essere lasciato andare. Con la scomparsa dell’ego, scompare anche la morte. Abbandonando l’ego, abbandoni anche la morte.

Non provare pena per la persona morente, ma piuttosto per te stesso. Lascia che la morte ti circondi, provane il gusto; sentiti inerme, impotente. Chi è che si sente inerme e impotente? È l’ego, perché ti accorgi che non c’è nulla che tu possa fare. Vorresti aiutarla, e non puoi. Vorresti che non morisse, ma non c’è nulla da fare.

Senti questa impotenza più che puoi; da questo sentirti inerme e impotente nasceranno la meditazione e la preghiera. Usa la morte di questa persona – è un’opportunità. Usa tutto come opportunità.

Rimani al suo fianco. Resta in silenzio e medita. Lascia che la sua morte diventi per te un’indicazione, in modo che tu non debba continuare a sprecare la tua vita. Accadrà anche a te.

Osho, The Search


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