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sabato 26 novembre 2022

Zelensky, la paura fa 90


26 Novembre 2022


Finora nulla aveva potuto scalfire la figura di Zelensky nella narrazione codarda e e infame orchestrata da Washington, in cui questo guitto cresciuto all’ombra degli oligarchi appare come un eroe, quando invece manda a morire inutilmente gli ucraini solo per ubbidire agli ordini degli Usa. Non erano bastate le stragi perpetrate, per esempio a Bucha allo scopo di incolparne i russi, né la tortura e l’uccisione dei prigionieri, né le rappresaglie contro  i civili del Donbass, né la protervia di mandare al sacrificio le proprie truppe in vista di una vittoria palesemente  impossibile: nulla di tutto ciò ha mai scalfito la coscienza impermeabile dei narratori, la cui fortuna è forse quella di essere così stupidi da non rendersi conto fino in fondo delle enormità che scrivono e dicono. Ma quando il piccolo duce di Kiev ha inviato due missili sulla Polonia per cercare di spingere la Nato alla guerra totale, qualcuno ha cominciato a capire che Zelensky è pericoloso proprio perché recita un copione dettato da altri, mentre le libertà che si prende,  sono estremamente pericolose per tutti, compresi quelli che stilano tutti i giorni cronache bugiarde. La paura fa 90, ovvero arriva done la ragione non riesce a penetrare e risce miracolosamente a trovare qualche residuo di verità.

Qualcuno forse si sta svegliando e sta comprendendo che il problema non è come appoggiare Zelensky nonostante Zelensky , ma come toglierlo di mezzo perché è fin troppo chiaro che proprio lui costituisce il principale ostacolo verso una trattativa che non vuole e non può intraprendere. non soltanto perché il suo padrone cerca ad ogni costo la guerra , ma anche perché non ne sarebbe in grado: recita solo la parte simbolica dell’eroe, ma probabilmente non ha alcuna idea di come creare le basi per un accordo. Tuttavia proprio questa sua natura ne rede difficile il “licenziamento” dal tragico cast della guerra in Ucraina, proprio perché è stato trasformato in un simbolo tra il militaresco e il glamour e la sua caduta sarebbe quella stessa della narrativa vittoriosa o, come dicono i gli imbecilli, resiliente. Certo tutto questo è grottesco, perché chiunque che non abbia nelle orecchie l’ottuso e ipnotico  chiacchiericcio del mainstream, vede bene che l’ucraina è ormai un Paese fantasma. Adesso non ha più energia elettrica e dunque nemmeno rifornimento idrico e in moltissimi casi riscaldamento, il che tuttavia cambia radicalmente la situazione: finora il regime di Kiev è vissuto proprio grazie all’ impostazione putiniana della guerra che prevedeva di non far pagare troppo il peso del conflitto  ai civili,  risparmiando bombardamenti sulle città, a parte tiri di precisione su strutture militari, evitando la distruzione di infrastrutture vitali come, per esempio strade e ferrovie che pure avrebbe potuto essere attuata fin dal primo giorno delle operazioni: così nelle città della parte occidentale del Paese, compresa la capitale, la vita è andata avanti più o meno come sempre, non determinando una rivolta contro il governo a trazione nazista, anche viste le atroci conseguenze che essere scoperti  comporta.

Ora però anche gli abitanti delle città cominciano ad avere vita grama e da qui in poi sarà sempre peggio a meno di non credere che l’Ucraina possa davvero riprendersi e cacciare i russi: per quante armi possano arrivare non saranno reparti sparsi, sostanzialmente privi di mezzi consistenti a cambiare le carte in tavola e nemmeno i mercenari occidentali: dunque è possibile che accada l’impossibile, ovvero che Zelensky e la sua cricca a stelle, strisce e croci uncinate venga cacciato dagli ucraini stessi. Ovviamente gli Usa, qualora avvertissero campanelli d’allarme sarebbero i primi a guidare un eventuale putsch con i loro fedelissimi, anzi una simile ipotesi li attira  perché le condizioni mentali di Zelensky  che per la maggior parte del tempo è sotto l’effetto di droghe, potrebbero anche portare a un conflitto nucleare con la Russia che gli Usa non possono sostenere: molto della loro potenza è, come dire, figurativa, come dimostra  per esempio il tracotante invio in Qatar dei bombardieri strategici B 52 che magari possono impressionare, ma che sono un’arma di quattro  generazioni fa, un arma fossile, rivelatasi estremamente vulnerabile già nella guerra del Vietnam e che oggi sarebbe oggetto di tiro al piccione se utilizzata contro un nemico dotato di armamenti evoluti.  Tuttavia con le sue dimensioni ha un effetto psicologico che gli Usa sfruttano a più non posso  Ad ogni modo  se fossero gli ucraini, sia pure invischiati con gli Usa a cacciare Zelensky la cosa sarebbe meno scioccante, ma il nuovo esecutivo si troverebbe comunque nella necessità di trattare con Mosca e dunque di mettere in luce la sconfitta occidentale. Davvero si è in una strada senza uscita o meglio ancora che ha molte e ovvie uscite: senza Washington e la Nato la pace sarebbe fatta in pochi giorni.

domenica 13 novembre 2022

GUERRA IN UCRAINA: È POSSIBILE UN INTERVENTO DIRETTO DELLA NATO?

 13 Novembre 2022



Mike Whitney
unz.com

“Se qualcuno dall’esterno dovesse interferire in Ucraina, dovrebbe saperlo: se ci minacceranno… risponderemo immediatamente. Abbiamo tutti gli strumenti necessari per farlo e tutte le decisioni in merito sono già state prese.”

Il presidente russo Vladimir Putin

Non c’è dubbio che la ritirata da Kherson sia stata uno smacco per l’esercito russo. È altrettanto indubbio che il generale che ha ordinato l’evacuazione abbia preso la decisione giusta. È vero, l’apparenza è terribile, ma con le apparenze non si vincono le guerre. Strategia, valore e potenza di fuoco vincono le guerre. Il generale russo Sergey Surovikin sembra averlo compreso ed è per questo che ha preso l’impopolare decisione di ritirarsi.

Surovikin avrebbe potuto fare una scelta politicamente più accettabile e difendere Kherson a tutti i costi, ma i rischi sarebbero stati di gran lunga superiori ai benefici. A detta di tutti, i 25.000 soldati russi presenti in città avrebbero potuto essere facilmente accerchiati e annientati dall’artiglieria ucraina. Inoltre, Surovikin sarebbe stato costretto ad impegnare altre truppe in una missione di salvataggio che non avrebbe minimamente giovato alla strategia militare complessiva della Russia. L’obiettivo immediato della Russia è quello di completare la liberazione del Donbass, un compito che non è ancora terminato e che richiede un numero maggiore di truppe, anche quelle che erano state bloccate a Kherson.

A tutti gli effetti, ritirarsi da Kherson era una scelta obbligata. Se si fosse verificato lo scenario da incubo – come molti si aspettavano – e migliaia di soldati russi fossero finiti circondati e massacrati per difendere una città di scarso valore strategico, in Russia il sostegno popolare alla guerra sarebbe svanito da un giorno all’altro. Né Putin né Surovikin potevano permettersi di correre questo rischio. Così, invece, hanno scelto di fare le valigie e di evacuare finché erano in tempo, scatenando ovviamente la furia dei loro critici. La buona notizia, tuttavia, è che il disastro mediatico della ritirata di Kherson non avrà alcun impatto significativo sull’esito della guerra. La Russia è ancora sulla buona strada per raggiungere tutti i suoi obiettivi strategici, nonostante le insidie incontrate lungo il cammino. Ecco un breve riassunto del ritiro russo tratto da un’intervista con il colonnello Douglas MacGregor:

“Quando il generale Surovikin ha assunto il comando… è stato deciso che la Russia avrebbe atteso un’operazione decisiva per porre fine alla guerra. In altre parole, basta con la difesa dell’Ucraina meridionale e del territorio annesso, basta con le aspettative di negoziati con chiunque – quei tempi sono finiti – dobbiamo porre fine alla guerra.

Come si pone fine alla guerra? Beh, si lanciano operazioni talmente devastanti nella loro distruttività che il nemico non può resistere. Tuttavia, se si vuole fare una cosa del genere, bisogna ridimensionare le attività in corso (come a Kherson). In altre parole, bisogna fare dei cambiamenti sul terreno, spostare le truppe, cambiare l’impegno delle risorse, perché ora si stanno facendo preparativi per forze che non sono ancora nel sud dell’Ucraina… ma che arriveranno dalla mobilitazione di 300.000 uomini integrati in questa nuova forza per le operazioni future… che arriveranno quest’inverno, una volta che il terreno sarà gelato…. Quindi, considererei (il ritiro) una decisione operativa con benefici a breve termine a sostegno di una strategia a lungo termine volta a costruire questa enorme potenza d’urto… I Russi non ripongono più alcuna fiducia nei negoziati. Non credo che, a questo punto, potremmo dire ai Russi qualcosa che li convinca a fermarsi.” (“EVERYTHING changes in 4 weeks: Interview with Colonel Douglas MacGregor”, Youtube; da 50 secondi in poi)

Quindi, secondo MacGregor, il riposizionamento delle truppe è fondamentale per la strategia generale, che è cambiata sotto Surovikin. Con il nuovo comandante, l’obiettivo principale delle operazioni militari è l’annientamento di tutte le forze e i mezzi che permettono al nemico di continuare a combattere. Ho il sospetto che questo significhi la rimozione del regime di Zelensky e dei suoi servizi di sicurezza, ma potrei sbagliarmi. In ogni caso, l’imminente offensiva russa sarà molto più in linea con una guerra terrestre convenzionale ad armi combinate che con le operazioni militari speciali che abbiamo visto fino a questo momento. Mosca è determinata a risolvere la questione il più rapidamente possibile e con la forza necessaria. Non ci sarà più da scherzare.

Detto questo, recenti rapporti (vedi sotto) suggeriscono che l’amministrazione Biden potrebbe dispiegare nel teatro ucraino truppe da combattimento statunitensi in risposta ad una escalation russa che minacciasse di alterare il corso della guerra. Se queste notizie si riveleranno esatte, la tanto attesa offensiva invernale potrebbe innescare una conflagrazione diretta tra Stati Uniti e Russia. Visto come si sono messe le cose fino a questo punto, pensiamo che sia solo una questione di tempo prima che Washington emerga da dietro i suoi mercenari e ingaggi le truppe russe sul campo di battaglia. Molti segnali indicano che il Pentagono si sta già preparando a questa eventualità.

Le comunicazioni segrete tra il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan e l’ex ambasciatore russo a Washington, Yuri Yushakov, e l’ex capo dell’FSB, Nikolai Patrushev, suggeriscono che Sullivan abbia avvertito le sue controparti russe che gli Stati Uniti non avrebbero permesso alla Russia di risolvere il conflitto alle sue condizioni, ma che avrebbero preso qualsiasi misura necessaria per impedire una vittoria russa decisiva. Guardate questo estratto di un’altra intervista con il colonnello Douglas MacGregor:

MacGregor – “Jake Sullivan ha parlato dei pericoli di un’escalation… Ha semplicemente detto che ‘vediamo le prove che voi, Russia, vi state preparando ad un’escalation del conflitto’. Il che è vero; abbiamo parlato di questa (imminente) offensiva invernale russa. ‘E noi vi mettiamo in guardia da questo’ (ha detto Sullivan). La tacita implicazione, a questo punto, è che siamo pronti ad entrare in qualche modo in questo conflitto perché non vi permetteremo di dividere l’Ucraina. Non vi permetteremo di combattere e vincere questa guerra alle vostre condizioni……

Napolitano – Lei sa se Sullivan ha menzionato la presenza di 40.000 truppe statunitensi (la 101esima aviotrasportata) in Polonia?

MacGregor – Non lo sappiamo, ma pensiamo – sulla base del linguaggio che è trapelato nel paragrafo che ho ricevuto da un’altra fonte – che lui (Sullivan) abbia fatto intendere che (gli USA) hanno 90.000 truppe in Polonia e in Romania e che, potenzialmente, se la Russia dovesse provocare un’escalation – presumibilmente nella misura in cui pensiamo che i Russi potrebbero escalare – noi (gli Stati Uniti) potremmo essere pronti ad intervenire. E interverremmo con 40.000 soldati statunitensi, 30.000 polacchi e 20.000 rumeni….. Sullivan ha chiarito che siamo in grado di intervenire.”

… “Quello che non sappiamo è cosa hanno risposto i Russi, perché se siete russi, la linea rossa è chiara: ‘Se vi muovete in Ucraina, sarete in guerra con la Russia.’ Sembra che noi ci rifiutiamo di capirlo.”

Napolitano – “Mi faccia capire bene: Lei è convinto che Jake Sullivan… abbia minacciato i Russi che, se avessero oltrepassato questa linea rossa, avrebbero incontrato la resistenza militare degli Stati Uniti in Ucraina?”

MacGregor – Credo che questa allusione sia stata fatta. Questa è l’impressione che ho e non credo che dovremmo esserne sorpresi, perché la posizione dell’Ucraina si sta deteriorando molto rapidamente… E siamo molto preoccupati per un collasso dell’Ucraina. Alcune stime indicano che l’intera economia e la struttura sociale potrebbero crollare entro 60 giorni. Alcuni dicono che, proprio ora, in Ucraina si sta procedendo alla mobilitazione generale, che potrebbe includere le donne, perché la base di reclutamento è esaurita. E, ricordate, sempre più gente continua a lasciare l’Ucraina, perché nessuno vuole rimanere bloccato in un Paese che a breve non avrà energia, né elettricità e dove ci saranno problemi a reperire acqua e cibo. La situazione in Ucraina è terribile.”

Napolitano – Cosa ci fanno 40.000 truppe statunitensi della 101esima aviotrasportata in Polonia?

MacGregor– Si stanno preparando per le operazioni di combattimento….

Napolitano – Il Dipartimento della Difesa ha fornito al Presidente degli Stati Uniti i piani per l’ingresso delle truppe americane in Ucraina? È stato fatto?

MacGregor – Penso che questi piani siano stati certamente discussi, anche se non comunicati a Jake Sullivan. Certamente il Segretario di Stato (Anthony Blinken) ne è a conoscenza. Non so cosa abbiano detto al Presidente. Spero che (il presidente) abbia ricevuto qualche informazione. Ancora una volta, tutto questo è molto grave perché siamo nel bel mezzo di un’elezione e questo potrebbe accadere senza alcuna consultazione con il Congresso.

Napolitano – Qual è la situazione dei 300.000 riservisti che Putin ha richiamato un mese fa?

MacGregor – La maggior parte di loro è già stata integrata in formazioni e unità – molti di loro sono andati in unità che erano a ranghi ridotti e che ora sono tornate a “piena forza.” Alcuni sono entrati in nuove unità. [Nota: credo che MacGregor possa sbagliarsi su questo punto. Secondo altri analisti, finora sono stati inviati in Ucraina solo 80.000 riservisti. Potrebbero volerci alcuni mesi prima che l’intero dispiegamento venga portato a termine]. È quasi completo, ma il punto è che, attualmente, la temperatura minima in Ucraina è di circa 2 gradi sopra zero, il che significa che sarete ancora bloccati nel fango, sia che stiate attaccando o difendendovi. Finché il terreno non ghiaccerà, non credo che accadrà nulla… Ma quando arriverà l’inverno e il terreno ghiaccerà, sarà allora che i Russi attaccheranno. E ne vediamo le premesse da almeno tre direzioni diverse, tra cui l’est, il sud-est e il nord. E, a giudicare dal concentramento (militare), dai sistemi di armamento in atto e dalle forniture disponibili, si tratterà di un’offensiva destinata a porre fine alla guerra. Non sappiamo se ci riuscirà o meno. Ma credo che l’idea sia questa.

MacGregor – C’è un’ultima cosa che vorrei dirvi: quando il generale Surovikin, il comandante del teatro occidentale, aveva accettato la nomina, aveva fatto questa breve dichiarazione. Aveva detto: ‘Una soluzione siriana per l’Ucraina è inaccettabile.’ In altre parole, non permetteremo che l’Ucraina cada sotto l’influenza di attori che manterrebbero l’Ucraina in uno stato di agitazione e di guerra permanente. Questo è un segnale molto chiaro: quando lanceranno (l’offensiva invernale) lo faranno per porre fine al conflitto. Quindi, sarebbe molto poco saggio da parte nostra ostacolarli….. Semplicemente, non abbiamo il livello di sostegno necessario per garantire il successo.” (“This is a Red Line in Ukraine”, Colonel Douglas MacGregor, Judging Freedom)

La Russia ora è pronta a fare tutto ciò che è necessario per vincere la guerra in tempi brevi e sgominare un esercito ostile che rappresenta una minaccia per la sua sicurezza nazionale. Se le forze statunitensi si uniranno ai combattimenti, i tempi per la vittoria potrebbero cambiare drasticamente, ma gli obiettivi strategici rimarrebbero gli stessi. Non ci si può aspettare che una nazione viva in pace quando le viene puntata una pistola alla testa. È per questo che Putin si è opposto all’adesione dell’Ucraina alla NATO ed è per questo che si sta combattendo la guerra attuale.

Mike Whitney

https://comedonchisciotte.org/guerra-in-ucraina-e-possibile-un-intervento-diretto-della-nato/

venerdì 4 novembre 2022

LINEE DI FRATTURA

 


Senza tanto apparire – anche perché i media occidentali hanno tutto l’interesse di nasconderlo – ma qualcosa sta realmente cambiando nella guerra in Ucraina. Si stanno delineando due linee di frattura, potenzialmente capaci di incrinare, forse definitivamente, la resistenza di Kyev, e quindi aprire una prospettiva – quantomeno – di cessazione delle ostilità. Perché ciò possa eventualmente determinarsi, sarà però necessario attendere almeno sino all’estate del prossimo anno.

Un cambio di passo

A partire dall’autunno, il conflitto ucraino ha registrato una serie di eventi significativi, ma di cui forse non s’è sinora colto il senso complessivo, distratti più che altro dal loro valore immediato, diciamo pure dal loro impatto mediatico. Eppure è proprio mettendoli in prospettiva che si riesce a coglierne il valore strategico, e quindi il loro impatto bellico.
I principali tra questi eventi sono stati, indubbiamente, la mobilitazione parziale in Russia, gli attacchi al ponte di Kerch ed alla base navale di Sebastopoli, l’intensa campagna missilistica sull’Ucraina.
La mobilitazione russa, che subito i media legati alla NATO hanno presentato come un fattore di debolezza, addirittura parlando di chissà quali fughe di massa dei reclutandi (1), è in effetti uno degli elementi che peseranno profondamente sull’andamento del conflitto, ma che ancora non ha dispiegato il suo potenziale. Com’è nella sua tradizione militare, e come ha dimostrato costantemente in questi mesi di guerra, la Russia non si muove mai di fretta. Per quanto il momento in cui è stata assunta la decisione fosse di difficoltà sul terreno (con il forte arretramento e la perdita di Lyman, nell’oblast di Kharkiv, ed il permanere della notevole pressione ucraina sul fronte di Kherson), la scelta è stata quella di completare per bene l’addestramento dei mobilitati – che, ricordiamolo, sono comunque tutti ex militari – tant’è che ad oggi, su 300.000 uomini richiamati alle armi, solo 87.000 sono stati schierati lungo il fronte, di cui meno della metà in prima linea.
Ciò significa che, come del resto avevamo ampiamente previsto, il pieno dispiegamento operativo di questa forza non si registrerà prima della fine del mese / inizi di dicembre. Di conseguenza, tenendo anche conto che ormai l’inverno lì è già pienamente arrivato, con nevicate anche in pianura, non c’è da attendersi a breve termine grandi rovesciamenti del fronte, e soprattutto grandi e veloci manovre di sfondamento. Di fatto, però, con il sostanziale ribaltamento dei rapporti numerici, la lenta progressione russa sull’intero fronte è da ascrivere alle lecite aspettative.

Le due spettacolari azioni contro la Crimea, per quanto appunto siano state mediaticamente – e se vogliamo anche simbolicamente – tali, non hanno però conseguito risultati militari. Il ponte è rimasto in piedi, nel giro di poche ore aveva già ripreso a funzionare, sia pure a traffico limitato, e già dopo un paio di giorni era stato ripristinato il traffico ferroviario. Del resto, per quanto sicuramente la Crimea abbia funzionato, e tuttora funzioni, come retrovia profonda della prima linea meridionale, l’eventuale interruzione del ponte non avrebbe determinato alcun significativo stop al flusso logistico, che avrebbe potuto comodamente continuare a giungere attraverso il Donetsk.
A sua volta, l’attacco con droni alla base di Sebastopoli – portato a termine sfruttando anche il canale navale sicuro per il trasporto del grano – non ha a sua volta prodotto danni significativi, semmai dimostrando che le difese russe nel settore sono state messe a punto decisamente meglio, rispetto ai giorni dell’affondamento del Moskva.
In entrambe i casi, peraltro, è risultato chiaro il coinvolgimento diretto dei servizi e delle forze speciali britanniche, che del resto sembrerebbero coinvolte direttamente anche nel sabotaggio degli oleodotti North Stream 1 e 2.
Le operazioni ucro-britanniche contro la Crimea, però, non sono un buon segnale, né per Kyev né per la NATO; ciò non solo per lo scarso o nullo risultato bellico, ma soprattutto perché sono indice di una difficoltà ad ottenere risultati sul campo di battaglia. Pur nella modestia degli esiti, infatti, avrebbero potuto assumere un diverso peso se fossero avvenute in concomitanza con una incisiva capacità operativa delle truppe sul terreno, mentre così attestano più che altro la necessità di bilanciare altrimenti le difficoltà lungo la linea di contatto, e soprattutto la dipendenza pressoché totale dal supporto NATO pur di giungere ad una qualche risultato, sia pure solo propagandistico.

La campagna d’attacco contro l’intero territorio ucraino, condotta con un massiccio impiego di missili balistici e da crociera, da terra dall’aria e dal mare, nonché da un considerevole numero di loitering munitions (munizioni circuitanti, i cosiddetti droni kamikaze), che in un primo momento era sembrata essere una risposta all’attacco contro il ponte, va invece avanti da un mese ed ha una doppia valenza: da un lato, strettamente militare, mettendo in difficoltà la logistica ucraina, e dall’altro psicologica, mettendo la popolazione delle principali città del paese di fronte alla realtà brutale della guerra, quella che gli abitanti del Donbass affrontano da otto anni. Questa campagna, per quanto ancora limitata, sta determinando grosse difficoltà per l’Ucraina, destinate a riflettersi anche sulle relazioni politiche con i paesi amici che la sostengono. Non è un caso che, mentre da un lato Kyev rivendica quotidianamente di aver abbattuto più vettori di quanti ne siano stati lanciati, richieda disperatamente a tutti l’invio di sistemi anti-missile.
Va rilevato che questo quotidiano martellamento sta prendendo di mira sostanzialmente la rete di distribuzione elettrica del paese, soprattutto le sottostazioni. In tal modo, anche se l’impatto è notevole – e visibile… – la capacità produttiva di energia elettrica (del resto in parte sostenuta dalle centrali nucleari di Rivne e Khmelnytskyi) rimane essenzialmente integra. I maggiori effetti, infatti, si riverberano sull’illuminazione pubblica e privata, sull’alimentazione delle industrie, ed in parte sulla rete internet, oltre che sulla distribuzione idrica. Sul piano militare, l’impatto è soprattutto sulla capacità di trasporto ferroviario, soprattutto perché l’Ucraina scarseggia di motrici diesel.
In ogni caso, non si può non sottolineare che, ancora una volta, la modalità offensiva russa eviti di colpire massicciamente obiettivi che avrebbero un ben più importante impatto sul piano bellico, ma che al tempo stesso danneggerebbero pesantemente le infrastrutture del paese. Non vi è sostanzialmente traccia, infatti, di attacchi a ponti stradali e ferroviari, a stazioni e nodi ferroviari, alle maggiori linee stradali di comunicazione.

Collasso?

Fondamentalmente, l’attacco all’infrastruttura elettrica dell’Ucraina si ripercuote su svariati piani, ben oltre quello strettamente militare. Innanzitutto, com’è ovvio, va a stressare la resistenza psicologica della popolazione, su cui già mordono le successive mobilitazioni (anche delle donne) militari, e ovviamente le enormi perdite registrate al fronte. E questo è un fattore decisivo per la leadership di Zelensky, perché nonostante il supporto statunitense, lo scarto enorme tra la sua propaganda vittoriosa e la realtà effettiva della guerra si fa più evidente, e non può che incrinarne il consenso. Incide inoltre sulla capacità economica del paese, perché rallenta o ferma le attività produttive, rende impossibile continuare con l’esportazione verso l’Europa di energia elettrica, e sostanzialmente mette a dura prova una struttura statale – già profondamente segnata dalla corruzione ben prima del conflitto – che al crescere delle difficoltà, nonché all’allontanarsi delle illusorie prospettive di vittoria, scivolerà sempre più verso il si salvi chi può. Le sempre più numerose e precise segnalazioni sul traffico d’armi (da ultimo, la scoperta di un elicottero da combattimento pronto per essere imbarcato ad Odessa), stanno ad indicare che anche adesso, e persino nelle forze armate, la ricerca del profitto personale, pur in una condizione di grave carenza di mezzi, prevale sul patriottismo.

Se, com’è prevedibile, la campagna missilistica continuerà anche durante i prossimi mesi, l’inverno approfondirà tutte le contraddizioni presenti all’interno della società e dello stato ucraino, potendo potenzialmente portare a spaccature ben più profonde e visibili. Ad oggi, le fonti ufficiali ucraine stimano che gli attacchi russi abbiano messo fuori uso il 40% del sistema elettrico nazionale. A questi ritmi, un altro mese significa arrivare al 70/80%, in pratica lo stop totale. Quanto potrebbe resistere il paese, in pieno inverno, in queste condizioni? Quali e quante potrebbero essere le spinte che si manifesterebbero, all’interno degli apparati statali e militari, oltre che nella società civile? È evidente che, in mancanza di risposte concrete, o quanto meno di credibili speranze, gli oltranzisti si troverebbero in difficoltà; e se da un lato comincerebbero ad affacciarsi pressioni per andare verso una trattativa, dall’altro è ben possibile che gli irriducibili nazionalisti potrebbero provare a scalzare l’attuale dirigenza politica, assumendo direttamente il controllo del paese e spingendolo ancora più oltre – probabilmente, con l’appoggio degli ultras della NATO, britannici in testa.

Senza denari non si canta messa

In tutto ciò, c’è come un grande assente, qualcosa che c’è e non  c’è come la fata Morgana… Che fine ha fatto l’offensiva ucraina su Kherson? La davano tutti per scontata per il mese di ottobre, comunque certamente prima delle elezioni di mid-term, ed effettivamente le premesse sembravano esserci tutte. I 10.000 militari ucraini addestrati in Gran Bretagna erano rientrati, c’era una grande concentrazione di mercenari in quel settore del fronte, le operazioni di reparti DRG (2) ucraini si susseguivano… persino – cosa ancor più significativa – i russi hanno evacuato gli abitanti della riva destra della città di Kherson e – pare – ora stiano evacuando anche quelli della riva sinistra. Insomma, tutto i segnali sul terreno indurrebbero ad aspettarsi che l’attacco fosse sferrato già da un po’. Invece nulla.
In effetti, era trapelato un certo malumore da parte delle formazioni di mercenari, che dovrebbero costituire la prima linea, a quanto pare insoddisfatte della copertura prevista. Ma, secondo le ultime indiscrezioni, parrebbe che l’offensiva non ci sarà proprio più – e ciò nonostante Kherson sia il nodo più strategico di tutti, in questa fase della guerra, e tutto sommato anche il più esposto, trovandosi a pochi chilometri dalla linea del fronte.

La notizia va presa con le molle, perché ovviamente potrebbe essere parte di una strategia di disinformazione, messa in atto proprio per favorire l’attacco; così come, del resto, anche l’evacuazione di Kherson potrebbe rispondere ad una strategia simile ma speculare, per indurre gli ucraini ad attaccare, attirandoli invece in una trappola. Di questo, avremo contezza nel giro di un paio di settimane al massimo. Di certo, l’unico fattore su cui potevano contare gli ucraini era quello della superiorità numerica, oltretutto – per una volta – con una buona quantità di truppe ben addestrate. Temporeggiare ha dato modo ai russi di far confluire un primo robusto contingente di truppe fresche, mentre nel giro di qualche settimana arriverà il grosso dei mobilitati e dei volontari – equivalenti a circa 225/230.000 mila uomini. In pratica, un raddoppio netto – sull’intera linea di contatto.
È vero che, nel frattempo, i russi hanno ripreso l’iniziativa, sia verso nord, dove stanno rosicchiando un po’ alla volta il terreno perso quest’estate, puntando a riprendersi Lyman, sia soprattutto sul fronte centrale, dove stanno per accerchiare Ugledar, combattono casa per casa a Bakhmut, e stanno per arrivare a Malinka, un’altra delle cittadelle fortificate che difendono quel settore. Gli ucraini hanno dovuto spostare lì delle riserve, per contenere l’avanzata russa, consapevoli che si tratta un po’ del loro ventre molle; se infatti i russi dovessero sfondare in quel settore del fronte, non avrebbero praticamente più ostacoli, e potrebbero dilagare verso ovest, tagliando fuori tutto il concentramento di truppe che premono su Kherson.

Secondo quanto si apprende, come detto prima, la ragione del mancato avvio dell’offensiva – anzi, del suo definitivo accantonamento – sarebbe molto semplice, e troverebbe riscontro con quanto si sapeva precedentemente, riguardo le reticenze dei mercenari. In effetti, gli ucraini non sarebbero in grado di concentrare lì una quantità sufficiente di artiglieria, e di sistemi anti-missile di copertura, necessari sia alla preparazione dell’attacco, sia al fuoco di controbatteria. Com’è noto, invece, la Russia mette in campo una notevole quantità di unità d’artiglieria, e soprattutto è in grado di reggere un volume di fuoco continuativo straordinario. Senza una sufficiente copertura, quindi, un eventuale attacco ucraino sarebbe destinato al massacro.
Il punto è che, come già segnalato in passato, ormai l’armamento delle forze armate di Kyev dipende interamente dalle forniture occidentali, che sono ormai pressoché giunte ad esaurimento. In certi casi, ci sono reparti ucraini equipaggiati con cannoni trainati della seconda guerra mondiale… Inoltre ci sono grossi problemi con il munizionamento. I tedeschi, sia pure a malincuore, hanno fornito i carri antiaerei Gepard, ma il munizionamento è prodotto dalla Svizzera, che rifiuta la consegna all’Ucraina per via della propria neutralità. L’Italia sta inviando i suoi obici semoventi M109L, ma non ha sufficienti munizioni da inviare. La grande varietà di proiettili da 155mm, non tutti utilizzabili da qualsiasi obice di quel calibro, sta generando grande confusione nella logistica, che non è abbastanza preparata a gestire gli standard NATO, col risultato di ridurre fortemente la capacità di utilizzo…

Insomma, i nodi stanno venendo al pettine. La verità, qui più volte segnalata, che la NATO non è attualmente attrezzata per una guerra d’attrito con la Russia, sta venendo prepotentemente alla luce. E senza armi non si combatte. Anche gli Stati Uniti, i più generosi in assoluto, per ovvi motivi, hanno esaurito la propria disponibilità in molti settori chiave, ed ormai ogni annuncio di nuove forniture è in effetti una promessa, poiché si tratta di armamenti e mezzi che vengono ordinati all’industria bellica americana, e che verranno consegnati – quando va bene – nel corso del 2023. L’Italia è già arrivata al capolinea, e non è più in grado di inviare null’altro che armamento leggero. La Germania nicchia, e comunque il parlamento ha votato per non aumentare le forniture – in pratica, per non dare null’altro che mezzi non offensivi.
E questo è il secondo, enorme problema che si pone all’Ucraina ed alla NATO. Il ritmo di consumo del conflitto è così intenso ed elevato, che la capacità occidentale di sostenerlo s’è già esaurita, mentre quella russa non accenna minimamente ad allentare. Inevitabilmente, quindi, per gli ucraini non resta che rinunciare a qualsiasi offensiva significativa, perché avrebbe comunque un costo insostenibile, e ripiegare su una strategia difensiva lungo tutta la linea, sperando che l’inverno li aiuti a contenere la pressione russa, destinata ad aumentare considerevolmente tra gennaio e febbraio, almeno fintanto che arrivino i primi ordinativi da parte dell’industria bellica americana.

I russi, per parte loro, sono chiaramente intenzionati a voltare pagina quanto prima. Naturalmente, ormai sono in ballo e non si tireranno indietro, ma la partita preferirebbero chiuderla prima della prossima estate. Per questo, nonostante tutto, continuano a mandare segnali di disponibilità. Difficilmente la NATO potrà evitare che, con l’arrivo della primavera, e la ripresa della piena mobilità sul campo, il raddoppio del potenziale russo sul fronte – che non è solo di uomini, ma anche di mezzi – non faccia sentire il suo peso schiacciante, così come sarà assai difficile, per l’Ucraina, reggere a mesi e mesi di tracollo strutturale, quale si sta delineando in conseguenza della distruzione progressiva della rete elettrica nazionale.
È probabile che continuino a cercare di colpire la Crimea, in quanto terra di cerniera, che i russi considerano suolo patrio più del Donbass, ma che Kyev può rivendicare come territorio da riconquistare. Oltretutto, per la NATO è strategicamente importante indebolire la posizione russa nel mar Nero. Ma l’unica vera chance, per l’occidente, a parte l’intervento diretto, sarebbe l’apertura di un secondo fronte, opzione al momento abbastanza difficile. Mentre la Russia impugna la spada di Damocle della concentrazione in Bielorussia, e la pur sempre possibile offensiva su Odessa.
In ogni caso, è nel corso del prossimo anno che vedremo probabilmente il passaggio decisivo. Resta solo da vedere in che direzione.


1 – In questi giorni, la Duma russa ha confermato che non c’è alcuna necessità di emanare provvedimenti specifici per sanzionare la renitenza alla chiamata alle armi, proprio in virtù del fatto che l’incidenza del fenomeno è stata insignificante. Del resto, e contemporaneamente alla mobilitazione, ben altri 15.000 uomini si sono presentati volontari.
2 – Con il termine gruppo di sabotaggio e ricognizione (in russo: Диверсионно-разведывательная группа, ДРГ?, traslitterato: Diversionno-razvedyvatel’naâ gruppa, DRG) si intende una formazione militare creata temporaneamente nella struttura delle forze speciali, utilizzata per il sabotaggio e la ricognizione dietro le linee nemiche in situazioni di guerra, con l’obiettivo di disorganizzare le retrovie, distruggere o disabilitare temporaneamente strutture industriali-militari, trasporti e comunicazioni, e raccogliere informazioni sul nemico.

https://giubberosse.news/2022/11/04/linee-di-frattura/

domenica 30 ottobre 2022

Il mito americano e il sacrificio europeo

 EUROPA, MULTINAZIONALI, POLITICA, USA

30 Ottobre 2022

Avrei voluto riprodurre il lunghissimo discorso di Putin tenuto al Valdai Club nel quale il presidente russo disegna un mondo di Paesi sovrani che collaborano tra di loro al posto di un globalismo che crea enormi ingiustizie sociali, ma purtroppo non ho ancora una traduzione affidabile e così mi concentrerò sul suo contrario ovvero sul mito americano, su cui si è costruito il mondo attuale e che ha potentemente contribuito a far sopportare agli europei l’occupazione  militare e adesso ad immolarci agli interessi egemonici degli Usa. Come scrisse Thomas Friedman”La mano nascosta del mercato non funzionerà mai senza il pugno nascosto. McDonald’s non può prosperare senza McDonnell Douglas “. Ovvero la potenza militare. In effetti se si va a vedere attraverso la filigrana di un mito diffuso dalla comunicazione che in occidente è sempre stata a prevalenza Usa, gli Stati Uniti sarebbero la vetrina del capitalismo con una  competitività senza pari e una capacità tecnologica inarrivabile.  Come dimostrano anche i casi di Alexander Graham Bell che non ha inventato il telefono, di Thomas Edison che, per sua stessa ammissione, non ha mai inventato nulla – compresa la lampadina che era già stata commercializzata prima in Germania e poi in Gran Bretagna, dei fratelli Wright che non furono mai i primi ad avere il volo a motore, Si tratta solo di leggenda: se si vanno ad esaminare i dati le principali società statunitensi hanno avuto successo non grazie a un vantaggio competitivo, ma grazie alle pressioni e alle minacce provenienti dal Dipartimento di Stato e dalla forza.

Nonostante questo enorme vantaggio competitivo, sia pure estraneo ai veri fattori di mercato, molti giganti hanno dimostrato di avere di piedi di argilla: Xerox una volta era quasi l’unico produttore di fotocopiatrici al mondo. Kodak una volta era quasi l’unico produttore al mondo di fotocamere non professionali e pellicole fotografiche; Dove sono oggi Xerox e Kodak? Più recentemente, Motorola è stato il principale produttore di telefoni cellulari; Dov’è Motorola oggi? La RCA Victor  è stata uno dei maggiori produttori di televisori al mondo. Dove puoi acquistare un televisore RCA oggi? Dove sono le grandi compagnie aeree Pan Am World Airways. Twa e Continental Airlines ? Dove sono EF Hutton , General Foods, RCA, DEC, Compaq ? Dove sono American Motors, Bethlehem Steel, Polaroid  e tante altre? Finite perché non potevano affrontare una concorrenza effettiva. E tuttavia noi ogni giorno sentiamo sermoni tecnologici e futuristici da parte del signor Elon Musk il quale in pratica sostiene di aver inventato l’auto elettrica con la Tesla: ma molti brevetti sono stati acquisiti da quelli della Peugeot Citroen degli anni ’80 e ’90, mentre le batterie erano fino a poco tempo costituite da pacchi di comuni pile al litio 18650 rigorosamente costruite in Cina? Per non parlare dei satelliti inviati in orbita grazie a vecchi motori a razzo dell’era sovietica. Ma se una cosa è americana non può che essere eccezionale. Boeing sarebbe sparita  se non fosse stato per gli ingenti sussidi che riceve dal governo degli Stati Uniti. È vero che anche l’Airbus riceve sussidi, ma Boeing è sostenuta da miliardi di borse di ricerca militari statunitensi a fronte delle quali può applicare gran parte delle sue spese correnti. General electric un tempo era il più grande produttore di elettrodomestici, luci e apparecchi di illuminazione. Dov’è oggi? Trasformata in una società finanziaria, espulsa da tutti i mercati di consumo perché non poteva competere-Lo stesso accade per le tre principali case automobilistiche statunitensi si trovano nella stessa posizione. Chrysler è già fallita tre volte ed è stata infine salvata immolando la Fiat e con essa la maggiore industria italiana.  General Motors è fallita ed è stata risparmiata solo da  60 miliardi di iniezioni di contanti dai governi statunitense e canadese, denaro che non sarà mai recuperato. E nonostante ciò, GM sarebbe comunque scomparsa dalla terra se non fosse stato per le sue vendite in Cina – che ora sono tre volte le vendite di GM nel proprio paese.

Ogni volta che per qualche motivo gli Usa e le sue corporation sono state esposte alla concorrenza  reale sono scomparse o sopravvivono grazie ai susssidi o al protezionismo che non viene tuttavia tollerato altrove, Quando le automobili giapponesi e tedesche furono finalmente ammesse nel mercato statunitense a parità di condizioni, le case automobilistiche americane per lo più entrarono in una lunga scivolata verso il fallimento, perché non potevano competere. Quasi tutti i computer e i dispositivi elettronici venduti oggi negli Stati Uniti sono un marchio straniero perché gli americani non potevano competere quando il campo di gioco era livellato. I telefoni scadenti di Motorola hanno avuto un grande successo fino a quando Nokia e altri non sono entrati nel mercato statunitense. Harley-Davidson esiste solo a causa di una tassa di importazione del 50% sulle motociclette concorrenti per buona pace di quegli idioti che se vanno in giro orgogliosi di avere la moto di Nando Mericoni, praticamente un motore da utilitaria di fascia bassa montato su due ruote; Ford sarebbe anche in bancarotta se non fosse per la pesante tassa protezionistica sugli autocarri leggeri. Le compagnie di telefonia mobile e gli ISP americani scomparirebbero nei tribunali fallimentari entro un anno se le società straniere fossero autorizzate a entrare nel mercato. E Cisco, il grande campione americano di infrastrutture Internet, entro tre mesi sarebbe ridotto ad assemblare Playstation se  Sony e  Huawei avessero  libero accesso al mercato statunitense. Tanto per capire in che mondo siamo fino a poco tempo fa le sim card non potevano essere tolte dai cellulari e sostituite con quelle di un altra compagnia: pena 500 mila dollari di multa e dieci anni di carcere. che sarebbero stati volentieri inflitti da uno dei tanti giudici corrotti che mandano la gente nelle galere private che sono diventate tra le aziende più redditizie del Paese. Questo per non parlare poi della vera e propria rapina dei brevetti che è stata esercitata tramite sistemi spionistici, attraverso ricatti e alle volta con l’inganno: se si presentava all’ufficio brevetti americano ( passo indispensable per ottenere una reale protezione) qualcosa di particolarmente interessante salva fuori dopo qualche tempo che qualcosa di simile era già stato brevettato.

E’ pur vero che esistono aziende americane che sembrano avere un successo planetario e che sono diventate una speci di monopolista: parliamo di Goggle, Facebook, Microsoft, ma andando a scavare si tratta di giganti che hanno avuto un’eccezionale aiuto dal governo, dal dipartimento di stato e dalla Cia. . Google per esempio è di fatto un ramo dell’agenzia spionistica .

Nonostante tutta la propaganda mitica, gli americani non hanno mai dato molto valore a una forza lavoro qualificata e la qualità delle merci americane lo riflette da 200 anni. L’apparenza spesso vince sulla qualità, mentre le applicazioni tecnologiche sono spesso usate solo per diminuire i costi. Ma questo accade anche nel campo delle idee dove si confonde la democrazia con i cosiddetti diritti umani il cui tipo e la cui natura viene detta dall’alto attraverso i mass media e la comunicazione e dove si scambiano addirittura per marxismo le distopie dei super ricchi, cosa che purtroppo  avviene anche in Europa ormai intellettualmente corrotta dove pure qualche rara persona si è data la pena di leggere Marx e di non avere appreso la sua dottrina al bar sotto casa. Che l’idea di uguaglianza possa essere appaiata alla più radicale visione di disuguaglianza è davvero un’offesa all’intelligenza. Ma questo deriva anche dalla catastrofica situazione dell’istruzione che purtroppo – a causa della mitologia americana – è stata seguita anche in Europa, abbassando quasi immediatamente il livello di sapere e soprattutto di sapere critico.  Il ritardo nell’adottare un modello perdente giustifica però il desiderio americano di rubare gli ultini cervelli europei perché con quelli autoctoni sono ormai fuori gara.

Solo in una cosa gli americani eccellono nella propaganda e al tempo stesso nella capacità di introiettarla e di farla funzionare con i Paesi sottomessi e già iniziati al mito. Valga per tutte la storia dei super compter che la stampa americana  pubblicizzava, creando anche degli elenchi e delle classifiche dei più veloci. Poi un giorno i cinesi hanno prodotto un supercomputer due volte più veloce degli analoghi americani e improvvisamente ciò che adesso contava non era più la velocità, bensì il fatto che i supercomputer cinesi utilizzavano anche componenti americani: dunque gli Usa erano sempre e comunque in testa. Così gli ingegneri cinesi hanno progettato i propri microprocessori e prodotto un supercomputer cinque volte più veloce del meglio che gli americani potevano gestire e improvvisamente il tema supercomputer è scomparso dai radar dei media, anche se poi l’Nsa ha lanciato migliaia di attacchi hacking.  Ecco ciò per cui ci stiamo o suicidando. er una favola.

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lunedì 17 ottobre 2022

Ucraina: fino alla vittoria?



Zelensky, Stati Uniti, Europa non parlano più di trattative.

Ormai era chiaro almeno da agosto, ma adesso Zelensky l’ha dichiarato apertamente: per lui, l’unica via per finire la guerra sono le armi, confermando il suo recente “avanti : fino alla vittoria”.
Perché il leader ucraino ha abbandonato ogni parola che si richiami a una trattativa di pace? Perché l’hanno abbandonata in primis tutti i governi occidentali. Cosa dovrebbe pensare Zelensky? Questi gli inviamo armi e non parlano più da tempo di trattativa, tutti proni sulla linea angloamericana che coerentemente non ha mai parlato di pace,fin dall’inizio. Quindi giustamente lui interpreta questo atteggiamento, come un incondizionato sostegno alla sua guerra fino alla vittoria.
Sta quindi sempre più prevalendo in Occidente, una non dichiarata politica che vuole usare il nazionalismo esasperato del governo ucraino, sostenuto del resto dalla maggioranza del suo popolo, per sconfiggere la Russia col combinato disposto armi e sanzioni.
Questo gioco d ‘azzardo occidentale sembra poter avere due conclusioni: la caduta di Putin e la sconfessione del suo tentativo di porre fine a questi otto anni di guerra con l’invasione dell’Ucraina, oppure con l’escalation militare da parte Russa protraendo la guerra e impiegando per intero le sue forze armate.
Osservate chi sostiene di fatto la linea di Zelensky per una vittoria finale con anni e anni di guerra, distruggendo la nostra economia, impoverendo l’ Europa e causando decine di migliaia di morti e chi vorrebbe fermare l invio di armi e condizionare gli aiuti ad una reale trattativa di pace dove si riconoscano i diritti delle minoranze ucraine filo Russe. E se ben ricordate, quando avvenne l’invasione russa, questa era la linea prevalente in Europa, prima di cedere alla volontà egemoniche statunitensi.

martedì 11 ottobre 2022

ALL’ALBA È RICOMINCIATO IL BOMBARDAMENTO RUSSO DELLE INFRASTRUTTURE UKRAINE.

11 Ottobre 2022




Missili e droni in partenza dalla flotta del Mar Nero e da TU-95 in volo sul Caspio hanno colpito la centrale di Ladyzhynska a Vinnitsa. Si denunciano attacchi anche su Kiev, Odessa, Zaporozhye, Ochakiv, Nikolaev, Krivoy Rog. Allarme aereo su tutta l’Ukraina. Le ambasciate ancora presenti a Kiev hanno ricevuto l’ordine di evacuazione.

https://t.me/giorgiobianchiphotojournalist


domenica 2 ottobre 2022

Putin: discorso dal futuro

 2 Ottobre2022



Quasi mai l’ingresso in una nuova epoca ha il suo fulcro in un discorso politico, ma quando accade è giusto che quel discorso venga riportato integralmente in maniera da fissarlo dentro il flusso della dialettica storica: ecco perché mi sono preso la briga di tradurre, ovviamente con l’aiuto di diversi amici, il discorso integrale di Putin del 30 settembre che  già di per sé è difficile da reperire nell’occidente della libertà perduta, delle censure, delle guerre, delle stragi, e della infame retorica intorno a una democrazia inesistente. Per la prima volta in modo chiaro e ufficiale l’Occidente viene smascherato nei suoi obiettivi, nei suoi metodi e nelle sue bugie  come mai era accaduto in precedenza. Forse a qualcuno riferirsi a questo straordinario discorso da nuovo mondo che sta nascendo darà fiducia che non tutto è perduto, che non tutto è stupido e crudele come Biden e come un progetto imperiale che va marcendo nell’ignominia. Un poeta tedesco dell’Ottocento riferendosi all’invasione degli Unni e allo scontro con il generale Ezio, scrisse due versi di speranza: “Dio salvi il mondo e l’universo intero/ soldati dell’impero scendono ancora in campo”. Oggi è tutto diverso sono quei soldati di un impero degenerato a limitare le nostre possibilità di salvezza e bisogna guardare da tutt’altra parte per vedere vita, lavoro, futuro.   Ed ecco il testo a cui go sottratto solo alcune ripetizioni di natura retorica ineliminabili in un discorso politico :

“Cittadini della Russia, cittadini delle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, residenti delle regioni di Zaporozhye e Kherson, deputati della Duma di Stato, senatori della Federazione Russa, come sapete, si sono tenuti referendum nelle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk e nelle regioni di Zaporozhye e Kherson. Le schede sono state contate e sono stati annunciati i risultati. Le persone hanno fatto la loro scelta inequivocabile. Oggi firmeremo trattati sull’adesione della Repubblica popolare di Donetsk, della Repubblica popolare di Lugansk, della regione di Zaporozhye e della regione di Kherson alla Federazione Russa. Non ho dubbi che l’Assemblea federale sosterrà le leggi costituzionali sull’adesione alla Russia e l’istituzione di quattro nuove regioni, le nostre nuove entità costitutive della Federazione Russa, perché questa è la volontà di milioni di persone.

È senza dubbio un loro diritto, un diritto intrinseco sancito dall’articolo 1 della Carta delle Nazioni Unite, che sancisce direttamente il principio della parità dei diritti e dell’autodeterminazione dei popoli. Ripeto, è un diritto intrinseco del popolo. Si basa sulla nostra affinità storica, ed è quel diritto che ha portato alla vittoria generazioni di nostri predecessori, coloro che hanno costruito e difeso la Russia per secoli dal periodo dell’antica Rus’. Qui a Novorossiya, Pyotr Rumyantsev, Alexander Suvorov e Fyodor Ushakov combatterono le loro battaglie, e Caterina la Grande e Grigory]Potyomkin fondarono nuove città. I nostri nonni e bisnonni hanno combattuto qui ad oltranza durante la Grande Guerra Patriottica. Ricorderemo sempre gli eroi della Primavera russa, coloro che hanno rifiutato di accettare il colpo di stato neonazista in Ucraina nel 2014, tutti coloro che sono morti per il diritto di parlare la propria lingua madre, di preservare la propria cultura, tradizioni e religione e per il diritto stesso di vivere. Ricordiamo i soldati del Donbass, i martiri della “Odessa Khatyn”, vittime di attentati disumani del regime di Kiev. Commemoriamo volontari e miliziani, civili, bambini, donne, anziani, russi, ucraini, persone di varie nazionalità; il leader popolare di Donetsk Alexander Zakharchenko; i comandanti militari Arsen Pavlov e Vladimir Zhoga, Olga Kochura e Alexei Mozgovoy; il procuratore della Repubblica di Lugansk Sergei Gorenko; paracadutista Nurmagomed Gadzhimagomedov e tutti i nostri soldati e ufficiali morti da eroe durante l’operazione militare speciale. Sono eroi. Eroi della grande Russia. Per favore, unistevi a me in un minuto di silenzio per onorare la loro memoria.

Dietro la scelta di milioni di residenti nelle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, nelle regioni di Zaporozhye e Kherson, c’è il nostro destino comune e la nostra storia millenaria. Le persone hanno trasmesso questa connessione spirituale ai loro figli e nipoti. Nonostante tutte le prove che hanno sopportato, hanno portato l’amore per la Russia nel corso degli anni. Questo è qualcosa che nessuno può distruggere. Ecco perché sia ​​le generazioni più anziane che i giovani – quelli nati dopo il tragico crollo dell’Unione Sovietica – hanno votato per la nostra unità, per il nostro futuro collettivo. Nel 1991 a Belovezhskaya Pushcha, i rappresentanti dell’élite del partito di quel tempo presero la decisione di porre fine all’Unione Sovietica, senza chiedere ai cittadini comuni cosa volessero, e le persone si trovarono improvvisamente tagliate fuori dalla loro patria. Questo ha fatto a pezzi e smembrato la nostra comunità nazionale e ha innescato una catastrofe. Proprio come il governo ha delimitato silenziosamente i confini delle repubbliche sovietiche, agendo dietro le quinte dopo la rivoluzione del 1917, gli ultimi leader dell’Unione Sovietica, contrariamente all’espressione diretta della volontà della maggioranza del popolo nel referendum del 1991, hanno distrutto il nostro grande paese, e hanno semplicemente fatto sì che il popolo delle ex repubbliche si trovassero di fronte a un fatto compiuto.

Posso ammettere che quegli ultimi leader  non sapessero nemmeno cosa stavano facendo e quali conseguenze avrebbero avuto le loro azioni. Ma non importa adesso. Non c’è più l’Unione Sovietica; non possiamo tornare al passato. In realtà, la Russia oggi non ne ha più bisogno; questa non è la nostra ambizione. Ma non c’è niente di più forte della determinazione di milioni di persone che, per cultura, religione, tradizioni e lingua, si considerano parte della Russia, i cui antenati hanno vissuto per secoli in un unico paese. Non c’è niente di più forte della loro determinazione a tornare nella loro vera patria storica.

Per otto lunghi anni, le persone nel Donbass sono state sottoposte a genocidi, bombardamenti e blocchi; in Kherson e Zaporozhye, è stata perseguita una politica criminale per coltivare l’odio per la Russia, per tutto ciò che è russo. Anche ora, durante i referendum, il regime di Kiev ha minacciato di rappresaglie e di morte le insegnanti, le donne che lavoravano nelle commissioni elettorali. Kiev ha minacciato di repressione milioni di persone che sono venute ad esprimere la loro volontà. Ma la gente di Donbass, Zaporozhye e Kherson non ha avuto timore e ha detto la sua.

Voglio che le autorità di Kiev e i loro veri gestori in Occidente mi ascoltino ora, e voglio che tutti lo ricordino: le persone che vivono a Lugansk e Donetsk, a Kherson e Zaporozhye sono diventate nostri cittadini, per sempre. Chiediamo al regime di Kiev di cessare immediatamente il fuoco e tutte le ostilità; per porre fine alla guerra scatenata nel 2014 e tornare al tavolo delle trattative. Siamo pronti per questo, come abbiamo detto più di una volta. Ma la scelta delle persone a Donetsk, Lugansk, Zaporozhye e Kherson non sarà discussa. La decisione è stata presa e la Russia non la tradirà. . Le attuali autorità di Kiev dovrebbero rispettare questa libera espressione della volontà popolare; Non c’è altro modo. Questo è l’unico modo per la pace.

Difenderemo la nostra terra con tutte le forze e le risorse che abbiamo e faremo tutto il possibile per garantire la sicurezza della nostra gente. Questa è la grande missione liberatrice della nostra nazione. Ricostruiremo sicuramente le città e i paesi distrutti, gli edifici residenziali, le scuole, gli ospedali, i teatri ei musei. Ripristineremo e svilupperemo imprese industriali, fabbriche, infrastrutture, nonché i sistemi di sicurezza sociale, pensionistico, sanitario e scolastico. Lavoreremo sicuramente per migliorare il livello di sicurezza. Insieme faremo in modo che i cittadini delle nuove regioni possano sentire il sostegno di tutto il popolo della Russia, dell’intera nazione, di tutte le repubbliche, i territori e le regioni della nostra vasta Patria.

Oggi vorrei rivolgermi ai nostri soldati e ufficiali che partecipano all’operazione militare speciale, ai combattenti del Donbass e della Novorossiya, a coloro che si sono recati agli uffici di reclutamento militare dopo aver ricevuto un foglio di convocazione ai sensi dell’ordine esecutivo di mobilitazione parziale, e coloro che lo hanno fatto volontariamente, rispondendo alla chiamata del loro cuore. Vorrei rivolgermi ai loro genitori, mogli e figli, per dire loro per cosa sta combattendo il nostro popolo, a che tipo di nemico ci troviamo di fronte e chi sta spingendo il mondo in nuove guerre e crisi e trae da questa tragedia sanguinosi benefici.

I nostri compatrioti, i nostri fratelli e sorelle in Ucraina che fanno parte del nostro popolo unito hanno visto con i propri occhi ciò che la classe dirigente del cosiddetto Occidente ha preparato per l’umanità nel suo insieme. Hanno lasciato cadere le loro maschere e hanno mostrato di cosa sono fatte veramente. Quando l’Unione Sovietica è crollata, l’Occidente ha deciso che il mondo e tutti noi avremmo acconsentito permanentemente ai suoi dettami. Nel 1991, l’Occidente pensava che la Russia non si sarebbe mai rialzata dopo tali shock e sarebbe crollata da sola. Questo è quasi successo. Ricordiamo gli orribili anni ’90, affamati, freddi e senza speranza. Ma la Russia rimase in piedi, prese vita, si rafforzò e occupò il posto che le spettava nel mondo. Nel frattempo, l’Occidente ha continuato e continua a cercare un’altra possibilità per colpirci, indebolire e disgregare la Russia,  hanno sempre sognato, dividere il nostro stato e mettere i nostri popoli l’uno contro l’altro e condannarli alla povertà ed estinzione. Non possono stare tranquilli sapendo che esiste un paese così grande con questo vasto territorio nel mondo, con le sue ricchezze naturali, risorse e persone che non possono e non vogliono eseguire gli ordini di qualcun altro.

L’Occidente è pronto a varcare ogni confine per preservare il sistema neocoloniale che gli permette di vivere del mondo, di depredarlo grazie al dominio del dollaro e della tecnologia, di riscuotere un vero e proprio tributo dall’umanità, di estrarne la fonte primaria di prosperità immeritata, l’affitto pagato all’egemone. La conservazione di questa rendita è la loro motivazione principale, reale e assolutamente egoistica. Questo è il motivo per cui la desovranizzazione totale è nel loro interesse. Questo spiega la loro aggressività verso stati indipendenti, valori tradizionali e culture autentiche, i loro tentativi di minare i processi internazionali e di integrazione, nuove valute globali e centri di sviluppo tecnologico che non possono controllare. È di fondamentale importanza per loro costringere tutti i paesi a cedere la loro sovranità agli Stati Uniti. In alcuni paesi, le élite al potere accettano volontariamente di farlo, accettano volontariamente di diventare vassalli; altri vengono corrotti o intimiditi. E se questo non funziona, distruggono interi stati, lasciando dietro di sé disastri umanitari, devastazioni, rovine, milioni di vite umane distrutte e dilaniate, enclavi terroristiche, zone disastrate sociali, protettorati, colonie e semicolonie. A loro non importa. Tutto ciò a cui tengono è il proprio vantaggio. Voglio sottolineare ancora una volta che la loro insaziabilità e determinazione a preservare il loro dominio illimitato sono le vere cause della guerra ibrida che l’Occidente collettivo sta conducendo contro la Russia. Non vogliono che siamo liberi; vogliono che siamo una colonia. Non vogliono una cooperazione paritaria; vogliono saccheggiare. Non vogliono vederci una società libera, ma una massa di schiavi senz’anima.

Vedono il nostro pensiero e la nostra filosofia come una minaccia diretta. Ecco perché prendono di mira i nostri filosofi per l’assassinio. La nostra cultura e arte rappresentano un pericolo per loro, quindi stanno cercando di vietarle. Anche il nostro sviluppo e la nostra prosperità sono una minaccia per loro perché la concorrenza è in crescita. Vorrei ricordarvi che in passato le ambizioni di dominio del mondo si sono ripetutamente infrante contro il coraggio e la resilienza del nostro popolo. La Russia sarà sempre la Russia. Continueremo a difendere i nostri valori e la nostra Patria. L’Occidente conta sull’impunità, sulla capacità di farla franca. In realtà, questo era effettivamente il caso fino a poco tempo fa. Gli accordi di sicurezza strategica sono stati cestinati; gli accordi raggiunti al più alto livello politico sono stati dichiarati favole; le ferme promesse di non espandere la NATO a est hanno lasciato il posto a sporchi inganni non appena i nostri ex leader li hanno accettati; la difesa missilistica, i trattati sui missili a medio e corto raggio sono stati smantellati unilateralmente con pretesti inverosimili. E tutto ciò che sentiamo è che l’Occidente insiste su un ordine basato su regole.  Chi ha mai visto queste regole? Chi le approvate? Questo è solo un sacco di sciocchezze, un totale inganno, fatto di doppi o anche tripli standard! Devono pensare che siamo stupidi.

La Russia è una grande potenza millenaria, un’intera civiltà, e non vivrà secondo regole false e improvvisate.

È stato il cosiddetto Occidente a calpestare il principio dell’inviolabilità dei confini, e ora sta decidendo, a sua discrezione, chi ha diritto all’autodeterminazione e chi no. Non è chiaro su cosa si basino le loro decisioni o chi abbia dato loro il diritto di decidere. Ecco perché la scelta delle persone in Crimea, Sebastopoli, Donetsk, Lugansk, Zaporozhye e Kherson li fa arrabbiare così tanto. L’Occidente non ha alcun diritto morale di pesare, o anche solo di pronunciare una parola sulla libertà di democrazia. Le élite occidentali non solo negano la sovranità nazionale e il diritto internazionale. La loro egemonia ha pronunciato tratti di totalitarismo, dispotismo e apartheid. Dividono sfacciatamente il mondo nei loro vassalli – i cosiddetti paesi civili – e tutto il resto, che, secondo i disegni dei razzisti occidentali di oggi, dovrebbe essere aggiunto alla lista dei barbari e dei selvaggi. False etichette come “paese canaglia” o “regime autoritario” sono già disponibili e vengono utilizzate per stigmatizzare intere nazioni e stati, il che non è una novità. Non c’è niente di nuovo in questo: in fondo, le élite occidentali sono rimaste le stesse dell’era della colonizzazione: discriminano e dividono le persone  in livelli di privilegio.  Non abbiamo mai acconsentito e non acconsentiremo mai a tale nazionalismo politico e razzismo. Cos’altro, se non il razzismo,  sta diffondendo la russofobia nel mondo? Cos’è se non razzismo, la convinzione dogmatica dell’Occidente che la sua civiltà e la sua cultura neoliberista siano un modello indiscutibile da seguire per il mondo intero? “O sei con noi o contro di noi.”

Le élite occidentali stanno persino spostando il pentimento per i propri crimini storici su tutti gli altri, chiedendo che i cittadini dei loro paesi e altri popoli confessino cose con cui non hanno nulla a che fare, ad esempio, il periodo delle conquiste coloniali. Vale la pena ricordare all’Occidente che iniziò la sua politica coloniale nel medioevo, seguita dalla tratta mondiale degli schiavi, dal genocidio delle tribù indiane in America, dal saccheggio dell’India e dell’Africa, dalle guerre di Inghilterra e Francia contro la Cina, che  fu costretta ad aprire i suoi porti al commercio dell’oppio. Quello che hanno fatto è stato accaparrarsi terre e risorse altrui. Ciò è contrario alla natura umana, alla verità, alla libertà e alla giustizia.

Mentre noi  siamo orgogliosi che nel 20 ° secolo il nostro Paese abbia guidato il movimento anticoloniale, che abbia aperto opportunità a molti popoli di fare progressi, di ridurre la povertà e la disuguaglianza e sconfiggere la fame e le malattie. Per sottolineare, una delle ragioni della secolare russofobia, la palese animosità delle élite occidentali verso la Russia è proprio il fatto che non abbiamo permesso loro di derubarci durante il periodo delle conquiste coloniali e abbiamo costretto gli europei a commerciare con noi su termini reciprocamente vantaggiosi. Ciò è stato ottenuto creando un forte stato centralizzato in Russia, che è cresciuto e si è rafforzato sulla base dei grandi valori morali del cristianesimo ortodosso, dell’Islam, dell’ebraismo e del buddismo, nonché della cultura russa e della parola russa aperta a tutti.

C’erano numerosi piani per invadere la Russia. Tali tentativi furono fatti durante il 17 ° secolo e nel periodo dopo la rivoluzione del 1917. Tutti questi tentativi hanno fallito. L’Occidente è riuscito a impadronirsi della ricchezza della Russia solo alla fine del 20 ° secolo, quando lo stato venne quasi totalmente distrutto. Ci chiamavano amici e partner, ma ci trattavano come una colonia, usando vari schemi per pompare trilioni di dollari fuori dal paese. Noi ricordiamo. Non abbiamo dimenticato nulla.

I paesi occidentali affermano da secoli che portano libertà e democrazia ad altre nazioni. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Invece di portare la democrazia hanno oppresso e sfruttato, e invece di dare la libertà hanno reso schiavi. Il mondo unipolare è intrinsecamente antidemocratico e non libero; è falso e ipocrita in tutto e per tutto. Gli Stati Uniti sono l’unico paese al mondo che ha usato armi nucleari due volte, distruggendo le città di Hiroshima e Nagasaki in Giappone. E hanno creato un precedente. Ricordiamo che durante la seconda guerra mondiale gli Stati Uniti e la Gran Bretagna ridussero in macerie Dresda, Amburgo, Colonia e molte altre città tedesche, senza la minima necessità militare. Fu fatto ostentatamente e, ripeto, senza alcuna necessità militare. Avevano un solo obiettivo, come con il bombardamento nucleare delle città giapponesi: intimidire il nostro Paese e il resto del mondo. Gli Stati Uniti hanno lasciato una profonda cicatrice nella memoria del popolo di Corea e Vietnam con i loro bombardamenti a tappeto e l’uso del napalm e delle armi chimiche.

In realtà hli Usa continuano ad occupare Germania, Giappone, Repubblica di Corea e altri paesi, che cinicamente chiamano uguali e alleati. Guarda ora, che tipo di alleanza è quella? Il mondo intero sa che gli alti funzionari di questi paesi vengono spiati e che i loro uffici e persino  le loro case sono intercettati. È una disgrazia, una disgrazia per chi fa questo e per coloro che, come schiavi, ingoiano silenziosamente e docilmente questo comportamento arrogante. Definiscono  gli ordini e le minacce che fanno ai loro vassalli chiamandoli solidarietà euro-atlantica, mentre la creazione di armi biologiche e l’uso di cavie umane anche in Ucraina, viene battezzata come nobile ricerca medica. Sono le loro politiche distruttive, guerre e saccheggi che hanno scatenato la massiccia ondata di migranti di oggi. Milioni di persone subiscono difficoltà e umiliazioni o muoiono a migliaia mentre cercano di raggiungere l’Europa.

Ora stanno esportando grano dall’Ucraina. Dove lo stanno portando con il pretesto di garantire la sicurezza alimentare dei paesi più poveri? Dove sta andando? Lo stanno portando negli stessi paesi europei. Solo il cinque per cento è stato consegnato ai paesi più poveri. Ancora tradimenti e nudi inganni di nuovo. In effetti, l’élite americana sta usando la tragedia di queste persone per indebolire i suoi rivali, per distruggere gli stati nazione. Questo vale per l’Europa e per le identità di Francia, Italia, Spagna e altri paesi con storie secolari.

Washington chiede sempre più sanzioni contro la Russia e la maggioranza dei politici europei obbedientemente la asseconda. Capiscono chiaramente che spingendo l’UE a rinunciare completamente all’energia russa e ad altre risorse, gli Stati Uniti stanno praticamente spingendo l’Europa verso la deindustrializzazione nel tentativo di mettere le mani sull’intero mercato europeo. Queste élite europee capiscono tutto,  ma preferiscono servire gli interessi degli altri. Questo non è più servilismo, ma tradimento diretto del proprio popolo. E ora gli anglosassoni ritengono che le sanzioni non siano più sufficienti e si sono rivolti alla sovversione. Sembra incredibile ma è un dato di fatto: provocando esplosioni sui gasdotti internazionali di Nord Stream che passano lungo il fondo del Mar Baltico, hanno di fatto avviato la distruzione dell’intera infrastruttura energetica europea. È chiaro a tutti coloro chi ci guadagna.  Coloro che ne beneficiano sono responsabili, ovviamente.

I dettami degli USA sono sostenuti dalla legge del più forte. A volte è ben confezionata, a volte non c’è alcun involucro, ma l’essenza è la stessa: la legge del più forte  Da qui il dispiegamento e il mantenimento di centinaia di basi militari in tutti gli angoli del mondo, l’espansione della NATO e i tentativi di mettere insieme nuove alleanze militari, come AUKUS e simili. Molto è stato fatto per creare una catena politico-militare Washington-Seoul-Tokyo. Tutti gli stati che possiedono o aspirano a un’autentica sovranità strategica e sono in grado di sfidare l’egemonia occidentale, vengono automaticamente dichiarati nemici. Questi sono i principi che stanno alla base delle dottrine militari USA e NATO che richiedono il dominio totale. Le élite occidentali presentano i loro piani neocoloniali con la stessa ipocrisia, rivendicando intenzioni pacifiche, parlando di una sorta di deterrenza. Questa parola evasiva migra da una strategia all’altra, ma in realtà significa solo una cosa: minare qualsiasi centro di potere sovrano. Abbiamo già sentito parlare della deterrenza di Russia, Cina e Iran. Credo che i prossimi in linea siano altri paesi dell’Asia, dell’America Latina, dell’Africa e del Medio Oriente, così come gli attuali partner e alleati degli Stati Uniti. Dopotutto, sappiamo che quando sono dispiaciuti, introducono sanzioni anche contro i loro alleati, contro questa o quella banca o azienda. Questa è la loro pratica e la amplieranno.

Allo stesso tempo, l’Occidente è chiaramente impegnato da molto tempo in un pio desiderio. Lanciando la guerra lampo delle sanzioni contro la Russia, ad esempio, ha pensato di poter schierare ancora una volta il mondo intero al proprio comando. A quanto pare, tuttavia, tale  prospettiva non entusiasma tutti, a parte i masochisti politici e gli ammiratori di altre forme non convenzionali di relazioni internazionali. La maggior parte degli stati si rifiuta di obbedire  e sceglie invece la strada ragionevole della cooperazione con la Russia. L’Occidente chiaramente non si aspettava una tale insubordinazione. Si è semplicemente abituato ad agire secondo un modello, ad accaparrarsi ciò che vuole , con ricatti, tangenti, intimidazioni e si è convinti che questi metodi avrebbero funzionato per sempre,  Tale fiducia in se stessi è un prodotto diretto non solo del famigerato concetto di eccezionalismo – sebbene non smetta mai di stupire – ma anche della vera “fame di informazione” in Occidente. La verità è stata affogata in un oceano di miti, illusioni e falsi, usando una propaganda estremamente aggressiva, mentendo come Goebbels. Più incredibile è la bugia, più velocemente le persone ci crederanno: è così che operano, secondo questo principio.

Ma le persone non possono essere nutrite con dollari ed euro stampati. Non puoi dar loro da mangiare  quei pezzi di carta e la capitalizzazione virtuale e gonfiata delle società di social media occidentali non può riscaldare le loro case: non puoi nutrire nessuno con la carta, hai bisogno di cibo; e non puoi riscaldare la casa di nessuno con queste capitalizzazioni gonfiate: hai bisogno di energia. Ecco perché i politici in Europa devono convincere i propri concittadini a mangiare di meno, a farsi la doccia meno spesso e a vestirsi più caldi a casa. mentre  quelli che iniziano a fare domande giuste come “Perché è così, in effetti?” vengono subito dichiarati nemici, estremisti e radicali. Indicano la Russia e dicono: questa è la fonte di tutti i tuoi guai. Altre bugie. Voglio sottolineare in particolare il fatto che ci sono tutte le ragioni per credere che le élite occidentali non cercheranno vie d’uscita costruttive dalla crisi alimentare ed energetica globale di cui sono responsabili a causa di la loro politica a lungo termine, che risale a molto prima della nostra operazione militare speciale in Ucraina, nel Donbass. Non hanno alcuna intenzione di risolvere i problemi dell’ingiustizia e della disuguaglianza.

E qui è importante ricordare che l’Occidente si è salvato dalle sfide dell’inizio del XX scolo  con la prima guerra mondiale. I profitti della seconda guerra mondiale hanno aiutato gli Stati Uniti a superare finalmente la Grande Depressione e a diventare la più grande economia del mondo, a imporre al pianeta il potere del dollaro come valuta di riserva globale. E dalla crisi degli anni ’80  l’Occidente  è uscito illeso in gran parte appropriandosi dell’eredità e delle risorse dell’Unione Sovietica crollata e defunta. Questo è un fatto. Ora, per liberarsi dall’ultima rete di sfide, devono smantellare la Russia e gli altri Stati che scelgono un percorso di sviluppo sovrano, per poter depredare ulteriormente la ricchezza di altre nazioni e usarla per rattoppare i propri buchi. Se ciò non accade, non posso escludere che cercheranno di innescare un collasso dell’intero sistema, dando la colpa a tutto ciò, oppure, ci mancherebbe, decideranno di usare la vecchia formula della crescita economica attraverso la guerra. La Russia è consapevole della propria responsabilità nei confronti della comunità internazionale e farà ogni sforzo per garantire che prevalgano le teste più lucide.

L’attuale modello neocoloniale è in definitiva condannato; questo è ovvio. Ma ripeto che i suoi veri padroni vi si aggrapperanno fino alla fine. Semplicemente non hanno nulla da offrire al mondo se non il mantenimento dello stesso sistema di saccheggio e racket. Non gliene frega niente del diritto naturale di miliardi di persone, la maggioranza dell’umanità, alla libertà e alla giustizia, il diritto di determinare il proprio futuro. Sono già passati alla negazione radicale dei valori morali, religiosi e familiari. Rispondiamo ad alcune domande molto semplici per noi stessi. Ora vorrei tornare su quanto ho detto e rivolgermi anche a tutti i cittadini del Paese – non solo ai colleghi che sono in aula – ma a tutti i cittadini russi: vogliamo avere qui, nel nostro Paese, in Russia , “genitore numero uno, genitore numero due e genitore numero tre” (l’hanno completamente perso!) invece di madre e padre? Vogliamo che le nostre scuole impongano ai nostri figli, fin dai primi giorni di scuola, perversioni che portano al degrado e all’estinzione? Vogliamo tamburellare nelle loro teste l’idea che alcuni altri generi esistono insieme a donne e uomini e offrire loro un intervento chirurgico di riassegnazione di genere? È questo che vogliamo per il nostro Paese e per i nostri figli? Tutto questo per noi è inaccettabile. Abbiamo un futuro diverso tutto nostro. Vorrei ripetere che la dittatura delle élite occidentali prende di mira tutte le società, compresi gli stessi cittadini dei paesi occidentali. Questa è una sfida per tutti. Questa rinuncia completa a ciò che significa essere umani, il rovesciamento della fede e dei valori tradizionali e la soppressione della libertà stanno diventando una “religione al contrario”: il puro satanismo. Smascherando i falsi messia, Gesù Cristo disse nel Sermone della Montagna: “Dai loro frutti li riconoscerete”. Questi frutti velenosi sono già evidenti alle persone, e non solo nel nostro paese ma anche in tutti i paesi, comprese molte persone nell’occidente stesso.

Il mondo è entrato in un periodo di trasformazione fondamentale e rivoluzionaria. Stanno emergendo nuovi centri di potere. Rappresentano la maggioranza – la maggioranza! – della comunità internazionale. Sono pronti non solo a dichiarare i propri interessi, ma anche a proteggerli. Vedono nella multipolarità un’opportunità per rafforzare la loro sovranità, il che significa acquisire una vera libertà, prospettive storiche e il diritto a proprie forme di sviluppo indipendenti, creative e distintive, a un processo armonioso. Come ho già detto, abbiamo molte persone che la pensano allo stesso modo in Europa e negli Stati Uniti e sentiamo e vediamo il loro sostegno. Un movimento essenzialmente emancipativo e anticolonialista contro l’egemonia unipolare sta prendendo forma nei paesi e nelle società più diverse. Il suo potere aumenterà solo con il tempo. È questa forza che determinerà la nostra futura realtà geopolitica”.

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