Non diventare mai vittima delle aspettative degli altri e non rendere nessuno vittima delle tue...Osho
domenica 11 settembre 2022
Che bellissima Notizia
giovedì 13 agosto 2020
UN PIANETA SENZA FUTURO
Il genere umano è paragonabile ad una cittadella impossibilitata a rifornirsi all’esterno, che non si cura della crescita esponenziale dei suoi abitanti e delle scorte che stanno per finire
2.000 anni fa, la popolazione mondiale era di 250 milioni di persone. Nel 1950 il mondo contava circa 2 miliardi e mezzo di abitanti; nel 2000 quasi 6 miliardi e 7 miliardi nel 2011. Con l’attuale progressivo aumento si prevede che nel 2030 gli abitanti della terra saranno almeno 8 miliardi.
Questa umanità , che già oggi consuma il 30% di risorse in più di quelle che la terra è in grado di produrre, s’incammina verso una realtà incerta e preoccupante. E il tempo rimasto per invertire la rotta è breve. Se non nullo.
Vittime della tecnologia, della cultura consumistica dominante e del benessere economico da raggiungere ad ogni costo, non si accorge di correre verso un futuro impossibile. In una tendenza irresponsabile quanto fuori controllo, si cercano soluzioni contingenti ai problemi che questa società crea di continuo, senza curarsi che con queste prospettive è improbabile avere un domani.
A mano a mano che aumenta il numero dei componenti umani si riduce non solo lo spazio vitale di ognuno ma il quantitativo giornaliero di alimenti necessari al sostentamento, ed è facile capire che quando questi saranno al limite della sussistenza vitale le conseguenze saranno drammatiche. Quando le popolazioni indigenti adotteranno lo stile di vita occidentale (che è nell’ordine naturale delle cose) e di conseguenza diminuiranno le risorse naturali, inevitabilmente aumenterà l’inquinamento generale: la cementificazione ridurrà ulteriormente la superficie di terra coltivabile; la natura sarà maggiormente depredata; i mari, i fiumi, i laghi, l’acqua saranno sempre più inquinati; sarà sempre più difficile smaltire l’immensa mole di rifiuti prodotti; le malattie, già a livello epidemico, si moltiplicheranno; molte altre specie animali si estingueranno, per sempre, ecc. Se non ci sarà un’immediata un’inversione di tendenza è improbabile che l’umanità arrivi incolume alla fine del secolo.
La tendenza a vivere il quotidiano senza curarsi del domani non può durare. L’incremento demografico è una bomba ad orologeria e se il numero degli umani continua ad aumentare la terra non potrà sfamare le popolazioni future.
Con la miope percezione di chi propone soluzioni sintomatiche inerenti l’economia, l’inquinamento, le tasse, la mancanza di lavoro, la violenza (tutte cose sacrosante ma figlie di una causa a monte), non si va al motivo principale che determina questa inquietante situazione sociale: il consumo di prodotti animali, cioè la madre di tutte le cause, la massima imputata generatrice dei problemi più scottanti che affliggono il genere umano che non solo determina inquinamento generale e la progressiva distruzione dell’ambiente ma la gran parte delle malattie moderne che sottraggono immense risorse umane e finanziare.
In un mondo in cui le risorse naturali diventano sempre più rare consumare carne in futuro probabilmente sarà considerato un delitto. In futuro non sarà consentito produrre carne sacrificando ingenti risorse alimentare indispensabili per l’uomo.
Non sarà tollerato sacrificare 15 kg di derrate, 50 mila litri di acqua potabile, 12 metri quadrati di foresta e consumare 7 litri di petrolio per produrre un solo kg di carne di manzo, e che questo produca non solo 36 kg di anidrite carbonica e gas serra che causa piogge acide, ma che le malattie dovute alla cattiva alimentazione dei prodotti carnei e all’inquinamento ricada sull’economia di ciascuno.
L’alimentazione carnea, come espressione di benessere economico, che ora si attesta a circa 80 kg circa pro capite in Europa e oltre 100 kg negli Stati Uniti, determinerà l’ulteriore distruzione delle foreste per adibirle a pascolo; le poche terre fertili rimaste saranno trasformate in monoculture per animali d’allevamento; la desertificazione si espanderà riducendo il territorio; i ghiacciai tenderanno sempre di più a sciogliersi invadendo le coste; le mutazioni climatiche, causate dall’inquinamento generale, renderanno proibitivi i prezzi degli alimenti; l’estate sarà sempre più rovente e l’inverno sempre più freddo e questo richiederà maggiore consumi di energia e ci sarà la corsa dei paesi per appropriarsi delle poche fonti ancora disponibili.
La triste considerazione che i nostri governanti trovano difficoltà a riparare le buche delle strade lascia presagire che saremo inermi di fronte a problemi ben più gravi.
Sta ad ognuno di noi sentirsi parte in causa, responsabilizzarsi a far capire quanto sia sconsiderato e dannoso per tutti anteporre il piacere del palato ad un probabile, speriamo non tanto prossimo, collasso dei sistemi.
Nel Carmide Platone spiega perché avesse escluso la carne nella dieta della Città ideale: “Nutrire gli animali richiede sempre nuovi spazi da adibire a pascolo e questo porterebbe i popoli ad invadere i paesi vicini”.

LA SCELTA DELLE PARTI
Non si può continuare a consumare #cibi innaturali e inadatti alla nostra natura e sperare di stare in buona #salute.
Non si può essere cinici, insensibili, indifferenti alla condizione
degli altri e sperare di vivere in mondo di gente virtuosa e magari
avere la serenità d’animo, la pace e l’equilibrio interiore.
Non si possono distruggere le #foreste e pensare che questo non abbia ripercussioni sulla nostra #vita.
Non si può contribuire con le nostre #scelte quotidiane a rovinare questa #società e nello stesso tempo sperare in un #mondo migliore.
L’ho già detto: in questo contesto sociale o sei il #problema o sei la #soluzione del problema!
TU DA CHE PARTE STAI? – #FrancoLiberoManco –
http://associazionevegananimalista.it/2020/08/12/un-pianeta-senza-futuro/
martedì 1 gennaio 2019
Australia: Tony Rinaudo, l'uomo che fa rinascere le foreste in Africa
Si chiama Tony Rinaudo e fa l'agronomo.
Nel tempo libero pianta alberi, e l'ha fatto per 30 anni.
Alla fine di questo tormentato 2018 volevo una storia bella e questa e' una di quelle, silenziose e piene di speranza; dove una persona sola puo' fare tanto, con quello che ha e che e'.
Nel giro di 30 anni Tony ha riforestato un area di 6 milioni di ettari, cioe' Piemonte, Lombardia e Veneto messi insieme nell'enorme continente oceanico.
In totale fanno 240 milioni di alberi, che ha curato e seguito con una tecnica da lui stesso inventata.
Tony Rinuado e' di Myrtleford, Victoria, in Australia. Da giovane si trasferi' in Niger, uno dei paesi piu' poveri del mondo. Era il 1981, e cerco' di piantare alberi qui, per conto di un gruppo di missionari, World Vision Australia.
I contadini locali praticavano un agricoltura "intensiva" nel senso che ogni centimetro era dedicato a piante, ma la terra era desolata ed arida, e i raccolti scarsi. Anche i suoi sforzi di piantare alberi per due anni furono vani.
I contadini vedevano il loro raccolto diminuire di stagione in stagione. La terra era semplicemente morta.
E cosi Rinuado cambio' tattica. Invece di piantare alberi noto' che c'erano piccoli cespugli selvatici che crescevano sponataneamente e che venivano spesso tagliati dai contadini per far spazio ad altro,
nella speranza di aumentare i propri raccolti, o per ricavarne legna da ardere.
Decise allora di dedicare energia e tempo per curare questi cespugli, con l'idea che visto che era l'unica cosa che cresceva se li si aiutava un po, forse si sarebbero ingraditi, e avrebbero aiutato l'ecosistema.
Mise a punto una tecnica, oggi nota come Farmer Managed Natural Regeneration (FMNR) che parte da principi tanto semplici quanto logici: aiutare comunita' povere a rigenerare terre aride partendo da cio' che cresce spontaneamente. Vengono usate vecchie pratiche in cui cespugli ed arbusti vengono tagliati per far legna, ma in modo che non muoiano, assicurandone un ciclo vitale ottimale, e in cui gli alberi stessi vengono piantati e potati in modo da ottimizzarne la crescita, l'esposizione al sole e l'accesso all'acqua.
Rinaudo divenne noto come il "contadino scemo bianco" - ''the crazy white farmer'' ma lo stesso convinse dieci altri contadini dell'area a seguire il suo esempio: cioe' invece che abbattere questi cespugli, di aiutarlo a farli crescere.
Arrivo' la siccita'; questo convinse altri contadini a partecipare all'esperimento, e invece che tagliare gli arbusti, di curarli. Non avevano nulla da perdere. Grazie a questi cespugli che pian piano diventavano veri e proprio alberi piano piano l'ecosistema cambio'.
In meglio.
Campi dove c'erano uno o due o zero alberi per ettaro, ora ne hanno circa quaranta. La voce si sparse e tutt'a un tratto tutti i contadini volevano alberi nei propri campi.
A Rinaudo diedero un altro soprannome, l'uomo che sussurra agli alberi.
Sono passati trent'anni e appunto, sono stati rigenerati 240 milioni di alberi partendo dal Niger, e poi in tutto il mondo, dalla Somalia all'East Timor, dall'Indonesia alla Birmania. E' un metodo a basso rischio, a basso costo, ottimale per contadini che vivono in zone povere e che temono interventi iniziali troppo drastici. Tony Rinaudo e' ancora all'opera, ed oggi e' il Natural Resource Advisor di World Vision Australia.
Dice che per iniziare l'investimento il costo e' di due dollari. Il costo di un taglierino per far si che germogli di alberi possano crescere e per curarli da subito.
Rinaudo e' stato invitato a raccontare la sua storia al meeting mondiale sui cambiamenti climatici in Polonia, dicendo a tutti che gli alberi migliorano l'agricoltura, riducono le temperature, mantengono acqua nel terreno, assorbono anidride carbonica. Piantarli e curarli lo si puo' fare ovunque, anche in zone dove la temperatura raggiunge i 40 gradi ogni giorno come mostra il suo esempio.
Ci sono due miliardi di ettari di terreni degrati al mondo; riforestarli non sarebbe una cattiva idea.
Ma il questo ultimo giorno del 2018, il mio messaggio e': non occorre andare in Niger e dedicare 30 anni della propria vita a far nascere foreste.
Possiamo tutti far qualcosa per il pianeta, ogni santo giorno, con dedizione ed amore.
Al signor Tony Rinaudo, grazie.
http://dorsogna.blogspot.com/2018/12/australia-luomo-che-fa-rinascere-le.html
domenica 2 dicembre 2018
‘Madre Natura’ al contrattacco: gli elefanti africani si stanno evolvendo senza le zanne per difendersi dai bracconieri
Molti animali sono veri maestri del travestimento, gli orsi polari e le volpi artiche sono alcuni esempi. Entrambi si sono adattati per mimetizzarsi nell’ambiente in reazione ai predatori. Tuttavia, oltre che dai predatori naturali, molti animali devono preoccuparsi di essere cacciati dagli esseri umani; essendo gravemente minacciati dai bracconieri, sembra che anche gli elefanti si stiano adattando.
Secondo National Geographic, alcuni scienziati in Mozambico stanno indagando a fondo i tratti genetici di elefanti nati senza zanne nonché le conseguenze di questa caratteristica. Una volta, le femmine di elefante mozambicane senza zanne erano tra il 2 e il 4%, proporzione ora cresciuta a quasi un terzo della popolazione femminile di elefanti.
L’esperto di comportamento degli elefanti ed esploratore del National Geographic, Joyce Poole, ha spiegato che il bracconaggio ha un’evidente influenza sugli elefanti, non solo rispetto alle dimensioni della popolazione, ma anche in termini di evoluzione.
A Gorongosa, la caccia ha dato agli elefanti che non hanno sviluppato zanne un vantaggio biologico, spiega Poole, dato che i bracconieri cacciano gli elefanti con le zanne e risparmiano quelli che non ne hanno. Il che significa che gli elefanti senza zanne avranno più probabilità di arrivare ad avere figli, i quali, a loro volta, se non hanno zanne, avranno più chanches di continuare la specie. E così via.
E il fenomeno non è limitato al Mozambico. All’inizio degli anni 2000, il 98% delle 174 femmine di elefante nell’Addo Elephant National Park in Sudafrica non aveva zanne. Come scritto dagli scienziati, è una chiara dimostrazione della pressione esercitata dalla caccia e di come influenzi una popolazione provocando rapidi adattamenti evoluzionistici.
http://www.politicamentescorretto.info/2018/12/02/madre-natura-al-contrattacco-gli-elefanti-africani-si-stanno-evolvendo-senza-le-zanne-per-difendersi-dai-bracconieri/
venerdì 23 novembre 2018
La Grande Muraglia Verde
martedì 20 novembre 2018
Svezia: aperta la eRoad Arlanda, la strada che ricarica le auto elettriche mentre si guida
E' la prima strada del mondo del suo genere e si trova in Svezia: se ci guidi sopra la tua auto elettrica o il tuo camion elettrico si ricaricano da sole.
La strada e' stata inaugurata il giorno 11 Aprile 2018 e si chiama eRoad Arlanda.
Per ora consiste in due chilometri di strada elettrificata costruira sulle strade pubbliche nei pressi dell'aereoporto della citta' di Stoccolma che si chiama Arlanda. A pagare il tutto e' stato l'ente per il trasporto svedese. Il progetto, pilota certo, e' parte dell'obiettivo di Svezia di arrivare ad una societa' zero fonti fossili, incluso il ramo trasporto, entro il 2030.
Cioe' veramente vogliono liberarsi dal petrolio!
Come funziona?
L'energia arriva all'automobile da un braccio meccanico parte della macchina stessa che riesce a collegarsi da sola alla strada sottostante che e' stata elettrificata.
Il braccio si attiva quando la macchina arriva sul tratto stradale in questione grazie a dei sensori magnetici. La strada invece e' divisa in sezioni da 50 metri ciascuna con alimentazione erogata solo quando la macchina ci passa sopra. Se la macchina si ferma, la corrente viene disattivata.
La strada riesce anche a calcolare quanta energia e' stata erogata, e cosi anche ad addebitare i costi giusti dell'energia al consumatore (qui niente e' gratis!).
Ad inaugurare il tutto, un camion diesel trasformato in camion elettrico della ditta svedese PostNord. La tratta del camion e' breve, 12 chilometri dall'aereoporto al centro logistico dove trasporta merci, ma il tratto viene percorso di routine.
L'intero processo' e stato disegnato per essere silenzioso ed efficente.
Tutto e' automatico al 100%.
Il capo della eRoad Arlanda si chiama Hans Säll e dice che i costi di operazione saranno minimali, con taglio delle emissioni per il tratto interessato che possono arrivare fino all'80 o al 90 percento.
Per ora si parte con 2 chilometri, ma se le cose vanno come dovrebbero l'obiettivo di Säll e' di arrivare a circa 20,000 chilometri di autostrade.
In questo modo uno, in teoria, potrebbe usare il sistema autostradale di Svezia senza avere mai tempi morti di ricarica, perche' combinando le ricariche stradali e l'autonomia di ciascuna automobile le macchine dovrebbero sempre avere carica.
Altre stime piu' ottimistiche parlano di soli 5,000 chilometri.
Certo i costi sono fantasmagorici: 1 milione di euro a chilometro. Ma come per tutte le cose e' un inizio, una prova. Se le cose funzioneranno, potrebbe arrivare la produzione di massa, l'abbattimento dei costi, l'entusiasmo del volerlo.
Per ora gli Svedesi sono soddisfatti della loro tecnologia, del mostrare al mondo che si puo', e che sono loro a mostrare la strada maestra.
https://dorsogna.blogspot.com/2018/04/svezia-aperta-strada-che-ricarica-le.html
giovedì 26 aprile 2018
L'industria dei bus elettrici manda in crisi il petrolio
26/4/2018

Altro che "nicchia". L’industria dei bus elettrici si sta espandendo con numeri che potrebbero farsi sentire sul mercato petrolifero, infliggendo un colpo sensibile alla produzione quotidiana di barili. A trainare il fenomeno è la Cina, il mercato che detiene il 99% dei 385mila bus elettrici diffusi in tutto il mondo. Il 17% dell’intera flotta disponibile nel paese, con una media di 9.500 bus a zero-emissioni aggiunti sulle strade ogni settimana. Secondo una stima di Bloomberg Energy News Finance, ogni “infornata” di 1000 bus a batterie rende superflui 500 barili di petrolio al giorno. A fine anno si potrebbe arrivare a un taglio 279mila barili al giorno, l’equivalente dei consumi energetici di un paese come la Grecia. Sempre secondo l’agenzia Usa, i bus ecologici stanno cavalcando la tensione politica e amministrativa per frenare l’inquinamento nei grossi centri urbani. Un’emergenza particolarmente sentita in Cina, non a caso leader del mercato, dove le soglie di smog d’allarme hanno causato 1,6 milioni di vittime nel 2015.
L’azienda leader: risparmiamo 6,8 miliardi di litri di benzina l’anno
Byd Auto, l’azienda cinese che detiene il 13% del mercato domestico, ha messo sulle strade 14mila veicoli nella sola città di Shenzen e ne ha costruiti un totale di 35mila (con una flotta di 20 bus anche a Torino). La capacità produttiva è di 15mila bus l’anno, con impatti stimati dalla stessa azienda in un risparmio complessivo di 6,8 miliardi di litri di carburante e 18 milioni di tonnellate di anidride carbonica in meno (quanto prodotto in un ann0 da 3,8 milioni di automobili). Il fenomeno si sta facendo largo anche fuori dai confini cinesi. A quanto riporta Bloomberg, la lista delle 13 metropoli impegnate nei «trasporti a emissione zero» include Parigi, Londra, Los Angeles e Città del Messico. Londra, in particolare, sta riconvertendo la sua storica flotta con l’obiettivo di arrivare al 100% di bus a impatto zero entro il 2037. Il network della City ha un fabbisogno di 1,5 milioni di barili di carburante l’anno. Se la flotta diventasse del tutto green, si parlerebbe di un taglio di 430 barili al giorno per ogni migliaio di bus elettrificati. L’equivalente dello 0,7% di consumi di diesel in meno nell’intero Regno Unito.
https://www.ilblogdellestelle.it/2018/04/lindustria_dei_bus_elettrici_manda_in_crisi_il_petrolio.html
martedì 17 aprile 2018
In Portogallo energia pulita al 100%. - Claudio Mastrodonato
17/4/2018
Energia pulita? Si può. Lo scorso marzo l’energia prodotta da fonti rinnovabili ha superato la richiesta del Paese.
Arriva
un record dal Portogallo. E non ha a che fare con Cristiano Ronaldo,
primo nome e argomento che ai più viene in mente se si parla della
nazione lusitana. Questa volta il record ha a che fare con la sfera
ambientale. Con le fonti di energia rinnovabili.
In Portogallo le rinnovabili superano il consumo totale.
Marzo
2018 sarà ricordato come il mese in cui l’energia pulita prodotta da
fonti rinnovabili ha superato la richiesta totale del fabbisogno del
Paese iberico.
Entriamo più nel dettaglio.
Pale eoliche a Sobral de Monte Agraco, in Portogallo
Calcolando
la media mensile, si è andati a constatare che la produzione di energia
derivante dal sole, piuttosto che dal vento, è stata superiore (il
103%), e quando non lo è stato – ad esempio mercoledì 7 marzo – ha
comunque raggiunto il confortante dato dell’86%.
Numericamente, sono 4812 i GW prodotti contro i 4647 richiesti.
Non è corretto, tuttavia, parlare di un exploit.
Dietro questo successo ambientale ci sono anni di progressi del
settore, di investimenti, di aggiornamenti e sperimentazioni sul campo.
Già da 3-4 anni si sono registrati percentuali vicine al 90% del
fabbisogno mensile del Portogallo, segno di un costante progresso.
Adesso se ne raccolgono i frutti.
Nel dettaglio, i maggiori contributi derivano dall’idroelettrico – che da solo vale più della metà dei dell’energia pulita prodotta – e l’eolico, garantito dai venti che spirano incessanti dall’Oceano Atlantico.
E non ci si vuole fermare qui.
Spostando
il naso un po’ più in là , si stima che entro l’anno 2025 si smetterà di
utilizzare il carbone per la produzione energetica, ed entro il 2040 le
energie rinnovabili saranno sufficienti a soddisfare – sempre,
costantemente – il fabbisogno del Portogallo, andando drasticamente ad
intervenire sulle emissioni di CO2.
Entriamo più nel dettaglio.
Numericamente, sono 4812 i GW prodotti contro i 4647 richiesti.
Non è corretto, tuttavia, parlare di un exploit. Dietro questo successo ambientale ci sono anni di progressi del settore, di investimenti, di aggiornamenti e sperimentazioni sul campo. Già da 3-4 anni si sono registrati percentuali vicine al 90% del fabbisogno mensile del Portogallo, segno di un costante progresso. Adesso se ne raccolgono i frutti.
Nel dettaglio, i maggiori contributi derivano dall’idroelettrico – che da solo vale più della metà dei dell’energia pulita prodotta – e l’eolico, garantito dai venti che spirano incessanti dall’Oceano Atlantico.
E non ci si vuole fermare qui.
Spostando il naso un po’ più in là , si stima che entro l’anno 2025 si smetterà di utilizzare il carbone per la produzione energetica, ed entro il 2040 le energie rinnovabili saranno sufficienti a soddisfare – sempre, costantemente – il fabbisogno del Portogallo, andando drasticamente ad intervenire sulle emissioni di CO2.
Energia pulita in Italia?
Come
i lusitani, anche il Bel Paese sta investendo in maniera massiva sulle
rinnovabili, e condivide con lo Stato iberico la prospettiva del carbon free del 2025.
Tuttavia si è ancora lontani dal traguardo portoghese (e da altri Stati ad onor del vero, si pensi alla Penisola scandinava o alla Scozia, con percentuali anche qui vicine alla perfezione): allo stato attuale dalle fonti di energia alternative si copre solo un quinto della richiesta.
Estendendo il focus ai Paesi aderenti all’Unione Europea – comunque – l’Italia è il terzo Stato che genera energia pulita, con
più di 10 punti percentuali, dopo Germania e Francia. Ma soprattutto è
in linea con le direttive europee e con gli obiettivi fissati per il
prossimo triennio.
Tuttavia si è ancora lontani dal traguardo portoghese (e da altri Stati ad onor del vero, si pensi alla Penisola scandinava o alla Scozia, con percentuali anche qui vicine alla perfezione): allo stato attuale dalle fonti di energia alternative si copre solo un quinto della richiesta.
Estendendo il focus ai Paesi aderenti all’Unione Europea – comunque – l’Italia è il terzo Stato che genera energia pulita, con più di 10 punti percentuali, dopo Germania e Francia. Ma soprattutto è in linea con le direttive europee e con gli obiettivi fissati per il prossimo triennio.
lunedì 9 aprile 2018
La Grande Muraglia Verde
mercoledì 4 aprile 2018
Samso, la città danese che dimostra che l’indipendenza energetica è possibile
IN DIECI ANNI RIDOTTE DEL 60% LE EMISSIONI. La svolta di Samso arriva nel 1997, quando il governo danese lancia un bando per le isole del paese: agevolazioni fiscali in cambio di un piano per trasformare l’isola in un luogo a impatto zero. A Samso approvano un piano di investimenti da 28 milioni di euro, finanziati anche attraverso cooperative costituite dai cittadini. Per prima cosa viene costruito un parco eolico offshore composto da 10 turbine che si innalzano al largo della costa del Mare del Nord, mentre altre 11 vengono istallate sulla terraferma. Poi iniziano i piani di ammodernamento delle abitazioni: ogni casa riveste il proprio tetto di muschio per evitare la dispersione di calore e istalla dei pannelli solari per autoprodurre parte dell’energia necessaria. Il restante viene ottenuto dalle biomasse. Se nel 1997 l’isola produceva ogni anno 11 milioni di tonnellate di CO2, oggi queste sono crollate a 4,4 milioni. Così, nel giro di sei anni, nel 2003, Samso ha potuto annunciare di aver completato la riconversione dell’isola, divenuta energeticamente indipendente ed ecosostenibile, con quattro anni di anticipo sui 10 anni inizialmente previsti.
COME LA RICONVERSIONE ENERGETICA HA RILANCIATO L’ECONOMIA. Nella misura in cui era possibile, tutti i lavori e le costruzioni sia delle materie prime necessarie che di costruzione e istallazione degli accorgimenti energetici, sono stati affidati a cooperative di cittadini. Nove turbine eoliche su undici sono possedute dagli agricoltori, mentre le restanti due sono nelle mani di cooperative energetiche locali. Inoltre, uno dei quattro sistemi di riscaldamento è posseduto direttamente dai cittadini tramite l’azionariato popolare. Una serie di misure che hanno permesso che la riconversione verde dell’isola si trasformasse in un beneficio anche economico per i cittadini: oggi i 28 milioni di euro investiti sono interamente rientrati alla comunità , metre nell’isola si è fortemente ridotta la disoccupazione e si è fermata la fuga dei cittadini verso la terraferma che negli anni ’90 pareva mettere a rischio la stessa esistenza dell’isola. Risultati che permettono a Samso di progettare la sua nuova rivoluzione: risolvere anche il problema della mobilità , ancora troppo dipendente dal petrolio. A questo fine si sta già lavorando per la progressiva introduzione di impianti a idrogeno per i mezzi di trasporto, sia pubblici che privati.
QUANDO ECOLOGIA FA RIMA CON DEMOCRAZIA. A rendere preziosa l’esperienza di Samso non sono solo i risultati ecologici raggiunti, ma anche e soprattutto il modo con cui essi sono stati realizzati. L’aspetto veramente rivoluzionario del progetto di Samso è che per essere messo in pratica si è coinvolta l’intera comunità , che è stata partecipe in ogni aspetto decisionale ed attuativo di questa svolta. Troppo spesso – e in Italia lo sappiamo bene – i progetti di riconversione energetica vengono affidati ad aziende che hanno in mente solo il business, mentre agli abitanti del luogo rimangono solo il ronzio ed il fastidio visivo delle pale eoliche, le quali non contribuiscono nemmeno a ridurre i costi della bolletta. A Samso si è dimostrato che è possibile una nuova via dove, nella riconversione della città , ambiente e beni comuni diventano una stessa cosa, con benefici per tutti. Certo si tratta di una esperienza nata su una piccola isola, per di più all’interno di uno stato già di per sé molto avanzato per quanto riguarda queste tematiche, ma sicuramente rappresenta la testimonianza pratica che attraverso scelte coraggiose ed il coinvolgimento dei cittadini nella gestione della città si possono ottenere grandi risultati.
http://www.dolcevitaonline.it/samso-la-citta-danese-che-dimostra-che-lindipendenza-energetica-e-possibile/









