27 gennaio 2016

La preghiera

27 GENNAIO 2016


Non c'è nessuno che ascolta le tue preghiere. La tua preghiera non è altro che un monologo; preghi il cielo vuoto. Nessuno ti ricompenserà per le tue orazioni, ricordalo. Se hai veramente compreso cos'è la preghiera, la preghiera stessa sarà la ricompensa. Non c'è altro che ti possa ricompensare: la ricompensa non è nel futuro, non è nell'aldilà.

Ma la preghiera in sé è un fenomeno cosi bello che non può importarti del futuro o di una ricompensa! L'idea di una ricompensa è solo avidità. La preghiera è una celebrazione tale, reca una gioia e un'estasi cosi alte, che è in sé la ricompensa migliore. Non si prega per paura né si prega per avidità. Si prega perché pregare è una gioia. Non ci si preoccupa neppure se Dio esiste o meno.

Se ti piace danzare, non ti domandi se esiste o meno un Dio. Se ti piace danzare, danzi e basta; non ti preoccupi se qualcuno in cielo vede la tua danza. Non ti chiedi se le stelle e il sole e la luna ti ricompenseranno per la tua danza. La danza in sé è una ricompensa sufficiente. Se ti piace cantare, canti, non importa se qualcuno ti ascolta.
E lo stesso vale per la preghiera. È una danza, è un canto, è musica, è amore. Ne gioisci ed è sufficiente. La preghiera è lo strumento e la preghiera è il fine. Il fine e il mezzo non sono separati: solo allora saprai cos'è la preghiera.

Quando dico preghiera, intendo apertura verso Dio. Non è che tu debba dire qualcosa, non devi chiedere nulla, è un semplice aprirsi, cosicché se Lui vuole donare qualcosa, tu sei pronto. Una profonda attesa, ma priva di desiderio, ecco cosa occorre. Una attesa vibrante, come se da un momento all'altro dovesse accadere qualcosa. Fremi per quel che l'ignoto ti potrà portare, ma non hai nessun desiderio. Non ti aspetti che succeda qualcosa in particolare. Se hai una richiesta, la preghiera ne è contaminata.

Quando non chiedi nulla, quando rimani semplicemente in silenzio, e tuttavia sei aperto, pronto a qualsiasi cosa, disposto perfino a morire, quando sei in uno stato d'animo di semplice ricettività, passivo, disponibile, allora la preghiera accade.
La preghiera non è qualcosa che si può fare, non ha nulla a che vedere con l'agire. Non è un'azione o un'attività, è una dimensione dell'essere.
Se vuoi dire qualcosa, dilla. Ma ricorda che le tue parole non avranno alcun effetto sull'esistenza. 

Toccheranno il tuo cuore, e questo potrebbe essere un bene, ma la preghiera non cambierà mai le intenzioni di Dio. Può cambiare te, ma se non ti trasforma, allora è solo un trucchetto. Puoi continuare a pregare per anni, ma se non ti trasforma, lasciala perdere, è spazzatura. Liberatene.
La preghiera non cambierà Dio. Tu pensi sempre che, pregando, Dio cambierà idea, sarà più accondiscendente, si accorgerà un po' di te. Non c'è nessuno che ti ascolta, questo cielo infinito non ti può ascoltare. Questo cielo infinito può essere con te solo se tu sei con lui: non c'è altro modo per pregare.

Io vi suggerisco anche di pregare, ma la preghiera dovrebbe essere un semplice fenomeno di energia; non un fenomeno del tipo « il devoto-e-Dio », bensì un fenomeno di energia.


Tutte le meditazioni sono un'attesa, ogni preghiera è pazienza infinita. L'essenza della religione consiste nel non permettere alla mente di crearvi ulteriori problemi. Se dite alla mente di aspettare, la meditazione accade. Se riuscite a persuadere la mente ad attendere, sarete in preghiera, perché attendere significa assenza di pensiero. Significa sedersi semplicemente sulla riva, senza farsi coinvolgere dal fiume. Cosa puoi fare? Qualsiasi azione da parte tua non farebbe che intorbidirlo. Proprio il tuo affrontare la corrente creerebbe altri problemi, per cui aspetta.

Osho

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