6 giugno 2016

Osho, Le ricchezze non possono comprare la spiritualità




6 GIUGNO 2016

So che un multimilionario ha costruito parecchi templi. Ha investito i suoi soldi nella religione e ora ha grandi aspettative. È un uomo d’affari molto abile ed è abituato a trarre profitti vertiginosi.

Perfino nel business della religione non vuole essere inferiore a nessuno; in realtà, non è abituato a essere superato da qualcuno; e se non resta mai indietro quando è in gioco il denaro, perché dovrebbe ritrarsi nel mondo della religione? Nelle questioni del mondo, primeggia e supera chiunque; e adesso si sta organizzando per fare affari anche nel mondo trascendente! Adesso il paradiso è una certezza, ragion per cui lui non si cura più del mondo.

Non solo questa Terra, perfino il paradiso può essere comprato con i soldi! Ecco perché il denaro è così importante: il denaro è addirittura superiore alla religione, perché non può essere ottenuto con la religione, ma di certo la religione può essere acquistata con il denaro. Visto che il denaro può acquistarti la religione, anche il timore di fare soldi tramite degli allocchi scompare, perché senza gli sciocchi in nessun caso si possono fare soldi a palate. La ricchezza è di fondo un furto, qualsiasi ricchezza è sfruttamento del sangue altrui; ma nel Gange della religione, tutti i peccati vengono lavati via, e il Gange della religione inizia a scorrere ogni volta che un Bhagirath della ricchezza – il re i cui sforzi virtuosi fecero scendere il Gange sulla Terra – fa un cenno. Ma in questo modo la religione diventa il fondamento dell’irreligiosità.

Ma com’è possibile che la religione diventi il presupposto dell’irreligiosità? Di certo una simile religione non è vera religiosità!

Ciò che può essere comprato con le ricchezze non è spiritualità, non è religione.

Ho sentito raccontare...

Un mattino, un ricco bussò alle porte del paradiso. Chitragupta, il guardiano del paradiso, chiese: “Fratello, chi sei?”.

“Sono io! Non mi conosci? Le notizie della mia morte non sono ancora arrivate fin qui?” Chitragupta domandò: “Che cosa vuoi?”.

Quel ricco, furioso, sbraitò: “È una cosa da chiedere? Voglio entrare in paradiso” e mentre parlava tirò fuori un rotolo di banconote dal suo mantello e lo offrì a Chitragupta.

Al che Chitragupta rise fragorosamente e disse: “Fratello, gli usi e i costumi del mondo qui non possono funzionare, né questa moneta qui è in circolazione. Per favore, tieniti i tuoi soldi”.

A quel punto il ricco iniziò a comportarsi come un povero e un debole, visto che quanto gli aveva dato forza in passato qui si rivelava non avere alcuna sostanza.

Chitragupta gli chiese: “Cos’hai fatto per meritarti il paradiso?”.

Dopo averci pensato a lungo, il ricco disse: “Ho dato dieci centesimi in dono a una vecchia”.

Chitragupta chiese immediatamente al suo assistente se fosse vero, costui guardò nei suoi archivi e disse: “Sì, signore, è vero”.

Chitragupta di nuovo chiese cos’altro avesse fatto, e di nuovo il ricco ci pensò, poi disse: “Ho dato cinque centesimi a un orfano”.

Di nuovo l’assistente cercò nei suoi archivi e trovò che anche questo era vero.

Chitragupta domandò: “Non hai fatto altro?”.

E il ricco rispose: “Questo è quanto. Riesco a ricordare solo quelle due cose”.

Chitragupta si consultò con il suo assistente sul da farsi. E quello disse: “Gli si possono rendere quindici centesimi e mandarlo all’inferno. Per il paradiso quindici centesimi sono ben misera cosa!”.

D’altra parte, sarà mai possibile raggiungere il paradiso donando soldi? Una monetina, dopo tutto, è una monetina... anche se le mettessi una sopra l’altra per farne una pila altissima, resterebbero sempre delle monetine.

In realtà, la religiosità non può essere acquistata in nessun modo – neppure per somme piccole o grandi – perché nel mondo della spiritualità il denaro non circola. La religiosità non può essere acquistata neppure rinunciando a tutte le proprie ricchezze, perché cercare di comprare il paradiso rinunciando a ciò che si possiede equivale a cercare di comprarlo utilizzando le proprie ricchezze.

Tra i valori religiosi, il denaro non ha alcun valore: per ciò che concerne la religiosità il linguaggio stesso dei soldi è del tutto privo di rilievo.

La realtà del proprio essere non può essere acquistata. La realtà del proprio sé è religiosità, quella realtà è il paradiso; e nulla di tutto ciò può essere trovato fuori dal proprio essere: è sempre presente nel tuo stesso centro.

Non occorre coinvolgersi con una religione, devi semplicemente svegliarti e riconoscere che sei sempre stato un essere spirituale: così come un pesce vive nel mare, tu hai sempre dimorato nella religiosità. D’altra parte, pur vivendo nel mare, il pesce può comunque lasciarlo nei suoi sogni, dormendo. La nostra condizione è la stessa: quando siamo nel mondo, sogniamo; e sia perdersi nei piaceri del mondo, sia rinunciarvi sono sogni. Sia i palazzi sia i templi sono sogni.

Né i palazzi né i templi costruiti nei sogni possono portare alcun risveglio. Il sentiero del risveglio è qualcosa di diverso: lo si trova quando si sposta la propria consapevolezza da ciò che viene visto a colui che vede.

Il nostro sonno è tanto profondo quanto è intensa l’attenzione che diamo alle cose viste, e il risveglio si avvicina sempre di più via via che ci si sposta all’indietro, verso colui che vede.

Quando la nostra attenzione ritorna totalmente a colui che vede, sia la cosa vista sia chi la vede scompaiono, e la totalità che rimane è religiosità: quella è la verità. Quella è la suprema liberazione.

Osho, Crea il tuo destino

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