martedì 14 giugno 2016

Osho: Dov’è la felicità?

14 GIUGNO 2016

  Tu mi chiedi: “Dov’è la felicità?”.

Ti racconterò una storia. Questa storia racchiude la risposta.

Un giorno i popoli di questo mondo si erano appena svegliati dal loro sonno quando udirono uno strano annuncio. Un simile proclama non era mai stato dato in precedenza. Nessuno comprese da dove provenisse questa comunicazione senza precedenti, ma le parole erano chiarissime. Forse provenivano dal cielo, o forse giungevano dalla dimensione interiore. Nessuno riconobbe la fonte.

“O popoli del mondo! C’è un dono gratuito di felicità fatto da Dio, è un’occasione unica che garantisce la liberazione da ogni preoccupazione e da ogni guaio. Oggi a mezzanotte, chiunque voglia liberarsi dai suoi problemi li deve riunire in un fagotto immaginario e li deve gettare fuori dal suo villaggio. E prima di tornare a casa, deve raccogliere qualsiasi felicità desidera in quella stessa sacca, e rientrare prima dell’alba; al posto dei suoi guai otterrà felicità. Chiunque si lascerà sfuggire questa opportunità, la mancherà per sempre: l’occasione è data adesso, perché l’albero dei desideri piegherà le sue fronde fino a terra, ma solo per una notte. Abbiate fede e raccogliete i suoi frutti, la fede porterà quei frutti.”

L’annuncio venne ripetuto per tutto il giorno, fino al tramonto. A mano a mano che la notte si avvicinava, perfino le persone più scettiche iniziarono a crederci: chi poteva essere così sciocco da lasciarsi sfuggire quell’opportunità? Ed esisteva qualcuno che non avesse guai e non desiderasse la felicità? Tutti alla fine iniziarono a fare un fagotto dei loro problemi, e tutti si preoccuparono di un’unica cosa: che nessuno dei loro guai venisse preservato.

Quando la mezzanotte fu vicina, tutte le case del mondo si erano svuotate e un numero sterminato di persone era in movimento, ciascuno con il proprio fagotto di guai, simili a file interminabili di formiche, diretti ai confini delle proprie città. E per evitare che i loro guai tornassero, si diressero sempre più lontano dai confini cittadini, per poi gettarli via; e come folli, tutti iniziarono con impazienza a raccogliere felicità, una volta che la mezzanotte fu passata.

Tutti si affrettavano, per evitare che l’alba sorgesse prima che un po’ di quella felicità fosse negletta: la felicità diffusa era immensa, e il tempo era limitato. Comunque, la gente si affrettò e tutti riuscirono a tornare a casa prima del sorgere del sole, dopo aver raccolto l’intero dono.

Arrivando a casa, rimasero allibiti, incapaci di credere ai loro occhi: al posto delle loro capanne, c’erano palazzi giganteschi che svettavano verso il cielo. Ogni cosa era rivestita d’oro, e da ogni dove la felicità si riversava su di loro: qualsiasi cosa avevano sempre desiderato era ora disponibile.

Quella fu la prima sorpresa, ma ce n’era una ancora più grande. Anche dopo aver scoperto tutto ciò, i volti delle persone non brillavano di gioia: la felicità dei loro vicini li addolorava. I loro vecchi guai erano scomparsi, ma adesso li avevano rimpiazzati con problemi e preoccupazioni del tutto nuovi e diversi. La situazione era cambiata, ma le menti delle persone erano le stesse, per cui tornarono a riempirle di infelicità. Il mondo era cambiato, ma la gente era la stessa; pertanto, ogni cosa tornò a essere quella di sempre.

Ovviamente, c’era una persona che non aveva accettato quell’invito a rinunciare alla propria sofferenza e a raccogliere felicità: era un monaco che viveva nudo. Egli aveva povertà, nient’altro che povertà, e compatendo la sua stoltezza, tutti gli avevano chiesto di unirsi a loro: lo stesso re stava andando a gettar via il suo fardello di guai, dunque era ovvio che anche lui dovesse andare.

Ma lui aveva riso e aveva detto: “Qualsiasi cosa si trovi all’esterno non è felicità. E dove potrei mai andare a cercare ciò che è all’interno? Io ho già fatto quella scoperta, dopo aver abbandonato qualsiasi ricerca”.

La gente aveva riso della sua follia e l’aveva compatito; l’aveva considerato uno stolto fatto e finito! E quando le loro capanne furono trasformate in palazzi e davanti alle loro porte trovarono gemme grosse come sassi, di nuovo chiesero a quel monaco: “Ti sei reso conto dell’errore che hai commesso?”.

Al che il monaco scoppiò a ridere e disse: “Stavo proprio pensando di fare a voi tutti la stessa domanda”.

Osho: Crea il tuo destino

venerdì 10 giugno 2016

CURARE IL CHAKRA CON IL SUONO. IL MANIPURA



10 GIUGNO 2016
UN PROGRAMMA PER CURARE IL NOSTRO CHAKRA PIU' IMPORTANTE - IL MANIPURA



Nel corso dei millenni il modello esoterico dell'organismo dato all'umanità dai Maestri aveva subito molte interpretazioni, con le immancabili alterazioni. Ma i chakra potrebbero essere diuefiniti così:
«I chakra sono i centri energetici che assicurano la ricezione, l'accumulo e la trasformazione dell'energia cosmica nell'energia vitale che alimenta tutti i corpi sottili dell'Uomo.»
Inoltre, in questa ottica IL CHAKRA RAPPRESENTA IL «GUSCIO» ENERGETICO DELL'ORGANO.
I chakra sono veri e propri DISPOSITIVI ENERGETICI. 
Trasformano l'energia del campo torsionale in quelle che serve all'organismo. Un chakra principale non solo fornisce l'energia per il funzionamento dei corpi sottili ma alimenta anche uno o più meridiani. I chakra insieme ai meridiani formano i CANALI ENERGETICO-INFORMAZIONALI DELL'ORGANISMO.
Quale chakra riveste il ruolo più importante? Vedi:
1 Muladhara 3%
2 Swadhisthana 8%
3 MANIPURA 82%
4 Anahata 1%
5 Vishiddha 2%
6 Ajna 1%
7 Sahasrara 3%
I nostri Chakra sono degli strumenti energetici creati dalla Mente Unversale che trasformano l'energia dello spazio in quella che noi siamo in grado di avvertire. Il Fegato (Manipura) è il principale fornitore dell'energia al corpo fisico. I
l 92% dell'energia del fegato vanno ai corpi non fisici (dall'eterico al psicometrico) e solo l'8% dell'energia che esso riceve va al corpo fisico; ora si capisce perché i traumi del fegato influiscono così tanto sullo stato dell'organismo: i corpi non fisici rimangono scoperti di energia.
Il Manipura è il nostro Sole interiore, tramite esso assorbiamo la forza vivificante del sole e stabiliamo un legame con il mondo fisico e con l'umanità. E' anche il centro responsabile della nostra auto realizzazione, delle emozioni, della ricerca del proprio posto nell'Universo.
Quindi, nutriamolo e proteggiamolo!
Ripropongo qui il magnifico programma di Lenni Rossolovski per l'attivazione del 3° chakra. Dura solo 8 minuti.
Ascoltarlo può aiutare in tutti i problemi del tratto digerente, e non solo.
NON SOLO CROMOPUNTURA : CURARE IL CHAKRA CON IL SUONO. IL MANIPURA

giovedì 9 giugno 2016

Osho Chi sta badando al negozio?

9 GIUGNO 2016


 
Questa è la storia di un viaggio. Un gruppo di donne e di uomini anziani stavano partendo per un pellegrinaggio. Un santo li accompagnava e io ascoltai ciò che diceva, spiegando loro cosa succede dopo la morte: “Ciò che accade al termine della vita dipende da cosa l’uomo stava pensando nell’ultimo istante. Chi si prende cura di quegli ultimi momenti si è preso cura di ogni cosa; e morendo ci si deve ricordare il nome di Dio. Sono esistiti peccatori che nell’istante della morte si sono ricordati il nome di Dio e oggi si stanno godendo i piaceri del paradiso”.

Il discorso del santo stava producendo l’effetto desiderato: quei vecchi si avviavano verso un pellegrinaggio, l’ultimo della loro vita, e i loro cuori erano felici di sentire quanto volevano che fosse detto loro: “In realtà, il problema non è riferito alla vita, bensì alla morte. Per liberarsi dai peccati di un’intera vita, è sufficiente ricordare il nome di Dio, anche solo per “errore” e nel loro caso non era neppure per errore, perché avevano deciso di compiere quel pellegrinaggio. Ovviamente erano felici, e di conseguenza si stavano anche prendendo ottima cura del santo.

Io ero seduto proprio di fronte a loro e, sentendo le parole del santo, scoppiai a ridere; al che quel sant’uomo mi chiese furioso: “Non credi nella religione?”.

Gli domandai: “Dov’è la religione? Qui circolano solo le monete della miscredenza, un’irreligiosità mascherata da religione; e di fatto sono soltanto le monete false che pretendono la fede: là dove un’intelligenza lucida e obiettiva non le sostiene, ecco che viene pretesa la fede. La fede uccide l’obiettività; d’altra parte, né i ciechi sono pronti ad accettare la loro cecità, né i fedeli sono pronti ad ammettere di essere seguaci ciechi.

La cospirazione tramata da gente cieca e pronta a sfruttare ha praticamente tagliato le radici stesse della religione. Esiste una rappresentazione della religione ed esiste la pratica religiosa: hai mai pensato a ciò che stavi dicendo a questi vecchi? ‘Non importa come sia stata la loro vita, ciò che conta è che i loro pensieri siano puri alla fine.’ Può esistere qualcosa di più falso? Se hai un seme dell’albero del neem, l’albero potrà solo essere un neem – e tu vuoi raccogliere dei manghi? Soltanto l’essenza della vita che si è vissuta può comparire di fronte alla consapevolezza, al momento della morte. E cos’è la morte? Non è forse il culmine e l’appagamento della vita stessa? Come potrà mai essere qualcosa di diverso dalla vita? Non ne è altro che un’estensione: è solo il frutto della vita.

Nessuna delle altre fantasie potrà mai funzionare. Per esempio, si narra di Ajamil, un peccatore che al momento di morire chiamò suo figlio Narayan, e poiché in questo modo pronunciò uno dei nomi di Dio, pur involontariamente, divenne libero da tutti i suoi peccati e conseguì la suprema liberazione.

Cosa inventerà mai la mente di un uomo che ha peccato? E di certo esisterà sempre qualcuno che sfrutterà quella gente terrorizzata. In verità, esiste davvero un nome di Dio? La rimembranza del divino è soltanto uno stato d’animo dell’essere: la condizione interiore in cui l’ego viene dissolto, quello è il giusto stato dell’essere per ricordare il divino. Solo chi continua a scuotersi via la polvere dell’ego, nell’arco di tutta la sua vita, alla fine potrà trovare il limpido specchio dell’assenza di ego. E questo non può accadere pronunciando semplicemente un nome per sbaglio.

Se qualcuno ritiene per errore che un nome sia quello di Dio, e per errore continua a vivere la propria vita con questo malinteso, vedrà la sua esistenza colmarsi sempre più di inconsapevolezza, e non di divina consapevolezza. La mera ripetizione di una parola non risveglia la consapevolezza, la mette a dormire.

Non sappiamo come mai Ajamil stesse chiamando il figlio Narayan, la spiegazione più credibile è questa: sentendo di essere alla fine della sua vita, voleva passare al figlio qualche affare lasciato in sospeso. Infatti, gli ultimi momenti sono soltanto l’essenza di ciò che è stata tutta la tua vita, e di come apparirà di fronte alla tua consapevolezza”.

A quel punto narrai a quella gente una storia...

Un mercante era steso sul suo letto di morte. Intorno a lui erano seduti tutti i membri della sua famiglia, in preda al più profondo sconforto. All’improvviso il vecchio aprì gli occhi e chiese, con ansia stringente: “Mia moglie è qui?”.

La donna disse: “Sì, sono qui”. “E il mio primogenito?”

“Ci sono anch’io.”

“E gli altri cinque figli?” “Siamo qui anche noi!” “E le mie quattro figlie?”

“Ci sono anche  loro,  non  preoccuparti.  Per favore, resta sdraiato e riposati” disse la moglie. “Ma che dici?” esclamò il vecchio moribondo, cercando di alzarsi. “Se siete tutti qui, chi sta badando al negozio?”

Osho Crea il tuo destino