mercoledì 3 marzo 2021

2021: l’umanità verso il Grande Reset del Nuovo Ordine Mondiale o verso il Grande Risveglio?

di Cesare Sacchetti

La prima reazione che ha travolto molte persone di fronte alle immagini della lunga coda di israeliani che mostravano il loro certificato vaccinale per poter entrare in un centro commerciale è stata certamente quella di disperazione e scoramento.

Molti hanno avuto la netta sensazione di assistere con i propri occhi al compimento del Grande Reset, ovvero l’accelerazione della crisi terroristica del coronavirus che deve portare nei piani delle élite al compimento del Nuovo Ordine Mondiale.

Lo scorso anno già diversi informatori presenti nei vari governi di tutto il mondo, in particolare quello canadese e francese, avevano rivelato il piano per schiavizzare l’umanità intera.

Un informatore governativo su Reddit aveva anticipato esattamente quanto si è recentemente verificato in Israele. Il sistema aveva preventivato di rendere gradualmente obbligatoria l’esecuzione dei vaccini contro il coronavirus fino ad escludere dalla società coloro che si rifiuteranno.

Non si tratta di una “teoria del complotto” come qualche ingenuo, o forse qualcosa di peggio, può pensare. E’ realtà fattuale. Il governo israeliano ha allo studio una legge per impedire l’accesso ai luoghi pubblici a tutti coloro che non accetteranno la vaccinazione Covid, fino a compilare una vera e propria lista nera dei “dissidenti”.

Quanto aveva annunciato l’informatore canadese è pressoché identico a quanto rivelato a sua volta da un’altra talpa presente nel governo francese che aveva divulgato la tabella di marcia che le élite avevano consegnato ai vari esecutivi di tutto il mondo.



In questo periodo del primo trimestre del 2021, era prevista un’accelerazione verso il Grande Reset attraverso un aumento, artificiale o meno, dei casi da Covid.

Sostanzialmente le élite mondialiste avevano già messo in agenda la creazione del Covid-21 che nella fattispecie ha assunto le sembianze della famigerata “variante inglese”.

Ovviamente nel clima di totalitarismo generale, nessuno si è chiesto come il test del tampone riesca ad individuare questa presunta mutazione se questo test non riusciva e non riesce nemmeno ora ad individuare il Covid-19 dato l’enorme numero di falsi positivi, pari al 95%.

Non sono ammesse domande di logica o di ragionevoli dubbi nel regime mondialista. C’è solo ormai la cieca obbedienza a quello che è diventato un vero e proprio culto pagano nel quale non esiste altra logica se non quella che prevede l’asservimento cieco a qualsiasi ordine dei custodi del culto, anche quelli più folli e insensati.

Si può quindi certamente affermare che Israele ha raccolto in qualche modo il testimone dell’Italia dallo scorso anno, e che ora sia lo stato ebraico il laboratorio del Nuovo Ordine Mondiale.

L’ironia della sorte è che lo stato che si presentava come l’unica alternativa per mettere al riparo gli ebrei da altre persecuzioni razziali sia diventato esso stesso ciò che aveva giurato di combattere.

Per chi conosce da vicino la storia dello stato di Israele, e come questo sia stato voluto da famiglie come i Rothschild e non tanto dalla popolazione ebraica, che all’inizio del secolo scorso non aveva alcuna intenzione di migrare in Palestina, tutto questo non è affatto una sorpresa.




Il disegno che esiste dietro questo stato non è quello di assicurare in qualche modo la pace e la sicurezza degli ebrei, quanto quello di diventare il quartier generale del Nuovo Ordine Mondiale nel prossimo futuro.

Fu uno dei padri fondatori della stessa Israele a dirlo, ovvero l’ex primo ministro Ben Gurion che in un’intervista del 1962 rilasciata alla rivista americana Life spiegava come lo stato ebraico sarebbe dovuto diventare un domani nell’idea della cabala globalista la sede del governo unico mondiale, nel quale non ci sarà più posto per le nazioni sostituite da una sorta di Leviatano globalista.

Tutto questo porterebbe quindi a pensare che il mondo stia marciando a passo sempre più spedito verso la realizzazione del piano delle élite e dei circoli autoritari del mondialismo.

Il Covid è stato concepito per arrivare al Grande Reset

Se si guarda con più attenzione a quanto sta accadendo però si nota che le cose non stanno procedendo esattamente come le avevano programmate i grandi centri di potere che hanno dato vita a questa operazione terroristica.

Il Covid è certamente quell’evento catalizzatore che il sistema stava cercando da molto tempo per poter trascinare il mondo verso il governo mondiale.

È una operazione che ha tutte le caratteristiche della crisi perfetta di cui parlava David Rockefeller ad un evento delle Nazioni Unite nel 1994. Una crisi così grande e devastante che avrebbe costretto le nazioni a cedere definitivamente la loro sovranità a favore della dittatura mondiale governata dalle grandi famiglie dei Rockefeller e dei Rothschild.

Il fatto poi che gli effetti di questa crisi siano in massima parte mediatici dal momento che il Covid non ha le caratteristiche di un virus letale, poco importa.

La massa vive nella realtà virtuale della comunicazione mediatica e il pensiero e i comportamenti della popolazione non sono altro che il risultato di una programmazione mentale delle masse stesse.

Le masse non pensano più spontaneamente e hanno rinunciato a ciò che le distingue dagli animali, ovvero il ragionamento.

Il popolo della dittatura mondiale non è infatti un popolo di cittadini dotati di intelletto e di umanità verso la società, ma piuttosto una moltitudine di schiavi abbruttiti che non sono in grado di fare altro che obbedire, anche se questo vuol dire distruggere la propria vita e quella del proprio prossimo.

È l’esternazione massima del pensiero anticristiano che permea in ogni aspetto il mondialismo che prima ancora di essere un disegno politico, è un disegno religioso ispirato al culto misterico e occultista della New Age fondata da Madame Blavatsky e Alice Bailey.

Per poter però giungere ad un governo mondiale è necessaria la spinta delle più grandi potenze mondiali. Lo spiegò già Winston Churchill nel 1950 in una conferenza tenuta a Copenaghen.

L’ex primo ministro britannico disse chiaramente in quell’occasione che per giungere al governo mondiale erano indispensabili una Europa unita, la Russia, e ovviamente gli Stati Uniti.

Al momento, nessuna delle tre condizioni indispensabili per arrivare a questo fine è stata soddisfatta.

L’UE ancora non si è convertita negli Stati Uniti d’Europa progettati dal Conte Kalergi negli anni’20. Gli Stati Uniti d’Europa non sono altro che in realtà una anti-Europa dove non esisteranno gli europei, sostituiti da razze asiatiche e africane, e nei quali sparirà la religione cristiana.

Per poter arrivare al Nuovo Ordine Mondiale è indispensabile distruggere la culla della cristianità mondiale, dunque l’Europa e soprattutto l’Italia.

In una recente intervista, Giulio Sapelli, acceso sostenitore degli Stati Uniti d’Europa, ha confermato chiaramente come la missione di Draghi sia sostanzialmente questa. Draghi dovrà trascinare l’Italia verso il disegno di Kalergi e per poterlo fare dovrà negoziare una trattativa con il blocco Nord-Europeo che ancora appare del tutto recalcitrante a questa eventualità.

La Russia resta un saldo baluardo contro il governo mondiale

La Russia invece da par suo è completamente fuori dal piano. Al contrario, rappresenta un ostacolo apparentemente insormontabile. Le parole di Vladimir Putin al forum di Davos dello scorso gennaio sono state in questo senso inequivocabili.

Il tempo nel quale sono le grandi corporation e l’alta finanza internazionale a dominare la società sta per volgere al termine. Il presidente russo ha spiegato perfettamente come i grandi monopoli privati nel settore digitale e tecnologico siano diventati delle entità così potenti in grado di superare gli stessi Stati e governi.

L’idea della globalizzazione non è stata altro che quella di privatizzare non solo le grandi imprese pubbliche, come accaduto specialmente in Italia, ma soprattutto gli Stati stessi che oggi sono ridotti a simulacri giuridici nelle mani di quelle corporation denunciate dallo stesso Putin.

Nel governo mondiale non esistono gli Stati nazione tradizionali nei quali esiste un rapporto diretto o meno tra governi nazionali e i loro rispettivi popoli.

Nel governo mondiale esiste una istituzione sovranazionale nelle mani del mondialismo finanziario e tecnocratico che non ha altro scopo se non quello di assicurare i privilegi stessi del vertici del mondialismo.

La Russia, la seconda potenza militare al mondo, non partecipa al progetto di Davos e tutto questo rappresenta un enorme problema per i piani alti del mondialismo.

Non è certo stato un caso che negli ultimi 15-18 anni in Occidente sia stata condotta una massiccia campagna di demonizzazione e accerchiamento della Russia di Putin.

Una volta crollata l’URSS comunista, la Russia negli anni’90 era ridotta di fatto ad uno Stato satellite nelle mani della NATO e dello stato profondo di Washington, il perno militare del Nuovo Ordine Mondiale dal 1945 in poi.

L’ascesa di Putin e la ricostruzione della Russia come potenza indipendente e sempre più influente sul piano geopolitico non era assolutamente preventivata nei piani delle élite.

La guerra permanente al presidente russo e i tentativi di rovesciare Putin attraverso periodiche rivoluzioni colorate finanziate da Soros sono tutti miseramente falliti.

Lo status quo nel Paese non si è infatti spostato di un millimetro, e ora la Russia è già di fatto uscita dall’operazione terroristica del Covid, come la definì proprio il colonnello russo Kvachov.

Le restrizioni sui viaggi sono state sollevate, le persone per le strade non portano nessuna mascherina e i mezzi di comunicazioni non conducono il programma di violento terrorismo psicologico che viene fatto in Europa Occidentale.

Il vaccino Sputnik è stato, tra l’altro, un colpo da maestro perché Putin ha utilizzato la logica del sistema contro il sistema stesso.

Il sistema diceva che il vaccino era l’unica via per mettere fine alla cosiddetta “pandemia” e Putin ha seguito la via del sistema.

Ha autorizzato la produzione di un vaccino che ha lievissimi effetti collaterali e dopo il quale non si sono verificati decessi, a differenza di quanto accaduto dopo la somministrazione dei vaccini Pfizer, AstraZeneca e Moderna.

Putin non ha nemmeno imposto nessun obbligo vaccinale né ritorsioni contro chi non vuole farlo, a differenza di quanto accade in Israele o in altri paesi europei.

Gli USA non stanno accelerando verso il Grande Reset: Biden è veramente in carica?

A questo punto, si dovrebbe pensare che gli USA sotto l’amministrazione Biden finanziata da Wall Street e sostenuta da tutti i circoli del mondialismo dovrebbero essere già lanciati verso l’applicazione del Grande Reset.

John Kerry, ex segretario di Stato e membro della società segreta occulta “Teschi e Ossa” disse chiaramente che sotto l’amministrazione Biden il Grande Reset sarebbe stato più veloce e forte di quello che molti potevano immaginarsi.

Tutto questo non sta accadendo. Negli USA non si sta andando verso un’accelerazione dei casi come previsto dal piano delle élite. Al contrario, il Covid sta sparendo. I casi sono crollati del 77%. In alcuni stati degli USA, ad esempio il Nord Dakota, sono state approvate leggi per mettere al bando gli obbligi di indossare mascherine. In Florida, la vita scorre normalmente.

L’amministrazione Biden sulla carta avrebbe dovuto fare ciò che l’establishment globalista si attendeva da lui, ovvero trascinare l’America verso la terza fase della crisi del coronavirus.

Non solo Biden non sta facendo nulla di tutto questo, ma non sta esercitando nemmeno le normali funzioni presidenziali. Ad oggi, Biden non si è ancora presentato nella sala stampa della Casa Bianca per tenere una conferenza stampa ufficiale.

Non appena si è insediato alla Casa Bianca, il Pentagono si è rifiutato di condividere informazioni riservate con quello che dovrebbe essere il comandante in capo.

Un fatto senza precedenti che persino la stampa liberale è stata costretta ad ammettere, così come è stata senza precedenti la decisione sempre da parte del Pentagono di non seguire l’ordine del presidente (?) di distribuire i vaccini ai terroristi detenuti a Guatanamo.

Biden non ha tenuto nemmeno il tradizionale discorso dello Stato dell’Unione che tutti i suoi predecessori nella storia moderna americana hanno tenuto entro il mese di febbraio successivo al giuramento presidenziale.

Non un leader straniero ha messo piede nella Casa Bianca, quando invece Trump nello stesso periodo d’inizio della sua presidenza aveva già incontrato almeno tre capi di governo stranieri, tra i quali Theresa May, Shinzo Abe e Justin Trudeau.

A questo punto, viene naturale pensare ad un’eventualità presa in considerazione in un precedente articolo. Questa amministrazione non è mai stata veramente in carica.

Quando Trump ha lasciato la Casa Bianca, potrebbe aver consegnato temporaneamente il potere ai militari senza però fare alcun annuncio ufficiale al riguardo.

Questo spiegherebbe il massiccio presidio militare a Washington DC, tutt’ora in corso e apparentemente inspiegabile, così come spiegherebbe il fatto che le forze armate non riconoscono Biden come legittimo presidente.

A questo punto, qualcuno potrebbe obbiettare che Biden ha attaccato la Siria e questo dimostrerebbe come in realtà lui sia effettivamente in carica.

Se si guarda più da vicino all’attacco in Siria, si notano subito alcune anomalie. La mattina successiva all’attacco, né la Siria né l’Iran confermavano attraverso le loro agenzie di stampa governative che questo bombardamento avesse effettivamente avuto luogo.

Solo nel pomeriggio il governo siriano ha espresso un atto di condanna ma né Damasco né Teheran hanno presentato un resoconto ufficiale dei danni subiti da questo attacco.

Generalmente, i due Paesi quando subiscono dei danni in altri attacchi, specialmente da Israele, ci tengono a mettere in risalto i danni ricevuti.

Nulla di tutto questo si è verificato in questa circostanza.

Il discorso di Trump alla CPAC presagisce un suo imminente ritorno?

Nel frattempo, mentre Biden sembra un fantasma, è tornato a parlare ufficialmente Donald Trump il 28 febbraio alla conferenza dei conservatori americani, la CPAC.

Non sono stati in pochi a far notare che il discorso di Trump sembrava a tutti gli effetti come un vero e proprio discorso dello Stato dell’Unione.

Trump ha messo in rilievo tutti i fallimenti della presunta amministrazione Biden e sostanzialmente si profila un’ipotesi già presentata in precedenza.

Se Joe Biden non è veramente al comando, Trump allora in qualche modo si starebbe servendo di lui per dare vita ad una sorta di demolizione controllata dello stato profondo di Washington.

In altre parole, Donald Trump sarebbe riuscito a fare ciò che gli si chiedeva di fare senza però ricorrere allo scontro frontale con i suoi tradizionali nemici.

In questo caso, Trump avrebbe compiuto un capolavoro di strategia inedita superiore persino all’arte della guerra di Sun Tzu. Servirsi dei suoi nemici per raggiungere meglio il suo scopo, ovvero quello di separare l’America dalle lobby mondialiste che hanno usato questa nazione per trascinare il mondo verso la dittatura globale.

Tutto questo fino a quando il presidente non tornerà ufficialmente al potere, e se si guarda al discorso di Trump in Florida, non si parla affatto di una tempistica che prevede un suo ritorno nel 2024.

Trump non ha mai fatto menzione esplicita di quella data perché sa benissimo che se non si rovescia il risultato della frode elettorale del 2020 non si avranno mai più regolari elezioni negli Stati Uniti, come ha anche messo in rilievo il generale Flynn.

Per poter tornare presidente in via ufficiale occorre ripetere le elezioni e annullare ufficialmente la frode dello scorso anno.

È a questo che stanno lavorando i suoi uomini ed è questo quanto confermato dallo stesso avvocato Sidney Powell.

Non va affatto dimenticato a questo proposito il vero scandalo delle elezioni USA, ovvero l’Italiagate che se dovesse definitivamente esplodere provocherebbe un effetto a catena devastante tale da abbattere non solo lo stato profondo di Washington, ma anche quello italiano direttamente coinvolto nella frode elettorale perpetrata ai danni di Trump.

Se non si crede a questo scenario, allora ci si dovrebbe chiedere perché mai il Grande Reset non stia partendo in America, e perché non ci sia ancora stata la definitiva ricomposizione dell’asse globalista liberale tra Washington e Bruxelles.

E ci si dovrebbe chiedere anche perché se Trump è davvero fuori gioco, il sistema ha cercato di eliminarlo politicamente prima con una messa in stato di accusa quando era già fuori dalla Casa Bianca, e poi fisicamente lo scorso gennaio in Florida quando un drone avrebbe sparato contro la finestra della sua camera da letto.

Ad ogni modo, l’unica “potenza” di rilievo che sta forzando la mano per favorire l’avvento del governo mondiale è l’Unione europea. Stati Uniti e Russia non stanno andando in questa direzione.

La primavera che sta per iniziare si annuncia quindi estremamente interessante. Il 2021 è un anno e un periodo storico senza precedenti perché il mondo in questo frangente temporale saprà quale sarà il suo destino.

Da un lato, c’è il Grande Reset e l’avvento del Nuovo Ordine Mondiale, mentre dall’altro c’è il ritorno alla sovranità degli Stati nazionali senza la quale non può esistere alcuna vera indipendenza.

Non c’è libertà senza sovranità.

In entrambi i casi, sta alle persone individualmente scegliere quale strada prendere. Sta al singolo individuo scegliere se consegnarsi al mondialismo e abdicare alla propria intelligenza e umanità pagandone un prezzo molto alto, come sta già avvenendo con i casi di persone morte dopo il vaccino, oppure se scegliere di schierarsi contro questo disegno anticristiano che vuole distruggere l’umanità per renderla un ammasso di bestie senza dignità e diritti.

Solo chi avrà la forza il coraggio di difendere la propria libertà ce la farà. Gli altri si annienteranno con le loro stesse mani.

Subito dopo la primavera, c’è la Pasqua di Resurrezione e questo potrebbe rappresentare un segno significativo per chi crede.

La Resurrezione di Cristo potrebbe finalmente portare alla resurrezione delle sue forze qui sulla Terra dopo un lungo cammino di oscurità alla fine del quale però si inizia forse ad intravedere un po’ di luce e speranza.

https://lacrunadellago.net/2021/03/02/2021-lumanita-verso-il-grande-reset-del-nuovo-ordine-mondiale-o-verso-il-grande-risveglio/ 

 

martedì 2 marzo 2021

Il ritorno di Trump sulla scena. Ecco che cosa ha detto nel suo discorso al CPAC2021


Discorso integrale di Donald Trump al CPAC, nella prima apparizione dopo l’uscita dalla Casa Bianca

L’ex-presidente alla Conservative Political Action Conference (CPAC). “Non farò un nuovo partito, resteremo uniti e forti”. E su Biden, “in un mese siamo passati da America First a America Last”.

“Non faremo nuovi partiti. Loro continuano a dire che faremo un nuovo partito. Non faremo un nuovo partito. Abbiamo il Partito Repubblicano. Sarà unito e più forte che mai. Non farò un nuovo partito. È una Fake News”.

L’ex presidente Donald J. Trump domenica ha fatto a pezzi Joe Biden su questioni che vanno dalla crisi nascente al confine con il Messico alla politica estera, mentre tracciava quello che crede sia il futuro del movimento conservatore e si impegnava a non creare un nuovo partito.

“Joe Biden ha avuto il primo mese più disastroso di qualsiasi presidente nella storia moderna”, ha detto Trump, chiamando la nuova amministrazione “anti-lavoro, anti-famiglie, anti-confine, anti-energia, anti-donne e anti-scienza”.”In un mese siamo passati dall’America First all’America Last“, ha detto.

Trump ha parlato alla Conservative Political Action Conference (CPAC) a orlando, in Florida, segnando il suo primo grande discorso da quando ha lasciato l’incarico presidenziale. Ha parlato davanti ad una inneggiante folla in un evento in cui la sua influenza si è sentita tutta.

Si è concentrato principalmente sull’escalation della crisi al confine, su cui è tornato frequentemente mentre ha fatto a pezzi le decisioni di Biden di invertire tutta una serie di politiche della sua amministrazione, che a sua volta hanno provocato un’impennata di migranti al confine.

“La nuova amministrazione ha impiegato solo poche settimane per trasformare questo risultato senza precedenti in un disastro umanitario e di sicurezza nazionale auto-inflitto”, ha detto. “Eliminando sconsideratamente il nostro confine, le misure di sicurezza, i controlli, tutte le cose che abbiamo messo in atto, Joe Biden ha innescato una massiccia ondata di immigrazione illegale nel nostro paese come non abbiamo mai visto prima”.

L’ex presidente Donald Trump parla alla Conservative Political Action Conference (CPAC) domenica 28 febbraio 2021, a Orlando, Florida.

Ha anche colpito Biden sulla mancata riapertura delle scuole, che aveva promesso di fare ma che finora non ha mantenuto per la feroce resistenza in un certo numero di Stati e dei potenti sindacati degli insegnanti. “Joe Biden ha vergognosamente tradito la gioventù americana e sta crudelmente tenendo i nostri bambini chiusi nelle loro case, senza alcun motivo”, ha detto. Ha accusato i Democratici di voler far passare al Congresso un “boondoggle” (spreco di denaro) da 1,9 trilioni di dollari per far riaprire le scuole. “A nome di tutte le mamme ed i papà, chiedo a Joe Biden di aprire le scuole e di farle aprire subito”, ha detto.

L’amministrazione di Biden può vantare una campagna di vaccinazione galoppante, ma anche qui Trump sfodera le frecce per il suo arco: “Ho investito miliardi nei vaccini, con quello di Johnson & Johnson ne abbiamo tre e la produzione è merito mio”: Biden “sta solo attuando il mio piano”.

Ha spesso confrontato le varie misure di restrizioni anti-COVID in tutto il paese alla crisi dei migranti al confine e al previsto aumento delle ammissioni dei rifugiati. “La tua famiglia non può ancora uscire ed andare a mangiare nei ristoranti, ma Joe Biden sta facendo entrare migliaia e migliaia di rifugiati da tutto il mondo, persone di cui nessuno sa nulla”, ha detto.

Ha anche colpito Joe Biden sulle sue politiche energetiche, dicendo che avrebbero portato alla dipendenza energetica dalla Russia e dal Medio Oriente, che il Green New Deal della sinistra “è ridicolo” e che i prezzi della benzina “saliranno alle stelle”, così come sulla politica estera, dove ha rimproverato il blocco delle sanzioni all’Iran. “Lasciate le sanzioni, negoziate, qualcuno capisce cosa sto dicendo qui?”.

L’ex presidente Donald Trump parla alla Conservative Political Action Conference (CPAC) domenica 28 febbraio 2021, a Orlando, Florida.

Trump non ha ancora chiarito se parteciperà alle elezioni presidenziali del 2024, anche se ha detto che potrebbe considerare di battere i Democratici “per una terza volta“, in riferimento alla sua affermazione di aver vinto le elezioni del 2020, ma ha rassicurato al CPAC – evento che è sponsorizzato da Fox Nation – che i rapporti che affermavano che stava pensando di creare un nuovo partito erano “Fake News“. “Non stiamo fondando nuovi partiti, continuavano a dire ‘sta per fondare un partito nuovo di zecca’. Abbiamo il Partito Repubblicano, sarà unito e più forte che mai, non sto creando un nuovo partito, questa è una Fake News”. Le speculazioni che Trump stesse pensando di fondare un nuovo partito sono iniziata all’indomani dell’assalto del 6 gennaio al Campidoglio da parte dei manifestanti pro-Trump. Ma domenica Trump ha dichiarato che è impegnato con il GOP. “Non sarebbe geniale? Fondiamo un nuovo partito e dividiamo il nostro voto in modo che non possiate mai più vincere. No, non ci interessa”.

Ha chiesto una “riforma elettorale completa” ed urgente: “bisogna riscrivere le leggi elettorali e proteggere il voto perché i Democratici hanno usato la scusa del Covid per cambiare le regole in corsa” e “la Corte Suprema é stata codarda” e ha chiesto che i conservatori lavorino assieme per rompere i monopoli delle Big Tech. “I Repubblicani e i conservatori devono “aprire” le nostre piattaforme e abrogare le esenzioni di responsabilità della Sezione 230 e se il governo federale si rifiuta di agire, allora lo dovrà fare ogni Stato dell’unione, dove abbiamo i voti… I delle giganti Big Tech come Google e Facebook devono essere puniti con sanzioni ogni volta che mettono a tacere le voci conservatrici”. Rilancia anche sulla difesa del Secondo emendamento, il diritto a portare le armi.

Mentre prometteva l’unità del partito, non ha perso tempo a prendere di mira per nome e cognome un certo numero di Repubblicani che si sono opposti a lui o hanno votato per l’Impeachment. I nomi includevano il senatore Mitt Romney dello Utah, il senatore Ben Sasse del Nebraska, il rappresentante Adam Kinzinger dell’Illinois e la rappresentante Liz Cheney del Wyoming – che ha definito essere una “guerrafondaia”. “Non possiamo avere dei leader che mostrano più passione nel condannare i loro concittadini americani di quanta ne abbiano mai avuta nel tenere testa ai Democratici, ai media e ai radicali che vogliono trasformare l’America in un paese socialista”. I Repubblicani che sono stati molto critici nei suoi confronti hanno ricevuto un risultato pessimo nel “CPAC Straw Poll“. Il governatore del Maryland, Larry Hogan, ha ottenuto lo 0,1%, mentre il senatore Mitt Romney ha ottenuto lo 0,3%.

Ha esposto anche le questioni che i Repubblicani dovrebbero affrontare se vogliono riprendersi il Congresso e la Casa Bianca. “La missione del nostro movimento e del Partito Repubblicano deve essere quella di creare un futuro di buoni posti di lavoro, famiglie forti, comunità sicure, una cultura vibrante e una grande nazione per tutti gli Americani ed è quello che stiamo facendo”.

Ha previsto che un “presidente repubblicano farà un ritorno trionfale alla Casa Bianca”.”E mi chiedo chi sarà, mi chiedo chi sarà?” ha detto tra gli applausi della folla. “Chi, chi, chi sarà mi chiedo?”

L’ex presidente Donald Trump parla alla Conservative Political Action Conference (CPAC) domenica 28 febbraio 2021, a Orlando, Florida.

Trump non scende ufficialmente in campo, ma nel Partito Repubblicano resta l’unico giocatore in grado di vincere ancora.

L’aria che si respira alla grande Convention del Conservatori americani è tutta riassunta nel sondaggio proposto agli elettori conservatori presenti ad Orlando, in Florida, sede della manifestazione.

Il discorso di Trump è stato infatti preceduto dal “CPAC Straw Poll“, che ha sondato i partecipanti su chi avrebbero voluto vedere alle prossime elezioni. I partecipanti hanno scelto a valanga Donald Trump per una corsa nel 2024, con il 55% dei partecipanti che ha dichiarato che voterebbe per lui se le primarie del 2024 fossero oggi, mentre hanno votato per il governatore della Florida Ron DeSantis in un sondaggio separato qualora la loro prima scelta, Donald Trump, non si fosse ricandidato. Il governatore della Florida si è infatti piazzato al 43% dei voti, seguito dalla governatrice del Sud Dakota Kristi Noem con l’11% e da Donald Trump Jr. all’8%.

L’indice di approvazione di Trump nello straw poll era del 97%, con l’87% che diceva di approvare “fortemente” il lavoro di Trump come presidente. Ed il 68% delle persone presenti al CPAC ha detto nello straw poll che Trump dovrebbe “correre di nuovo per la presidenza”. Sempre il 95% di coloro che hanno risposto al sondaggio hanno detto che il GOP dovrebbe continuare con l’agenda Trump, mentre solo il 3% ha detto che dovrebbe “cambiare direzione”.

L’ex presidente Donald Trump parla alla Conservative Political Action Conference (CPAC) domenica 28 febbraio 2021, a Orlando, Florida.

Quello che appare è dunque un Trump in grande spolvero, tutt’altro che disposto a sotterrare l’ascia di guerra, certo disposto a lasciare libero il campo a una nuova leadership ma a una condizione: o il candidato alle elezioni del 2024 sarà lui oppure lo sceglierà lui. È la dura legge del consenso, e ancora una volta la prova della piazza (materiale e virtuale) premia Trump. Lo ha ricordato lui stesso quando ha snocciolato i 75 milioni di voti “conquistati dall’incumbent“.

“Per i prossimi quattro anni, i coraggiosi Repubblicani in questa stanza saranno al centro dello sforzo per opporsi ai Democratici-radicali, ai media delle notizie false e alla loro cultura tossica della cancellazione. E voglio che sappiate che continuerò a combattere proprio al vostro fianco”.

Sullo sfondo c’è la battaglia per le elezioni di medio termine che è già iniziata. L’avviso a Biden è che le speranze di dividere i Repubblicani sono minime, l’avvertimento agli avversari interni è che la loro rielezione passa per il “detto e non detto” di The Donald. Anche quando fa l’elenco dei nemici del GOP, scandisce i nomi con precisione chirurgica, li accusa di tradimento, di inciuci con il nemico (“bisogna liberarsene” chiede). “Se sei con me e sei eletto, se sei contro di me e vai a casa” lascia intendere (“Il mio endorsement è un potente strumento politico” dice).

Il rilancio personale di The Donald prosegue, anche perché in soli due mesi da quel 6 gennaio la situazione si è capovolta rapidamente: il suo più grande avversario tra i Democratici, il governatore di New York Andrew Cuomo, è in difficolta: è rimasto impigliato nelle accuse di sessismo al punto da fare una dichiarazione di scuse proprio durante lo show di Trump, mentre il Sindaco di New York Bill De Blasio è contestato dai circoli democratici della Grande Mela per la gestione del lockdown. Chuck Schumer ha una leadership traballante al Senato. Resta ancora in piedi la Speaker della Camera Nancy Pelosi, ma il gruppo progressista è a dir poco effervescente ed ha già chiesto alla Casa Bianca spiegazioni sul bombardamento in Siria.

Il governatore della Florida Ron De Santis

Ma il CPAC è stata anche l’occasione per l’emersione ormai chiara del governatore italo americano della Florida, Ron DeSantis, come nuova star dei Repubblicani. Il governatore ha tenuto botta durante il COVID, non ha chiuso con un lockdown “duro” le attività economiche, ha applicato una ricetta fatta di conservatorismo e pragmatismo, ed oggi appare il “numero due” dopo Trump nel GOP. Tutto questo a molti fa pensare a un ticket “Trump-DeSantis” per il 2024, e forse dopo la performance di Trump a Orlando non è un’ipotesi non troppo lontana dalla realtà. Entrambi infatti vengono dal Sunshine State, sono “aperturisti”, contro l’establishment del partito, amati dalla base che ha in Rush Limbaugh (il conduttore radiofonico da poco scomparso) un suo riferimento culturale.

Il solco è già tracciato: le elezioni nel 2022 e poi, nel caso di un ribaltone alla Camera e al Senato, la corsa di nuovo verso la Casa Bianca tra quattro anni. Le primarie? Per ora sono una formalità. In fondo, il nuovo inizio dei Repubblicani ha un titolo, la frase con cui Trump ha aperto il suo primo discorso da ex presidente: “Vi sono mancato?”.

Statua dorata di Donald Trump alla conferenza del Conservative Political Action (CPAC) venerdì 26 febbraio 2021, a Orlando

Altri momenti chiave del CPAC 2021

Molti gli speaker intervenuti alla Convention più importante del mondo conservatore americano.

Matt Gaetz

Il Rappresentante Matt Gaetz della Florida ha anch’egli criticato il governatore di New York Andrew Cuomo e la rappresentante repubblicana Liz Cheney, che aveva votato a favore dell’impeachment di Trump.”Parlando di persone che dovrebbero perdere le primarie, se Liz Cheney fosse su questo palco oggi verrebbe fischiata. La leadership del nostro partito non si trova a Washington, D.C.”, ha detto Gaetz alla folla. Egli ha anche sottolineato il trattamento a dir poco entusiastico dei media nei confronti del Governatore Andrew Cuomo durante gran parte della pandemia di Coronavirus: “ora, i falsi media e i loro alleati nella Silicon Valley avevano reso il governatore Cuomo un incrocio iconico tra Re David e Tom Brady – che grande bugia si è rivelata essere”, ha osservato.

Gaetz ha aggiunto che gli ex aiutanti del governatore nei suoi tre mandati hanno affermato che Cuomo aveva suggerito ad altri membri dello staff di impegnarsi nello “strip poker”, riferendosi ad una recente accuse di molestie sessuali contro il governatore – che Cuomo nega. “Nel frattempo, stavano ‘spogliando’ la nonna dal reparto COVID dell’ospedale e la buttavano nelle case di cura per anziani giusto il tempo di infettare tutti e poi di ritornare all’ospedale in modo che le morti potessero essere riconteggiate per la politica”, ha continuato.

Ted Cruz

Il senatore repubblicano del Texas, Ted Cruz ha tenuto un discorso appassionato durante il CPAC lo scorso venerdì, giurando che i Repubblicani populisti stile Trump sono qui per restare. “Il Partito Repubblicano non è il partito solo dei country club. Il Partito Repubblicano è il partito degli operai dell’acciaio e degli operai edili e dei lavoratori degli oleodotti e dei tassisti e dei poliziotti e dei vigili del fuoco, e dei camerieri e delle cameriere e degli uomini e delle donne con i calli sulle mani che lavorano per questo paese. Questo è il nostro partito e questi deplorevoli (in riferimento all’insulto coniato da Hillary Clinton, n.d.r.) sono qui per restare”, ha detto Cruz. “Lasciate che ve lo dica subito: Donald J. Trump non andrà da nessuna parte”, ha continuato. Ha anche fatto luce sul suo controverso breve viaggio con la famiglia a Cancun, in Messico, il mese scorso, mentre il suo stato natale, il Texas, veniva colpito da una tempesta invernale che ha scatenato una grave crisi energetica ed idrica.

Kevin McCarthy

Il Leader della minoranza alla Camera, Kevin McCarthy, prevede invece che il GOP si riprenderà la maggioranza nel 2022. “Non è una possibilità, ci riprenderemo la maggioranza. Siamo a cinque seggi di distanza”, ha detto sabato il leader della minoranza alla Camera durante una tavola rotonda al CPAC. “Scommetterei la mia casa… non ditelo a mia moglie, ma ci scommetterei”, ha detto. “Questa è la più risicata maggioranza che i Democratici abbiano avuto in 100 anni”. I Repubblicani hanno conquistato 12 seggi nelle elezioni del 2020, ed anche il sito di sondaggi di Sinistra FiveThirtyEight ha previsto che sono “sulla buona strada” per riprendere la Camera alle prossime elezioni.

https://osservatorerepubblicano.com/2021/03/01/il-ritorno-di-trump-sulla-scena-ecco-che-cosa-ha-detto-nel-suo-discorso-al-cpac2021/ 

 

lunedì 1 marzo 2021

Rivoluzione: guarire, da casa. Draghi punta su Remuzzi


Smontare il Covid? Possibile: basta agire per tempo, sapendo quali farmaci usare. Non c’è bisogno dell’ospedale: ci si cura a casa, con potenti dosi di antinfiammatori. In questo modo, si impedisce alla patologia di esplodere e la si “spegne” sul nascere. Lo afferma il professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’istituto farmacologico Mario Negri di Milano. La notizia? Mario Draghi ha intenzione di “arruolarlo” come suo consulente speciale, facendone il Fauci italiano: uno stratega, in grado di spezzare l’incantesimo del Covid, finora rivelatosi un disastro per l’Italia (niente cure precoci, e corsa all’ospedale quando ormai è tardi, in molti casi). Il primo a rivelare il piano-Draghi è stato il “Foglio”, sottolineando la scelta di utilizzare Remuzzi. Attenzione: nei mesi scorsi, il professore (insieme a Fredy Suter, a lungo primario di malattie infettive all’ospedale di Bergamo) ha diffuso una sorta di protocollo per le cure precoci, destinato a istruire i medici di famiglia, mettendoli finalmente nelle condizioni di trasformare il Covid in un problema affrontabile da casa, in pochi giorni. Istruzioni finora mai recepite dal ministero della sanità.
L’attuale protocollo-Covid è ancora «grottesco», come lo definisce il professor Pietro Luigi Garavelli, infettivologo e primario a Novara: le cure efficaci esistono (idrossiclorochina e colchicina, più eventualmente eparina), ma non sono state recepite dai gestori nazionali della sanità. «Ai pazienti alle prese coi primi sintomi si prescrive ancora l’inutile Tachipirina, lasciandoli in attesa a “friggere” nella loro febbre: in questo modo, non si fa nulla per contrastare il peggioramento, che poi gonfia i numeri dei ricoveri in emergenza», dicono i sanitari che assistono gratis i pazienti, attraverso associazioni come “Ippocrate”, che vantano il 100% di successi: tutte guarigioni ottenute senza bisogno di ospedalizzare nessuno. La terapia di Remuzzi è ancora più semplice: tanta vitamina D, e soprattutto antinfiammatori come il Nimesulide. Ma persino l’Aspirina (in dosi elevate) può bloccare l’evoluzione del Covid, scongiurando il pericolo. Sta dunque per cambiare la narrazione dell’emergenza, se Mario Draghi punta sul presidente dell’istituto Mario Negri? Sarà sfatato il tabù che ha finora impedito ai media di raccontare l’esistenza di terapie efficaci?
Proprio l’adozione di un protocollo nazionale per le cure precoci domiciliari (finora clamorosamente mancato) potrebbe essere l’arma vincente per uscire dall’incubo. Certo, a pesare come un macigno sono i 12 mesi di ritardo accumulati dal governo Conte, grazie alla sciagurata gestione dell’emergenza affidata al ministro Speranza e al suo consulente Walter Ricciardi. Occorre altro tempo, per mettere a punto la contromossa definitiva? Per questo, probabilmente, lo stesso Draghi convalida la colorazione di arancione di molte Regioni, per il prossimo mese. Primo obiettivo, transitorio: limitare i contagi, trovando il modo (intanto) di arginare il problema con i vaccini, cioè reperendo milioni di dosi e reclutando personale sanitario e siti per le vaccinazioni in ogni angolo d’Italia. Insomma: fine delle storielle imbarazzanti, come le costosissime “primule” di Arcuri. La risposta vaccinale è quella che va per la maggiore, nel mondo: si spera che i “vaccini” mRna («che non sono veri vaccini, ma terapie geniche», precisa Garavelli) possano funzionare, almeno per qualche mese.
Molti i dubbi, ovviamente: si teme che un innesto genetico come quello oggi in distribuzione (ancora sperimentale, e con grandi incognite sugli effetti collaterali a medio e lungo termine) possa rappersentare una soluzione solo momentaea, dovendo “inseguire” un virus Rna velocemente mutante. Strategica, invece, la risposta dei sanitari che hanno imparato a guarire i pazienti: vaccino o non vaccino, l’essenziale è sapere come fermare l’infiammazione in modo tempestivo. Se il governo Draghi adotterà questo approccio, raccomandando dai migliori medici italiani, è facile immaginare che il problema Covid sarà destinato a sparire dai titoli d’apertura dei telegiornali. L’importante è che il governo metta finalmente tutti i medici nelle condizioni di intervenire in modo risolutivo. Come? «Se abbiamo qualche sintomo che potrebbe essere riconducibile al Covid, non c’è tempo da perdere», premette “Qui Finanza”, citando un’intervista che Remuzzi ha rilasciato mesi fa a “Repubblica”. «Nessun falso allarmismo, ma soltanto buonsenso. Perché con questo virus non si scherza, e il tempo è una variante assolutamente determinante».
Remuzzi e Suter hanno firmato lo scorso dicembre un documento indirizzato ai medici di famiglia: fondamentale per curarsi a casa in sicurezza «anche prima di avere la conferma, tramite tampone, che si tratti proprio di coronavirus». Il protocollo si basa sulla letteratura scientifica e sull’esperienza clinica matirata sul campo, in tutto il mondo: «Strumenti essenziali e semplici, alla portata di tutti, per spiegare come vengono curati i pazienti Covid a casa loro, minimizzando il rischio di ricovero in ospedale». La parola d’ordine è tempestività. «Prima agisci, più hai successo nell’evitare il ricovero», ha spiegato Remuzzi a “Repubblica”. «Moltissimi italiani che si curano a casa ci telefonano perché hanno problemi di assistenza, che poi li inducono a rivolgersi al pronto soccorso. Però non ci vanno subito, ma solo quando si è già instaurata una fase iper-infiammatoria, e allora magari la malattia evolve negativamente».
Nei primi 2-3 giorni, quando la malattia è in fase di incubazione e si è presintomatici, inizia ad esserci una carica virale che sale, riassume “Qui Finanza”, sulla base del report di Remuzzi. Nei 4-7 giorni successivi, iniziano febbre e tosse e la carica virale diventa altissima. «Quello è il momento cruciale, ma è anche il momento in cui di solito non si fa niente, perché magari ci si limita a prendere l’antipiretico aspettando il tampone». Così, si può arrivare rapidamente al periodo di infiammazione eccessiva, quella che gli inglesi chiamano “hyper inflammation”, con sindrome respiratoria acuta: «E’ questa che mette le basi perché il virus arrivi ai polmoni, e lì si crei quella che gli immunologi chiamano “tempesta di citochine”, ovvero una reazione eccessiva del sistema immunitario che danneggia l’organismo». Un dramma che si può benissimo evitare, sostiene Remuzzi, se il medico di base sa come agire, da subito. Prevenire la fase di iper-infiammazione, dice Remuzzi, «è la cosa più importante in assoluto, per scongiurare un’evoluzione negativa della malattia».
Ovviamente non si tratta di una “cura fai da te”: è una strategia da seguire a casa sotto controllo medico (a patto che il medico, appunto, sia stato finalmente ragguagliato sui farmaci da somministrare). Prima ancora, il professor Remuzzi raccomanda l’assunzione di vitamina D, a scopo preventivo: alza le difese immunitarie, e quindi riduce di molto la possibilità di inconvenienti seri. Quando invece la malattia dovesse manifestarsi, secondo Remuzzi il medico di famiglia dovrebbe visitare il paziente, a casa, almeno una prima volta, per impostare la terapia (per seguire l’evoluzione, basteranno contatti solo telefonici). Prima mossa: «Appena si avvertono i primi sintomi, occorre suggerire subito l’antinfiammatorio, mentre il paziente aspetta il tampone». Remuzzi spiega anche cosa non fare. E cioè: «Non seguire la solita trafila ma chiamare subito il medico, non prendere la Tachipirina mentre si aspetta il tampone, non aspettare altri giorni per i risultati del tampone».
Quello che raccomandano Remuzzi e i suoi colleghi, aggiunge “Qui Finanza”, è di prendere vantaggio sul virus non appena si può. «Appena si avvertono i primissimi sintomi – come tosse, febbre, spossatezza, mal di testa, dolori ossei e muscolari – bisogna iniziare subito il trattamento, senza aspettare i risultati del tampone». Alle prime avvisaglie, «non bisogna assumere un antipiretico (come la Tachipirina) ma un farmaco antinfiammatorio, così da limitare la risposta infiammatoria dell’organismo all’infezione virale». Quali farmaci si possono prendere a casa, dietro prescrizione medica, prima dell’esito del tampone? «Quando la febbre supera i 37,3 gradi o se ci sono mialgie, dolori articolari o altri sintomi dolorosi, si possono assumere farmaci antinfiammatori chiamati “inibitori della ciclo-ossigenasi 2” (o Cox-2 inibitori), come il Celecoxib. Il medico può prescriverne, ovviamente se per quel paziente non ci sono controindicazioni, una dose iniziale di 400 milligrammi seguita da una di 200 nel primo giorno di terapia, e poi un massimo di 400 milligrammi per giorno nei giorni successivi, se necessario».
Un altro farmaco Cox-2 inibitore, utile a prevenire l’infiammazione eccessiva, è il Nimesulide, il più famoso dei quali è l’Aulin. «In questo caso la dose consigliata è di 100 milligrammi due volte al giorno, dopo i pasti, per un massimo di 12 giorni». Se invece ci sono problemi o controindicazioni per il Celecoxib e il Nimesulide, «si può anche ricorrere all’Aspirina, anch’essa in grado di inibire Cox-2». La semplice Aspirina? Sì, certo: in dosi da 500 milligrammi, due volte al giorno, dopo i pasti. Poi: «Se c’è febbre persistente, dolori muscoloscheletrici o altri segnali di infiammazione, il dottore può prescrivere anche un corticosteroide, come il Desametasone: i corticosteroidi inibiscono molti geni pro-infiammatori che producono citochine». Uno studio sul Nimesulide, pubblicato sull’”International Journal of Infective Diseases”, dimostra che riduce le componenti della famosa “tempesta di citochine”.
Un altro studio, pubblicato su “Anesthesia and Analgesia” rivela che «l’uso dell’Aspirina si associa a minor bisogno di ventilazione meccanica, minore necessità di essere ammessi in terapia intensiva e minore mortalità del paziente». Attenti, soprattutto, a non usare la Tachipirina: «La Società di Farmacologia francese ha trovato che l’utilizzo di paracetamolo, in persone che hanno forme avanzate della malattia, potrebbe persino nuocere, perché sottrae glutatione, antiossidante naturale prodotto dal fegato, sostanza importante per la capacità di difenderci dalle infezioni virali». Tutte notizie “lunari”, per il pubblico italiano, a cui giornali e televisioni – per un anno – hanno raccontato che dal Covid ci si “salva” solo all’ospedale, o ricorrendo al vaccino. Introdurre finalmente terapie precoci, gestibili da casa, significa compiere una sorta di “rivoluzione copernicana”, trasformando il Sars-Cov-2 (incluse le sue ovvie e continue “varianti”, essendo un virus Rna) in una patologia normalmente affrontabile, come tantissime altre. Il che permetterebbe di uscire davvero dall’incubo, mettendo fine all’allucinazione collettiva del panico e del distanziamento: se la malattia diventa curabile (e lo è già, come confermano Remuzzi e colleghi) l’emergenza non ha più ragione di esistere.
https://quifinanza.it/info-utili/video/covid-antinfiammatori-ricovero-remuzzi/444694/

Smontare il Covid? Possibile: basta agire per tempo, sapendo quali farmaci usare. Non c’è bisogno dell’ospedale: ci si cura a casa, con potenti dosi di antinfiammatori. In questo modo, si impedisce alla patologia di esplodere e la si “spegne” sul nascere. Lo afferma il professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’istituto farmacologico Mario Negri di Milano. La notizia? Mario Draghi ha intenzione di “arruolarlo” come suo consulente speciale, facendone il Fauci italiano: uno stratega, in grado di spezzare l’incantesimo del Covid, finora rivelatosi un disastro per l’Italia (niente cure precoci, e corsa all’ospedale quando ormai è tardi, in molti casi). Il primo a rivelare il piano-Draghi è stato il “Foglio”, sottolineando la scelta di utilizzare Remuzzi. Attenzione: nei mesi scorsi, il professore (insieme a Fredy Suter, a lungo primario di malattie infettive all’ospedale di Bergamo) ha diffuso una sorta di protocollo per le cure precoci, destinato a istruire i medici di famiglia, mettendoli finalmente nelle condizioni di trasformare il Covid in un problema affrontabile da casa, in pochi giorni. Istruzioni finora mai recepite dal ministero della sanità.

L’attuale protocollo-Covid è ancora «grottesco», come lo definisce il professor Pietro Luigi Garavelli, infettivologo e primario a Novara: le cure efficaci esistono (idrossiclorochina e colchicina, più eventualmente eparina), ma non sono state recepite dai gestori nazionali della  Il professor Giuseppe Remuzzisanità. «Ai pazienti alle prese coi primi sintomi si prescrive ancora l’inutile Tachipirina, lasciandoli in attesa a “friggere” nella loro febbre: in questo modo, non si fa nulla per contrastare il peggioramento, che poi gonfia i numeri dei ricoveri in emergenza», dicono i sanitari che assistono gratis i pazienti, attraverso associazioni come “Ippocrate”, che vantano il 100% di successi: tutte guarigioni ottenute senza bisogno di ospedalizzare nessuno. La terapia di Remuzzi è ancora più semplice: tanta vitamina D, e soprattutto antinfiammatori come il Nimesulide. Ma persino l’Aspirina (in dosi elevate) può bloccare l’evoluzione del Covid, scongiurando il pericolo. Sta dunque per cambiare la narrazione dell’emergenza, se Mario Draghi punta sul presidente dell’istituto Mario Negri? Sarà sfatato il tabù che ha finora impedito ai media di raccontare l’esistenza di terapie efficaci?

Proprio l’adozione di un protocollo nazionale per le cure precoci domiciliari (finora clamorosamente mancato) potrebbe essere l’arma vincente per uscire dall’incubo. Certo, a pesare come un macigno sono i 12 mesi di ritardo accumulati dal governo Conte, grazie alla sciagurata gestione dell’emergenza affidata al ministro Speranza e al suo consulente Walter Ricciardi. Occorre altro tempo, per mettere a punto la contromossa definitiva? Per questo, probabilmente, lo stesso Draghi convalida la colorazione in arancione di molte Regioni, per il prossimo mese. Primo obiettivo, transitorio: limitare i contagi, trovando il modo (intanto) di arginare il problema con i vaccini, cioè reperendo milioni di dosi e reclutando personale sanitario e siti per le vaccinazioni in ogni angolo d’Italia. Insomma: fine delle storielle Tamponiimbarazzanti, come le costosissime “primule” di Arcuri. La risposta vaccinale è quella che va per la maggiore, nel mondo: si spera che i “vaccini” mRna («che non sono veri vaccini, ma terapie geniche», precisa Garavelli) possano funzionare, almeno per qualche mese.

Molti i dubbi, ovviamente: si teme che un innesto genetico come quello oggi in distribuzione (ancora sperimentale, e con grandi incognite sugli effetti collaterali a medio e lungo termine) possa rappresentare una soluzione solo momentanea, dovendo “inseguire” un virus Rna velocemente mutante. Strategica, invece, la risposta dei sanitari che hanno imparato a guarire i pazienti: vaccino o non vaccino, l’essenziale è sapere come fermare l’infiammazione in modo tempestivo. Se il governo Draghi adotterà questo approccio, raccomandando dai migliori medici italiani, è facile immaginare che il problema Covid sarà destinato a sparire dai titoli d’apertura dei telegiornali. L’importante è che il governo metta finalmente tutti i medici nelle condizioni di intervenire in modo risolutivo. Come? «Se abbiamo qualche sintomo che potrebbe essere riconducibile al Covid, non c’è tempo da perdere», premette “Qui Finanza“, citando un’intervista che Remuzzi ha rilasciato mesi fa a “Repubblica”. «Nessun falso allarmismo, ma soltanto buonsenso. Perché con questo virus non si scherza, e il tempo è una variante assolutamente determinante».

Remuzzi e Suter hanno firmato lo scorso dicembre un documento indirizzato ai medici di famiglia: fondamentale per curarsi a casa in sicurezza «anche prima di avere la conferma, tramite tampone, che si tratti proprio di coronavirus». Il protocollo si basa sulla letteratura scientifica e sull’esperienza clinica maturata sul campo, in tutto il mondo: «Strumenti essenziali e semplici, alla portata di tutti, per spiegare come vengono curati i pazienti Covid a casa loro, minimizzando il rischio di ricovero in ospedale». La parola d’ordine è tempestività. «Prima agisci, più hai successo nell’evitare il ricovero», ha spiegato Remuzzi a “Repubblica”. «Moltissimi italiani che si curano a casa ci telefonano Remuzzi al lavoroperché hanno problemi di assistenza, che poi li inducono a rivolgersi al pronto soccorso. Però non ci vanno subito, ma solo quando si è già instaurata una fase iper-infiammatoria, e allora magari la malattia evolve negativamente».

Nei primi 2-3 giorni, quando la malattia è in fase di incubazione e si è presintomatici, inizia ad esserci una carica virale che sale, riassume “Qui Finanza”, sulla base del report di Remuzzi. Nei 4-7 giorni successivi, iniziano febbre e tosse e la carica virale diventa altissima. «Quello è il momento cruciale, ma è anche il momento in cui di solito non si fa niente, perché magari ci si limita a prendere l’antipiretico aspettando il tampone». Così, si può arrivare rapidamente al periodo di infiammazione eccessiva, quella che gli inglesi chiamano “hyper inflammation”, con sindrome respiratoria acuta: «E’ questa che mette le basi perché il virus arrivi ai polmoni, e lì si crei quella che gli immunologi chiamano “tempesta di citochine”, ovvero una reazione eccessiva del sistema immunitario che danneggia l’organismo». Un dramma che si può benissimo evitare, sostiene Remuzzi, se il medico di base sa come agire, da subito. Prevenire la fase di iper-infiammazione, dice Remuzzi, «è la cosa più importante in assoluto, per scongiurare un’evoluzione negativa della malattia».

Ovviamente non si tratta di una “cura fai da te”: è una strategia da seguire a casa sotto controllo medico (a patto che il medico, appunto, sia stato finalmente ragguagliato sui farmaci da somministrare). Prima ancora, il professor Remuzzi raccomanda l’assunzione di vitamina D, a scopo preventivo: alza le difese immunitarie, e quindi riduce di molto la possibilità di inconvenienti seri. Quando invece la malattia dovesse manifestarsi, secondo Remuzzi il medico di famiglia dovrebbe visitare il paziente, a casa, almeno una prima volta, per impostare la terapia (per seguire l’evoluzione, basteranno contatti solo telefonici). Prima mossa: «Appena si avvertono i primi sintomi, occorre suggerire subito Celecoxibl’antinfiammatorio, mentre il paziente aspetta il tampone». Remuzzi spiega anche cosa non fare. E cioè: «Non seguire la solita trafila ma chiamare subito il medico, non prendere la Tachipirina mentre si aspetta il tampone, non aspettare altri giorni per i risultati del tampone».

Quello che raccomandano Remuzzi e i suoi colleghi, aggiunge “Qui Finanza”, è di prendere vantaggio sul virus non appena si può. «Appena si avvertono i primissimi sintomi – come tosse, febbre, spossatezza, mal di testa, dolori ossei e muscolari – bisogna iniziare subito il trattamento, senza aspettare i risultati del tampone». Alle prime avvisaglie, «non bisogna assumere un antipiretico (come la Tachipirina) ma un farmaco antinfiammatorio, così da limitare la risposta infiammatoria dell’organismo all’infezione virale». Quali farmaci si possono prendere a casa, dietro prescrizione medica, prima dell’esito del tampone? «Quando la febbre supera i 37,3 gradi o se ci sono mialgie, dolori articolari o altri sintomi dolorosi, si possono assumere farmaci antinfiammatori chiamati “inibitori della ciclo-ossigenasi 2” (o Cox-2 inibitori), come il Celecoxib. Il medico può prescriverne, ovviamente se per quel paziente non ci sono controindicazioni, una dose iniziale di 400 milligrammi seguita da una di 200 nel primo giorno di terapia, e poi un massimo di 400 milligrammi per giorno nei giorni successivi, se necessario».

Un altro farmaco Cox-2 inibitore, utile a prevenire l’infiammazione eccessiva, è il Nimesulide, il più famoso dei quali è l’Aulin. «In questo caso la dose consigliata è di 100 milligrammi due volte al giorno, dopo i pasti, per un massimo di 12 giorni». Se invece ci sono problemi o controindicazioni per il Celecoxib e il Nimesulide, «si può anche ricorrere all’Aspirina, anch’essa in grado di inibire Cox-2». La semplice Aspirina? Sì, certo: in dosi da 500 milligrammi, due volte al giorno, dopo i pasti. Poi: «Se c’è febbre persistente, dolori muscoloscheletrici o altri segnali di infiammazione, il dottore può prescrivere anche un corticosteroide, come il Desametasone: i corticosteroidi inibiscono molti Desametasonegeni pro-infiammatori che producono citochine». Uno studio sul Nimesulide, pubblicato sull’”International Journal of Infective Diseases”, dimostra che riduce le componenti della famosa “tempesta di citochine”.

Un altro studio, pubblicato su “Anesthesia and Analgesia” rivela che «l’uso dell’Aspirina si associa a minor bisogno di ventilazione meccanica, minore necessità di essere ammessi in terapia intensiva e minore mortalità del paziente». Attenti, soprattutto, a non usare la Tachipirina: «La Società di Farmacologia francese ha trovato che l’utilizzo di paracetamolo, in persone che hanno forme avanzate della malattia, potrebbe persino nuocere, perché sottrae glutatione, antiossidante naturale prodotto dal fegato, sostanza importante per la capacità di difenderci dalle infezioni virali». Tutte notizie “lunari”, per il pubblico italiano, a cui giornali e televisioni – per un anno – hanno raccontato che dal Covid ci si “salva” solo all’ospedale, o ricorrendo al vaccino. Introdurre finalmente terapie precoci, gestibili da casa, significa compiere una sorta di “rivoluzione copernicana”, trasformando il Sars-Cov-2 (incluse le sue ovvie e continue “varianti”, essendo un virus Rna) in una patologia normalmente affrontabile, come tantissime altre. Il che permetterebbe di uscire davvero dall’incubo, mettendo fine all’allucinazione collettiva del panico e del distanziamento: se la malattia diventa curabile (e lo è già, come confermano Remuzzi e colleghi) l’emergenza non ha più ragione di esistere.

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