domenica 15 gennaio 2017

15 Gennaio 2017

RIFLESSIONE TRA COERENZA E CONTINUITA'

Riflessioni (tra me e me) su coerenza e continuità

Capita sin troppo spesso di assistere all'elogio della coerenza, da una parte o dall'altra di costruzioni artefatte, duali e del tutto umane..

Speculazioni fondate su premesse del tutto arbitrarie e su affermazioni, tutto sommato, gratuite.

Quest'elogio dipinge come moralmente ed eticamente “migliore” ed “auspicabile” l'essere fermi nelle proprie convinzioni, ma, mi chiedo, se sia realmente utile questo in un universo in eterno divenire; se davvero sia la scelta migliore cristallizzarsi su posizioni precostituite, dall'abitudine piuttosto che dalla programmazione culturale del sistema (siano esse posizioni di conservazione piuttosto che di quello che chiamiamo progresso).


In fondo lo sappiamo, perchè ci capita di incapparci ogni giorno, quanto spesso questa resistenza al cambiamento sia, in realtà, solo fossilizzazione; quante volte poi definiamo coerenza quella che è solo permanenza testarda in una visione personale spesso indotta.

Mi chiedo, allora, se non sia forse più appropriato definire la propria coerenza nella continuità; cioè averne un concetto ampio e legato all'evoluzione delle idee e dell'umanità, nonché delle condizioni oggettive che la determinano, allo scorrere, piuttosto che al permanere.
In questo quadro sono quindi il movimento e la mutazione a definire il senso del termine coerenza. Non più la ferrea resistenza ad ogni mutazione con la permanenza nelle proprie idee, ma la capacità di adattarsi mantenendo le proprie premesse ideali.

Queste premesse che motivano ogni nostra successiva scelta e che debbono, loro sì, permanere integre, perchè sono la causa prima che ha mosso i nostri passi.
Salde, non ferme, perchè non esiste questo concetto nell'universo.
Non assolute, perchè nessun essere umano ha la capacità esprimere concetti definibili in tal modo e comunque sensibili ai nuovi linguaggi, agli adattamenti necessari al mutare dei tempi, al percorso, all'idea del cammino e del continuo mutamento degli scenari. Alla maturazione, si spera, costante del nostro interiore.


Non credo sia possibile non avere alcuna presa di posizione, non in un contesto a breve termine e di fronte ad ingiustizie e differenze palesi… e forse non sarebbe nemmeno giusto il non averne.
Ma questo “essere di parte” non è legato ad una eterna appartenenza ad una fazione e ad un gruppo, non è il retaggio di un clan di tifosi eternamente legati ad un giogo di assoluta ed immotivata fedeltà, piuttosto la manifestazione concreta e momentanea di un'idea di fondo, di una visione di Mondo.
Nulla di assoluto e totalizzante, ma un passaggio di umani fra gli umani.


Lo spirito, l'Uno ed il destino dell'Universo sono altro. Ben separati e distinti dal contesto e dal momento in cui la scelta o la presa di posizione avvengono e noi ne dobbiamo restare coscienti, evitando le rigidità non necessarie e le parole inutili.


Quanto odio in meno nelle nostre esternazioni, se non fossimo obbligati in un concetto distorto di coerenza che ci chiede un'assoluta fedeltà alla manifestazione di un'idea eternamente cristallizzata: in una frase fatta, in un concetto di fondo… in una citazione libresca, in una affermazione pseudo-scientifica, tanto per fare alcuni esempi.
Quanta retorica e prosopopea potremmo evitare nelle nostre affermazioni se esse tenessero in appropriata considerazione il divenire. Quanto inutile spirito di giudizio eviteremmo, quanti roghi in meno costruiremmo, se non fossimo stretti dalla falsa coerenza nella convinzione assoluta di essere nel giusto.


Accettiamo l'idea del cambiamento che cambia, anche laddove a noi aggrada meno. Del movimento e dello scorrere. E del nostro esserne parte e componente.
Certo, nulla potrà cambiare se non passerà dal nostro interiore, lo si sente ripetere in continuazione, ma se questo è vero non potrebbe avvenire se per coerenza noi ci opponessimo al suo divenire. Di quanta inutile coerenza è composto il fallimento costante dell'alternativa al sistema... proviamo a pensarci!
Di quanta caparbietà la continua divisione, la frammentazione, il litigio costante in difesa di antichi fossili d'idea… cristallizzati negli anni e nel tempo.

Porre la nostra attenzione al passo ed al cammino e quindi al movimento, piuttosto che a noi stessi, all'importanza del viaggio e della mutazione, sarebbe la via di una nuova visione filosofica…! Forse sì!


Rosa Bruno

venerdì 13 gennaio 2017

Osho: Rischia ogni cosa per la Consapevolezza

13 Gennaio 2017
Risultati immagini per Rischia ogni cosa per la Consapevolezza
È un bene che ti stia rendendo conto di un fenomeno davvero essenziale: nelle relazioni sociali eri diventato meccanico, automatico. Venendo qui, sei più rilassato. La velocità della mente, piano piano va diminuendo. E man mano che la tua consapevolezza diviene limpida, la tua meccanicità va scomparendo. Devi comprendere che la consapevolezza e la meccanicità non possono coesistere, non esiste alcuna convivenza possibile tra questi due fattori. Nella vita sociale non ti è richiesto di essere consapevole – ci si aspetta che tu sia efficiente. L'efficienza è una qualità delle macchine, le macchine sono più efficienti degli esseri umani. Poiché è richiesta efficienza tu diventi più meccanico, e diventando più automatico la tua consapevolezza scompare. E la consapevolezza è il tuo vero essere. Con l'efficienza e la meccanicità, puoi riuscire a guadagnare più soldi, più potere, più prestigio, più rispettabilità, ma perderai te stesso. E stai perdendo te stesso molto a buon mercato: ciò che stai guadagnando in cambio non ha alcun valore. Sai quante persone hanno vissuto prima di te su questa terra? Ti rendi conto del fatto che milioni di loro erano persone di successo? Milioni di loro erano famosi nel loro tempo, e adesso la gente non ricorda nemmeno i loro nomi. Tutti sono scomparsi simili a sogni, senza lasciare alcuna traccia. Anche noi stiamo per scomparire nello stesso modo. Le uniche poche persone che sono morte e tuttavia continuano a vivere nell'amore della gente, nella fiducia della gente, non sono quelle di maggior successo – gli imperatori i conquistatori del mondo, i più ricchi. Quelle poche persone che, malgrado la loro morte, ancora pulsano nei cuori degli uomini appartengono a una categoria del tutto diversa: erano persone di consapevolezza, gente con un'anima. Il loro impatto è stato così profondo che resterà fino all'ultimo uomo. Gautama il Buddha, Lao Tzu, Kabir, Cristo, al Hillaj Mansur – costoro non possono essere dimenticati. Continueranno a vivere nelle dimensioni più profonde del vostro essere per la semplice ragione che non hanno mai fatto un compromesso fra la loro consapevolezza e le aspettative del mondo degli affari. Dunque, come prima cosa, sei diventato consapevole. Rendi la tua consapevolezza più acuta, e la prossima volta che ti relazioni in società non c'è bisogno di diventare come un automa. Forse non sarai efficiente come un robot – e allora? Forse non avrai l'efficienza che l'automatismo permette – e allora? Lascia che sia così, in questo modo spariranno come bolle di sapone. Non provare invidia per quegli automi. Sii compassionevole nei loro confronti e considerati appagato con la tua consapevolezza. Rischia ogni cosa per la consapevolezza, ma non mettere mai a rischio la consapevolezza per qualcos'altro. Non esiste un valore più alto della consapevolezza. La consapevolezza è il seme dell'essenza divina dentro di te. Quando giunge a una sua piena crescita, sei giunto al compimento del tuo destino. Più la tua consapevolezza va in profondità, meno potrebbero essere efficienti le tue azioni, ma avranno una qualità nuova – la qualità della grazia – che è ben più preziosa. Nessuna macchina può avere la qualità della grazia. Le tue azioni, le tue parole avranno una bellezza particolare. Nel modo in cui vive un uomo di consapevolezza, ogni momento è colmo di grazia e bellezza straordinarie. Ciò è riflesso nelle sue azioni, anche nelle azioni più piccole – nel semplice gesto della sua mano o anche solo nel modo in cui guarda, nella profondità dei suoi occhi o nell'autorità delle sue parole, oppure nella musica del suo silenzio. La sua stessa presenza è una celebrazione. 
Osho

giovedì 12 gennaio 2017

La strategia della tensione della NATO mette a rischio l'Europa


12 Gennaio 2017
 La strategia della tensione della NATO mette a rischio l'Europa
di Manlio Di Stefano
Bassezze e scorrettezze fanno parte della quotidianità politica nazionale e, in fondo, ogni Paese si piange le sue. Quando però la voglia di pestare i piedi al tuo successore mette a rischio la stabilità di altri popoli, allora occorre prestare attenzione.
Mi riferisco, in particolare, al Presidente uscente Obama ed al suo patetico addio alla presidenza americana fatto di sgambetti a Trump di cui l'ultimo, però, rischia di essere molto pericoloso per l'Europa tutta.
87 carri armati, obici semoventi e 144 veicoli da combattimento Bradley sono stati scaricati pochi giorni fa nel porto tedesco di Bremerhaven e, nelle prossime settimane, si aggiungeranno oltre 3.500 truppe della 4° Divisione di Fanteria di Fort Carson, una brigata di aviazione da combattimento che "vanta" circa 10 Chinook, 50 elicotteri Black Hawk e 1.800 membri del personale da Fort Drum nonché un battaglione con 24 elicotteri d'attacco Apache e 400 membri del personale da Fort Bliss, tutti destinati all'Est Europa come riporta l'Independent.
Si tratta del più grande trasferimento di armamenti e truppe americane in Europa dalla caduta dell'Unione Sovietica.
L'obbiettivo? Militarizzare l'Europa orientale con lo scopo, dichiarato, di "sostenere un'operazione della NATO per scoraggiare l'aggressione russa", la cosiddetta "Operazione Atlantic Resolve" nata dopo la crisi ucraina.
Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia si sentono "minacciate" dalla Russia e Obama che fa? Come un giocatore di Risiko preso dalla smania di conquistare la Kamchatka decide di sommergerci di carri armati.
Sia chiaro, Obama dopo due mandati sa perfettamente che non sarà la Russia di Putin a fare il primo passo per destabilizzare ancora di più l'est Europa e i Paesi Baltici e allora, l'unica ragione plausibile, è la stessa che accompagna da settimane questa triste chiusura di sipario su Obama: minare la ripresa dei rapporti tra Stati Uniti d'America e Russia, destabilizzare i rapporti tra Trump e Putin.
Ci ha provato cacciando i 35 ambasciatori russi dagli USA, ci ha provato con la storia dello spionaggio russo contro la Clinton, ci ha provato con la gigantesca bufala del ricatto su Trump e le prostitute russe (generato dall'area mediatica e di intelligence sotto l'influenza dei democratici) e ci prova, adesso, portando la tensione militare alle stelle ai confini con la Russia.
Ad oggi Trump, fortunatamente, ha rassicurato gli animi e parlato di ottime relazioni con la Russia e di stupidità da parte di chi alimenta tensioni e odio e, sinceramente, aspettiamo con ansia il 20 Gennaio per capire se alle parole seguiranno i fatti.
Da tempo la NATO (tanto per non dire gli Stati Uniti…) sta giocando con le nostre vite. Vite che hanno già conosciuto due guerre mondiali e sanno cosa si provi ad essere un vaso di coccio tra due d'acciaio.
Il M5S si oppone da sempre a questa immonda strategia della tensione e chiede, con una proposta di legge in discussione alla Camera dei Deputati, che la partecipazione italiana all'Alleanza Atlantica sia ridiscussa nei termini e sottoposta al giudizio degli italiani.
Il nostro territorio, le nostre basi, i nostri soldati (che saranno inviati in Est Europa) e la salute dei nostri connazionali non possono essere ostaggio di giochi di potere e degli umori del presidente americano di turno.

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