venerdì 9 agosto 2013

LA QUINTA TECNICA

 OshoNamaste
Quando Pitagora, uno dei maggiori filosofi greci, arrivò in Egitto per entrare in una scuola, una scuola esoterica segreta di misticismo, venne rifiutato e Pitagora era una delle migliori menti mai generate. Non riusciva a capire. Fece domanda diverse volte, ma gli venne detto che, se non fosse passato attraverso un particolare addestramento di digiuno e respirazione, non sarebbe stato ammesso alla scuola. Si dice che Pitagora abbia risposto: “Sono venuto per la conoscenza, non per una sorta di disciplina”. Ma le autorità della scuola dissero: “Non possiamo darti della conoscenza a meno che tu non sia diverso. E, in realtà, non siamo affatto interessati alla conoscenza, siamo interessati all’esperienza reale. Nessuna conoscenza è tale se non è vissuta e sperimentata. Perciò dovrai fare quaranta giorni di digiuno respirando continuamente in un determinato modo, con una particolare consapevolezza su particolari punti”.
Non c’era altra via, perciò Pitagora dovette sottoporsi a questo addestramento. Dopo quaranta giorni di digiuno e di respirazione, consapevole, gli fu permesso di entrare nella scuola. Si dice che Pitagora affermò: “Non state ammettendo Pitagora. Sono un uomo diverso, sono rinato. Avevate ragione e io avevo torto, perché prima il mio intero punto di vista era intellettuale.  Con questa purificazione il centro del mio essere è cambiato: dall’intelletto è sceso al cuore. Ora posso sentire le cose. Prima di questo addestramento potevo capire solo con l’intelletto, con la testa. Non sarà una filosofia, ma piuttosto, un’esperienza, sarà esistenziale”.
Qual era l’addestramento cui si sottopose?
Questa quinta tecnica è quella che fu data a Pitagora. Venne data in Egitto, di fatto la tecnica è indiana. La quinta tecnica di respirazione è la seguente:
“L’attenzione tra le sopracciglia, lascia che la mente preceda il pensiero.
Lascia che la forma si riempia con l’essenza del respiro fino alla sommità della testa e lì piova come luce”. Questa tecnica fu data a Pitagora, che la riportò in Grecia e, così, divenne il principio, lo strumento che diede vita a tutto il misticismo occidentale. Analizziamola.
“L’attenzione tra le sopracciglia…”. La fisiologia moderna, la ricerca scientifica, afferma che, tra le due sopracciglia, si trova una ghiandola e che questa è la parte più misteriosa di tutto il corpo: è detta ghiandola pineale, ed è il terzo occhio dei tibetani: shivanetra, l’occhio di Shiva, nel Tantra. Tra i due occhi c’è un terzo occhio, che esiste ma non è attivo.
E’ lì: può funzionare in qualsiasi momento, ma non funziona spontaneamente, per aprirlo si deve fare qualcosa. Non è cieco, è semplicemente chiuso. Questa tecnica serve ad aprirlo. “L’attenzione tra le sopracciglia…”. Chiudi gli occhi, poi falli convergere proprio nel mezzo delle sopracciglia, focalizzati esattamente nel mezzo degli occhi chiusi, come se guardassi esattamente nel mezzo, con entrambi. Dagli totale attenzione. Questo è uno dei metodi più semplici per essere attenti. Non puoi prestare attenzione a nessun’altra parte del corpo così facilmente: questa ghiandola assorbe l’attenzione con estrema facilità. Se le dai tutta la tua attenzione, gli occhi verranno ipnotizzati dal terzo occhio. Si fissano, non si possono muovere.
Questo terzo occhio è un magnete naturale, attiva l’attenzione, la forza. Ecco perché in tutto il mondo questo è uno dei metodi più usati. E’ il più semplice per addestrare l’attenzione: non sei solo tu che cerchi di essere attento, la ghiandola stessa ti aiuta, è magnetica, la tua attenzione viene spinta con forza verso di essa: viene assorbita. Nelle antiche scritture tantriche si dice che l’attenzione è cibo per il terzo occhio. Non è difficile: occorre solo conoscere il punto giusto; per trovarlo, devi lasciare che gli occhi chiusi si muovano esattamente nel mezzo, tra le due sopracciglia, finché non percepisci quel punto magnetico: allora, immediatamente gli occhi si fisseranno; quando sarà difficile muoverli, saprai di aver colto il punto giusto. “L’attenzione tra le sopracciglia, lascia che la mente preceda il pensiero…”. L’attenzione che ne seguirà ti farà sperimentare per la prima volta uno strano fenomeno: percepirai i pensieri correre di fronte a te; diventerai un testimone.
Sarà come essere di fronte a uno schermo cinematografico: i pensieri scorrono e tu sei un testimone. Generalmente non è così: ti identifichi sempre con i tuoi pensieri. Se c’è rabbia, diventi rabbia. Se un pensiero ti tocca, non sei testimone: diventate tutt’uno, ti identifichi con il pensiero, e ti muovi con esso.
Diventi il pensiero, ne assumi la forma. Quando c’è sesso, diventi sesso; quando c’è rabbia, diventi rabbia; quando c’è avidità, diventi avidità. Ti identifichi sempre con ogni pensiero che ti tocca. Non mantieni mai alcuna distanza tra te e il pensiero. Ma focalizzati sul terzo occhio, e all’improvviso diventerai un testimone. Tramite il terzo occhio puoi vedere i pensieri correre come nuvole nel cielo o come persone che si muovono per la strada. Ora, se c’è rabbia, puoi vederla come un oggetto.  Ora non senti più che tu sei arrabbiato. Senti di essere circondato dalla rabbia – una nube di rabbia è sorta intorno a te – ma tu non sei la rabbia, e se non lo sei, la rabbia diventa impotente. Non può influenzarti; non ne vieni intaccato. La rabbia verrà e se ne andrà, e tu rimarrai centrato in te stesso. E così, non ti identificherai più con i sentimenti negativi.
Quando quindi, l’attenzione è focalizzata al centro del terzo occhio, tra le sopracciglia, all’improvviso diventi un testimone, ma è vero anche il viceversa, ossia che se riesci a non identificarti con qualsiasi cosa accada, sarai automaticamente nel terzo occhio. E avrai un potere immenso, non sarai più schiavo degli istinti, sarai un individuo veramente libero. E la seconda conseguenza nell’essere nel terzo occhio, sarà che potrai sentire la vibrazione sottile e delicata del respiro, potrai percepire la forma del respiro, l’essenza stessa del respiro. La scienza stabilisce che respiriamo aria nella forma combinata di gas, ma il Tantra afferma che l’aria è solo un veicolo, di fatto tu respiri prana, vitalità. L’aria è solo il mezzo, il contenitore materiale; il prana è il contenuto, ed è qualcosa di sottile, di non materiale. Questo contenuto veniva definito “orgone” dallo psicologo tedesco Wilhelm Reich.
I suoi effetti possono essere percepiti. Quando sei con una persona molto vitale, sentirai sorgere in te una certa vitalità. Se sei con una persona molto malata, ti sentirai succhiato, come se ti venisse sottratto qualcosa. Perché ti senti così stanco quando vai all’ospedale? Vieni succhiato da ogni parte. L’intera atmosfera dell’ospedale è malata, lì tutti hanno bisogno di più energia, di più prana. Perciò se ti trovi lì, all’improvviso il tuo prana comincia a fluire fuori di te. Perché a volte quando sei in mezzo a una folla ti senti soffocare? Perché il tuo prana viene succhiato. Quando sei solo sotto il cielo mattutino, sotto gli alberi, all’improvviso senti in te una vitalità: il prana.
In particolare, il prana fluisce e defluisce in modo immediato e totalizzante, al contatto con la vostra Fiamma Gemella. Se essa prova malessere, ne sarete investiti, se essa nel profondo versa in armonia, tutto vi sembrerà ancora più armonioso e dopo il contatto sarete raggianti. Esistono delle testimonianze risalenti all’antico Egitto, secondo le quali alcuni individui hanno sperimentato il fluire del prana, senza la penetrazione dell’aria, rinchiudendosi in samadhi sotterranei.
“Lascia che la forma si riempia con l’essenza del respiro fino alla sommità della testa… “. E quando arriverai a sentire l’essenza del respiro, il prana, immagina semplicemente che la tua testa sia ricolma di quell’essenza. Immagina solamente. Non occorre alcuno sforzo. Quando sei focalizzato al centro del terzo occhio, ed immagini qualcosa, la cosa accade, lì per lì. Normalmente, la tua immaginazione è solo impotente: continui a immaginare e non accade nulla. Ma a volte,senza saperlo, nella vita comune, si verificano degli eventi dettati dall’immaginazione: stavi immaginando qualcosa a proposito di un tuo amico e all’improvviso qualcuno bussa alla porta.
Stavi “pensando”, immaginando una canzone alla radio, cambi stazione e la trovi. Dici che è una coincidenza che l’amico sia arrivato o che la canzone sia alla radio. A volte l’immaginazione funziona proprio come coincidenza; ma ora cerca di ricordare ogni volta in cui accade che senti la tua immaginazione diventare realtà, e analizza l’intera situazione; ritirati nell’interiorità e osserva. In un certo momento la tua attenzione deve essere stata vicina al terzo occhio. Quando ero bambina, mi capitava sempre di dire “ti immagini se…” e la cosa si verificava davvero. Tutti abbiamo questa capacità, in molti è completamente latente. Ogni volta che si verifica questa coincidenza, sembra tale perché non conosci la scienza occulta. Senza saperlo, la tua mente si deve essere spostata vicino al centro del terzo occhio. Se la tua attenzione si trova nel terzo occhio, la semplice immaginazione è sufficiente per creare qualsiasi fenomeno.
“Lascia che la forma si riempia”. Ora immagina che questa essenza stia colmando tutta la tua testa, in particolare la sommità del capo, il shasrara, il centro energetico più alto, e non appena te lo immaginerai si riempirà. “Lì” – alla sommità della testa – piove come luce”. Il prana piove dalla sommità della tua testa come luce. E “accadrà” che piova luce: quella pioggia di luce ti rinfrescherà, ti farà sentire completamente rinato, rinnovato. Questo è il significato della rinascita interiore. Perciò due cose: primo, focalizza nel terzo occhio, l’immaginazione diventa potente, efficace.

Una cosa fondamentale: prima di praticare queste tecniche, sii puro. Per il Tantra la purezza non è un concetto morale, la purezza è importante, perché se sei focalizzato nel terzo occhio e la tua mente è impura, la tua immaginazione può diventare pericolosa: pericolosa per te e per gli altri. Se pensi di ferire qualcuno, se questa idea è nella mente, il solo immaginarlo può ferire. Ecco perché si insiste così tanto sull’essere puri. A Pitagora fu detto di sottoporsi a un digiuno, a una particolare respirazione – questa respirazione – perché qui si viaggia su un terreno molto pericoloso. Perché ovunque esiste potere esiste pericolo, e se la mente è impura, non appena avrai potere i tuoi pensieri impuri se ne impadroniranno immediatamente. Mi preme dire che la quinta tecnica ha come applicazione pratica la stessa ipnosi. Quando qualcuno viene ipnotizzato, e gli viene detto di concentrare lo sguardo su un punto particolare: una luce, un punto sulla parete, o qualunque altro oggetto, esterno o interno (per esempio, un’onda energetica che fluisce all’interno del corpo), in tre minuti la sua attenzione interiore comincia a fluire verso il terzo occhio; ogni cosa che l’ipnotista dirà, sarà immediatamente verificata. Ecco perchè l’ipnosi è il mezzo curativo più potente ed efficace. Se l’ipnotista dicesse “ora ti stai addormentando profondamente”, ti addormenteresti profondamente… se ordinasse a una tua malattia di scomparire, essa scomparirebbe  immediatamente.
Milton Erickson, l’ipnotista psicoterapeuta più famoso dei tempi moderni, curò da solo diverse patologie, sperimentando “in itinere” i poteri dell’ipnosi. Mettendoti in mano un sasso l’ipnotista potrebbe dire: “Questo nella tua mano è fuoco”, e tu sentiresti un calore intenso; ti scotteresti la mano, non solo nella mente, ma di fatto. La tua pelle si brucerebbe veramente e proveresti una sensazione di bruciore. Che cosa succede? Non c’è alcun fuoco. C’è solo un comunissimo sasso, freddo. Come è possibile? Sei focalizzato nel centro del terzo occhio, la tua immaginazione riceve suggestioni dall’ipnotista ed esse diventano realtà. Non giocate mai con l’ipnosi da soli, se non sapete come utilizzare questo strumento e, se anche apprendeste i suoi meccanismi, non utilizzatela su altri se non avete l’assoluta certezza che la vostra mente sia lontana da ogni coinvolgimento verso essi. Rischiate altrimenti di perdervi in essa e negli effetti che le induzioni possono comportare… questo vale in modo assoluto se l’ipnosi è di tipo regressivo: non praticatela se avete l’impressione che quell’anima sia karmica e se non avete la certezza di essere perfettamente equilibrati per sostenere ogni reazione.
Nel terzo occhio, quindi. immaginazione ed attuazione non sono due cose distinte: l’immaginazione è il fatto. Immagina, ed è così. Non c’è frattura tra il sogno e la realtà. Per chi è centrato nel terzo occhio, i sogni diventeranno reali e l’intera realtà diventerà semplicemente un sogno, perché quando il tuo sogno può diventare reale sai che non esiste una differenza fondamentale tra sogno e realtà. Perciò quando Shankara dice che questo intero mondo è solo un sogno del divino, non è una proporzione teoretica, non è un’affermazione filosofica, è piuttosto l’esperienza interiore di colui che è focalizzato nel terzo occhio.
Immagina semplicemente che l’essenza del prana stia piovendo dalla sommità della testa, proprio come se fossi seduto sotto un albero e stessero piovendo fiori, oppure come se fossi sotto il cielo e improvvisamente da una nuvola cominciasse a piovere, o di mattina fossi semplicemente seduto e il sole sorgesse e i raggi cominciassero a riversarsi su di te. E’ sufficiente immaginare, e immediatamente quella pioggia accade: una pioggia di luce che cade sulla sommità della tua testa. Questa pioggia ti ri-creerà, ti farà rinascere. Ti sentirai bene, e rinato.
Tratto da: Il libro dei segreti di Osho
 http://www.visionealchemica.com/la-quinta-tecnica/

martedì 6 agosto 2013

Allo specchio

 
“Quando ci guardiamo allo specchio, l’unica cosa che non vogliamo vedere è un essere umano qualunque. Vorremmo vedere una persona speciale. Che ne siamo coscienti oppure no, non siamo affatto contenti di vedere un essere umano qualunque con le sue nevrosi, contrarietà e problemi. Vogliamo vedere una persona felice, ma vediamo qualcuno che è in difficoltà. Vogliamo credere di essere compassionevoli, ma ci scopriamo egoisti.

Ci piacerebbe essere eleganti, ma l’arroganza ci rende sgraziati. E invece di un individuo forte e immortale, vediamo qualcuno che è vulnerabile alle quattro correnti di nascita, vecchiaia, malattia e morte. Il conflitto tra quello che vorremmo vedere è fonte di enorme dolore. A imprigionarci in questo dolore è il nostro sentirci speciali, in altri termini la presunzione. La presunzione è quel fondamentale “attaccamento all’Io, io, io, io, me, me, me, mio, mio, mio” che colora la totalità della nostra esperienza.

Se guardiamo attentamente, noteremo una spiccata componente di presunzione in tutto ciò che pensiamo, diciamo e facciamo. Che posso fare per stare bene? Che penseranno gli altri? Che ci guadagno? Che ci perdo? Tutte domande radicate nella presunzione. Anche il sentimento di non essere all’altezza di chi ci crediamo di dover essere è una forma di presunzione.

Ci piace vederci forti e padroni di noi, ma siamo più simili a un fragile guscio che si rompe per un nonnulla. Quindi ci sentiamo profondamente vulnerabili, nel senso negativo del termine. Questo io vulnerabile richiede protezione, corazze, concentrazione di forze e pareti divisorie. Il risultato è una condizione di penosa prigionia. Abbiamo sempre più paura di rilassarci con le cose come sono, e dubitiamo sempre di più che le cose vadano come piacerebbe a noi.

Ci vuole coraggio per andare oltre la presunzione e vedere chi siamo veramente, ma è la strada che dobbiamo percorrere: questo processo inizia con l’autoriflessione. Il grande pandit indiano Aryadeva disse che il semplice mettere in dubbio che le cose siano come appaiono può scuotere alle fondamenta l’attaccamento abituale. Questo spirito di indagine è il punto di partenza dell’autoriflessione. Potrebbe essere che questo io così compatto si riveli diverso da come appare?

Abbiamo proprio bisogno di tenere in piedi la realtà, e possiamo farlo davvero? C’è vita oltre l’orizzonte della presunzione? Domande come queste sono il punto d’accesso all’investigazione della causa del nostro dolore. La pratica dell’autoriflessione richiede di prendere le distanze e osservare la nostra esperienza senza soccombere alla forza trainante della mente abituale. Così facendo siamo in condizione di guardare senza giudizi qualunque cosa si manifesti, e ciò direttamente contro la natura della nostra presunzione.

L’autoriflessione è il filo conduttore che collega le diverse tradizioni e lignaggi buddisti, inoltre ci consente di varcare i confini della pratica formale. Lo spirito di indagine dell’autoriflessione si può applicare in ogni situazione, ogni momento. L’autoriflessione è un atteggiamento, un approccio e un tirocinio. In parole povere è fare della pratica qualcosa di autentico e valido per noi personalmente.

Se guardiamo la nostra mente abituale senza falsità e senza giudizi, vediamo oltre i suoi limiti chi siamo veramente. Oltre l’io e quello che vuole e che non vuole, oltre l’io che respinge e che pretende continuamente, c’è la nostra vera natura, il nostro vero volto. È il volto della nostra condizione naturale, libera dallo sforzo di diventare quello che non siamo. È il volto di un essere potenzialmente realizzato che dispone di saggezza, qualità e coraggio illimitati.

Vedendo tanto il nostro potenziale più profondo quanto i nostri limiti, cominciamo a capire la causa della nostra sofferenza e a fare qualcosa per porvi rimedio. Quando pratichiamo l’autoriflessione ci assumiamo la responsabilità della nostra liberazione. Questa via intransigente richiede uno spirito coraggioso e impavido. Trascendere l’ordinaria nozione di sé porta direttamente alla verità della nostra essenza di buddha, al nostro vero volto, e alla libertà dalla sofferenza.

Aderire all’ordinaria nozione di sé o io, è la fonte di tutto il dolore e la confusione che ci abitano. Il paradosso è che quando cerchiamo questo “io” tanto amato e protetto, non troviamo nulla. L’io è sfuggente e inafferrabile. Quando diciamo: “Sono vecchio” l’io diventa il corpo. Quando diciamo: “Il mio corpo” l’io diventa il proprietario del corpo. Quando diciamo: “Sono stanco” l’io si identifica con le sensazioni fisiche ed emotive. L’io è le nostre percezioni quando diciamo: “Io vedo,” e i nostri pensieri quando diciamo: “Io penso.”

Dal momento che non è possibile trovarlo all’interno o al di fuori di queste componenti, si potrebbe concludere che l’io sia ciò che è cosciente di tutto questo, il conoscitore o mente. Ma se cerchiamo la mente, non troviamo nulla che abbia forma, colore o aspetto. Questa mente che identifichiamo con noi stessi, quella che si potrebbe definire la mente egocentrica, controlla tutte le nostre azioni. Eppure nessuno l’ha mai vista, il che è un po’ inquietante, come avere in casa un fantasma tuttofare. […]

Lo strano è che non ci poniamo la domanda. Diamo per scontato che debba esserci qualcuno o qualcosa. Ma fino a oggi la nostra vita è stata gestita da un fantasma, ed è venuto il momento di dire basta. Da un lato la mente egocentrica ci ha servito, ma non ha fatto i nostri interessi. Ci ha adescato nella sofferenza del samara e ci ha schiavizzato. Se esaminiamo il rapporto ‘ schiavistico’ che abbiamo con la mente egocentrica, ci accorgiamo di come sa essere insistente e fraudolenta, istigandoci a fare cose che sortiscono conseguenze indesiderabili.

Se volete smettere di essere schiavi di un fantasma, dovete intimare alla mente egocentrica di mostrarsi. Nessun fantasma che si rispetti apparirà su richiesta! Fatelo specialmente quando sentire che sta avendo la meglio, quando vi minaccia, vi intimidisce o vi tiranneggia. Raddrizzate la schiena e sfidatela. Non siate ingenui, vaghi o arrendevoli. Quando sfidate la mente egocentrica siate decisi ma pacati, acuti, ma non aggressivi. Quando nessuna mente uscirà fuori per dire: “Eccomi!” la mente egocentrica comincerà a perdere la sua presa su di voi e il peso dei problemi si allevierà. Verificate di persona.

Quando la investighiamo direttamente, la mente egocentrica si rivela per quella che è: l’assenza di tutto ciò che crediamo che sia. Smascherare questa mente, questo io all’apparenza così compatto, è assolutamente possibile. Ma, a questo punto, cosa resta? Resta una consapevolezza aperta, intelligente, libera da un io da amare e proteggere. È la mente della saggezza primordiale che tutti gli esseri possiedono. Rilassarsi in questa scoperta è vera meditazione, e la vera meditazione porta alla comprensione suprema e alla libertà dalla sofferenza.

Cercare la mente egocentrica è molto importante. È l’unico modo per accertarsi che non può essere trovata. E se non è possibile trovarla, non è possibile neppure trovare un io: come faremo, allora, a prendere i nostri pensieri, le nostre emozioni ed esperienze in modo tanto personale? […] Possiamo scoprire la bellezza della nostra natura interiore quando smettiamo di manipolare tutto ciò che incontriamo allo scopo di rafforzare un’identità personale. Questo è l’approccio alla vita del praticante.

A pensarci, come è possibile praticare l’autoriflessione quando ci si afferra a un io? Tutto diventa personale: il nostro dolore, la nostra rabbia, i nostri difetti. Quando pensieri ed emozioni sul piano personale, ci tormentano. Osservate i pensieri e le emozioni in questo modo è come cacciare il naso in qualcosa di maleodorante: a che serve, se non ad aumentare il dolore? Non è il tipo di osservazione di cui stiamo parlando.

La prospettiva dell’assenza dell’io ci permette di gustare qualunque cosa emerga dalla coscienza. Prendiamo atto che tutto ciò che emerge è una conseguenza delle nostre azioni passate, o karma, ma non si identifica con noi. Pensieri ed emozioni sogeranno sempre. Lo scopo della pratica non è quello di sbarazzarsene. Non si può mettere fine ai pensieri proprio come non si può mettere fine alle circostanze mondane apparentemente favorevoli o avverse.

Quello che si può fare, però, è accoglierli e lavorarci sopra. A un certo livello, non sono altro che sensazioni. Quando non li solidifichiamo o giudichiamo come buoni o cattivi, giusti o sbagliati, favorevoli o sfavorevoli, possiamo metterli a frutto per progredire sul sentiero. Mettiamo a frutto pensieri ed emozioni guardandoli emergere e dissolversi. Così facendo, ne vediamo l’insostanzialità. Quando siamo capaci di vederli in trasparenza, ci rendiamo conto che non hanno potere di legarci, sviarci o distorcere il nostro senso della realtà. E non ci aspettiamo più di vederli cessare.

L’aspettativa stessa che pensieri ed emozioni debbano cessare è un fraintendimento. Questo fraintendimento si può superare con la meditazione. Nei sutra si dice: “A che serve il concime, se non a fertilizzare le piantagioni delle canne da zucchero?” Analogamente potremmo dire: “A che servono pensieri ed emozioni (di fatto tutte le nostre esperienze), se non a nutrire la nostra comprensione?” Quello che ci impedisce di farne buon uso sono le paure e le reazioni derivanti dalla nostra presunzione. Perciò il Buddha ci esortava a lasciare queste cose a se stesse.

Senza farvi intimorire o cercare di controllare alcunché, lasciate che tutto si manifesti spontaneamente senza interferire. Quando la mente egocentrica diventa trasparente per effetto della meditazione, non c’è più motivo di temerla. Ciò riduce di molto la nostra sofferenza. Si può arrivare a nutrire una vera e propria passione per la contemplazione della mente in tutti i suoi aspetti. Questo è l’atteggiamento che sta al cuore dell’autoriflessione.”

(Dzigar Kongtrul, Ora sta a voi: la pratica dell’autoriflessione nel sentiero buddista, Astrolabio, 2006)


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sabato 27 luglio 2013

LE VERITÀ GRILLIANE E LO SPIRITO RIBELLE


LETTERA

LE NEFANDEZZE SONO ALL'ORDINE DEL GIORNO IN QUESTO PAESE

Caro Valdo, sono Nicola da Milano e, seguendo le tue dritte le mie cose vanno bene per quanto riguarda l'alimentazione proposta da te, ma male per i pensieri positivi perché, purtroppo, devo incazzarmi quando leggo grosse castronerie. Come ben sai ho un paio d'anni più di te e posso affermare, senza tema di smentita alcuna, di aver mangiato nella mia lunga vita tanta merda di qualsiasi sapore. Tanto da arrivare a capire che nel nome delle religioni e della politica abbiamo assistito ad ogni tipo di nefandezza.

PER SCROLLARCELI DI DOSSO CI VORREBBE SOLO UN GOLPE

Avevo deciso, per la prima volta, di non andare più a votare perché disgustato a 360 gradi dai politicanti da strapazzo che ci tocca sciropparci da quando esiste la presente repubblica! Il letame che oramai avviluppa questa bellissima ma sfortunata nazione ci sta sfiorando ogni giorno di più e molti saggi (non i 10 proposti da Napolitano) hanno detto che ben difficilmente ce li scrolleremo di dosso in modo "democratico". In parole povere ci vorrebbe un golpe!

LE PANCE SONO ANCORA PIENE

Il problema è che, contrariamente a quello che vogliono farci apparire, girano ancora tanti soldi in questa nazione. Le pance sono ancora piene per cui, essendo un popolo di opportunisti e di vigliacchi, non siamo neanche in grado di fare una rivoluzione.

BEPPE GRILLO DICE DA ANNI COSE TUTTE VERE, RISCHIANDO PURE LA VITA

È per questo che, alla mia veneranda età, sono tornato a votare scegliendo un pazzo fottuto di nome Beppe Grillo, che seguo da anni per le cose che dice, tutte vere, rischiando pure la vita. Pensavo ad un golpe soft, il suo compito era quello di portare lo scompiglio, cosa che è veramente avvenuta e che a noi cittadini non è costata neanche un euro.

FU L'UNICO A DIRE IN ANTICIPO CHE LA PARMALAT STAVA PER SALTARE

Ricorderai quando anni fa diceva che la Parmalat stava per saltare e gli davano del povero comico avvinazzato! Poi scoprimmo che era tutto vero ed a molti italiani, a tal riguardo, gli brucia ancora il culo.

TELEVISIONE E GIORNALI TRASMETTONO CASTRONERIE A RUOTA LIBERA

La mia incazzatura deriva dalle castronerie che vengono dette a sproposito sui comportamenti di Grillo e dei deputati a 5 stelle. Mai che prima di parlare e dire grandi cavolate ci si informasse e si facesse sapere agli italiani come stanno esattamente i fatti.

SI ETICHETTA GRILLO DA DITTATORE PERCHÈ METTE ALLA PORTA I PECORONI E I VOLTA-GABBANA

In questa nazione corrotta fino alle midolla si dà del dittatore a Grillo per aver messo alla porta qualche stronzetto che gioca pure a fare la vittima o il semi-eroe. Qualche stronzetto che, per fottersi tutto il malloppo, decide di passare nel gruppo misto, becera usanza solo italiana. Così non deve restituire niente a nessuno, a dispetto di quanto aveva firmato in senso opposto. In questa nazione di pecoroni non siamo in grado di difenderci dai volta-gabbana che cambiano casacca durante la legislatura.

NON APPENA SNIFFANO I SOLDI IN ARRIVO ABBANDONANO GRILLO E PASSANO SULL'ALTRA SPONDA

Di seguito ti faccio avere un documento interessante dal quale si evince chiaramente cosa stanno facendo questi "cittadini" in mezzo ad insulti e sberleffi. Sotto a tale documento c'è un link dal quale è stato ricavato quanto segue ed anche altre ghiotte informazioni. Vorrei fati notare che il Sel sembrava essersi sintonizzato col M5S ma nel momento in cui sono apparsi i soldi hanno abbandonato Grillo per votare insieme ai soliti galantuomini! Che fogna.

IL DECIMO SITO PIÙ VISITATO AL MONDO È QUELLO DI BEPPE GRILLO

Se poi uno si vuole divertire può entrare nel sito di Beppe Grillo http://www.beppegrillo.it ( per coloro che non sono al corrente è il 10° sito visitato al mondo) dove si possono leggere e vedere le cose vere e non le baggianate scritte dai giornalisti-leccaculo del potere.

SU 5 GIORNI A 5 STELLE TUTTO VIENE DOCUMENTATO

Se cliccate su "5 Giorni a 5 stelle" c'è tutto il lavoro della settimana con i video (rigorosamente postati su youtube) degli interventi dei deputati e senatori del M5S! Tutto documentato e non chiacchiere infami.

NON SOPPORTO L'IPOCRISIA, LA VILTÀ E LA DISINFORMAZIONE DEI GIORNALISTI-LECCACULO

Tanto ti volevo dire solo perché non riesco più a stare zitto davanti alla disinformazione (voluta e/o involontaria). Abbiti un caro abbraccio e, se puoi, fatti delle belle vacanze.
http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/07/laria-fritta-fa-male-alla-salute-il.html
Nicola from Milano

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RISPOSTA

UNA VENTATA DI VERITÀ SI PERCEPISCE COME IL PROFUMO DELLA VIOLETTA O DEL CICLAMINO

Ciao Nicola. Uno squarcio di verità e una ventata di aria pura ogni tanto ci vuole, in mezzo alla marea di storture, di manipolazioni, di omertà, di collusioni, di favori, di spintarelle, di manovre incommentabili condotte dietro le quinte. Tu poi ci metti pure un pizzico di pepe in più, che non guasta affatto.

BRUNO, PERTINI E RAJNESH

Ricorro solo a qualche massima illuminante. "Quale ingenuità e quale mortificazione chiedere a chi ha il potere di riformare il potere". E lo diceva Giordano Bruno. "Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo va cacciato anche con mazze e pietre". Non lo diceva Lenin ma un presidente-partigiano di nome Sandro Pertini. "Voi potreste essere l'ultima generazione a cui è possibile ribellarsi. Se non vi ribellate potrebbe non presentarsi più l'opportunità di farlo e l'intera umanità potrebbe essere ridotta a stato di robot". E questa è una perla firmata Osho Rajnesh.

UNA ISTIGAZIONE ALLA TRASPARENZA

Non rinunciamo allo spirito pacifista e gandhiano che ci anima. La nostra, sia ben chiaro non è istigazione alla violenza ma istigazione alla trasparenza, alla coerenza, a dire le cose come stanno, a trasformare una buona volta la televisione che entra nelle case in strumento di formazione e di vera informazione e non di sistematica diseducazione pubblica sui fatti, sui concetti, sulla salute, sulla politica, sulle tasse, sulle banche.

NESSUNO CI OBBLIGA A PAGARE I FALSARI DELL'INFORMAZIONE

Altrimenti niente canone. Altrimenti rottamazione sistematica del mostro mediatico racconta-balle. Al posto del televisore ci metteremo un piccolo acquario, o magari un cocorito, o un merlo indiano pronto a darci simpaticamente dello scemo e del cretino, ma non a prenderci per i fondelli in continuazione, come Perderemo le partite di calcio e gli avvenimenti sportivi, perderemo gli spot a favore di cocacola, di mcdonald e della B12. Perderemo le scemenze mozza-seno di Angelina Jolie e i vergognosi commerci di reni e di altri organi umani contrabbandati per opere di bene.

PERDEREMO DAVVERO IL MEGLIO DELLA VITA

E, disperazione nera, rinunceremo alle ricette salutistiche di Gusto, di Cotto e mangiato, oltre che agli spot sulle dentiere ad ora di pranzo. E sentiremo terribilmente la mancanza di Giorgio Calabrese, simbolo delle frattaglie genuine e del vino doc. E avremo finalmente più tempo per respirare, per starcene al sole, per nuotare, per succhiare acqua biologica innocente e non più sangue e budella di povere creature sottoposte a coltelli e a strazi.

STIAMO ATTENTI A COSA METTIAMO NEL CARRELLO

Quando poi la gente imparerà a liberarsi dai bisogni fasulli, e bazzicherà invece i reparti ortofrutta, lasciando i miasmi del reparto carni agli amanti della fogna e dell'orrido, i supermercati dovranno necessariamente ristrutturarsi, e l'umile terra verrà di nuovo rispettata, assieme all'acqua, all'aria. al sole e agli elementi-base della creazione.

COSCIENZA ECOLOGICA INNANZITUTTO

Non più ubriacature di consumismo. Non più perdite di tempo in vicoli senza uscita, ma un ritorno al Vivere secondo Natura, un ritorno al rispetto delle regole e alla predilizione verso i valori. Concludo con un pensiero cinese piazzato in bella evidenza sopra gli orinatoi dei servizi igienici dell'aeroporto di Kaohsiung-Taiwan: "Eco-awareness bring great fortune" (una coscienza ecologica non può che portarti grande fortuna). Non è casuale che Taiwan faccia da maestra e da ammonitrice a 2 miliardi di cinesi nel mondo.

Valdo Vaccaro
http://valdovaccaro.blogspot.it/2013/07/le-verita-grilliane-e-lo-spirito-ribelle.html