giovedì 28 marzo 2019

PAURA DELLA MORTE VUOL DIRE UNA VITA VISSUTA SOLO PARZIALMENTE

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Spesso appare la paura della morte, forte e intensa, e la paura di dover lasciare tutta questa bellezza, amicizia e amore. Come ci si può rilassare nella certezza della morte?

Prima di tutto, è possibile rilassarsi solo quando la morte è una certezza. Rilassarsi è difficile quando le cose sono incerte. Se sai che morirai domani, la paura della morte scompare completamente. Che senso ha sprecare la vita? Hai solo un giorno da vivere – vivi il più intensamente possibile, il più totalmente possibile.

La morte potrebbe anche non arrivare. La morte non arriva per chi vive la vita con grande intensità e totalità. E, persino se verrà, le persone che hanno vissuto totalmente le daranno il benvenuto perché è un grande sollievo. Sono stanchi di vivere – hanno vissuto totalmente e intensamente – quindi la morte arriva come un’amica. Proprio come, dopo che hai lavorato duramente per tutta la giornata, la notte arriva come un grande rilassamento, come un sonno ristoratore, così la morte arriva dopo la vita. La morte non ha nulla di brutto in sé; non c’è nulla di più pulito.

Se la paura della morte arriva, vuol dire che ci sono alcuni vuoti che non sono stati colmati dal vivere. Queste paure della morte, quindi, sono indicative e possono essere di grande aiuto. Ti mostrano che la tua danza dev’essere un po’ più veloce, che devi far ardere la torcia della tua vita da entrambe le estremità.

Danza così velocemente che il danzatore scompare e rimane solo la danza.
Allora la paura della morte non potrà venire a trovarti.

“…e la paura di dover lasciare tutta questa bellezza, amicizia e amore.” Se sei totale qui e ora, chi si preoccupa del domani? Domani ci si penserà. Gesù ha ragione quando prega Dio così: “Signore, dammi il mio pane quotidiano’’. Non chiede neppure il pane per domani; oggi è sufficiente. Devi imparare che ogni momento ha una sua completezza.

La paura di dover lasciare tutto questo arriva solo perché non vivi completamente nel momento; altrimenti non ci sarebbero né il tempo, né la mente, né lo spazio.

Una volta chiesero a un mercante: “Quanti anni hai?”.
Lui rispose: “Trecentosessanta”.
L’altro non riusciva a crederci, e disse: “Ripetilo, per favore. Forse non ho sentito bene”.
Il mercante allora gridò: “Trecentosessanta!”.
L’altro replicò: “Perdonami, ma non posso crederci. A me non sembri averne più di sessanta!”.
E il mercante: “Hai ragione anche tu. Se consideri il calendario, ne ho sessanta. Ma se consideri la mia vita, ho vissuto sei volte di più di chiunque altro. In sessant’anni sono riuscito a viverne trecentosessanta”.
Dipende dall’intensità.

Ci sono due modi di vivere.

Uno è quello del bufalo, che vive lungo una linea orizzontale.

L’altro modo è quello del buddha che vive verticalmente, in altezza e in profondità. Allora ogni momento può diventare un’eternità.
Non sprecare il tuo tempo in banalità; vivi, canta, danza, ama con la massima totalità e fluidità di cui sei capace. Vedrai che le paure non interferiranno, e non sarai più preoccupato di cos’accadrà domani. L’oggi è sufficiente. Se viene vissuto, è stracolmo; non lascia spazio a nient’altro. È quando la vita non è vissuta che arrivano preoccupazioni e paure.

Vivi, ama, e fai di ogni momento un’estasi profonda. Tutte le paure scompariranno.

Osho, The Golden Future #25


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