mercoledì 28 marzo 2018

La mia città del futuro


di Beppe Grillo – Ci sono alcuni aspetti che non è possibile ignorare quando pensiamo alle nostre città. Abitiamo in questi bunker a cielo aperto, dove oramai è difficile uscire. Sono ambienti pensati nell’800, sono fatti per tante persone che lavorano.
Sebbene quest’ultima frase possa sembrare banale, non lo è. Le città dove viviamo sono immaginate per tante persone, ma non così tante come ce ne sono ora, nè per lo sviluppo urbano che si prevede. Oggi Roma è la 13esima città più trafficata al mondo (Milano è al 50esimo posto, Napoli 53, Torino 104), in media un cittadino romano passa 4 giorni e 4 notti ogni anno nel traffico.
Inoltre sono fortezze, bunker a cielo aperto, dove si rimane rinchiusi. Tutto ciò che abbiamo costruito nelle città è pensato per il lavoro, anzi per un certo di tipo di lavoro. Con le tecnologie già esistenti potremmo cambiare da domani l’aspetto delle nostre città. Roma per esempio spende più di 230 milioni all’anno solo per la manutenzione stradale e sue infrastrutture.
Ed è incredibile, chi lavora come impiegato passa dal computer di casa a quello dell’ufficio. Non ha senso. Potremmo far rimanere a casa questi dipendenti. Magari un po’ alla volta. Iniziando con 2 o 3 giorni alla settimana.
La maggior remora riguardo al lavoro da casa è per la produttività. C’è l’idea che lavorare da casa sia meno conveniente per le imprese. Tutto il contrario. Secondo una ricerca effettuata da British Telecom, un operatore telefonico britannico, con i suoi 10mila lavoratori da casa, ha il 20% in più di resa rispetto a chi lavora in ufficio.
Per quanto riguarda l’Italia, i dati diffusi dall’Osservatorio Smart Working del politecnico di Milano, lavorare da casa aumenta la produttività mediamente del 25%, raggiungendo picchi del 50% in più.
Il motivo riguarda il lavorare in un ambiente più comodo, tranquillo, senza distrazioni date da colleghi e continue riunioni (uno delle prassi più inutili delle imprese).
Ora immaginate con un cambiamento così semplice cosa accadrebbe dal giorno dopo: meno traffico, meno inquinamento e quindi meno spese per la manutenzione e la sanità, cittadini più tranquilli e felici. Si, perché spesso si guarda solo ai dati economici e mai alla qualità della vita. Abbiamo una vita sola, dovremmo cercare di spenderla nel modo migliore. Immaginate inoltre se le automobili in città fossero almeno tutte ibride.
Pensiamo poi al consumo della terra. Gli ambientalisti sono veramente preoccupati e anche gli agricoltori. Le nostre città sono costruite intorno alle strade, strade pensate per lavori e stili di vita di un secolo fa.
Gas a effetto serra: un enorme risparmio, perché le auto sono la più grande fonte di emissioni, e le città che non dipendono così tanto dalle auto ovviamente creano grandi risparmi. La riduzione della media di Km all’anno per nucleo familiare, potrebbe dimezzarsi, dai circa 26.500 per nucleo familiare, a circa 13.500. Questo avrebbe un enorme impatto non solo sulla qualità dell’aria e sulle emissioni di carbonio ma anche sul portafoglio delle famiglie. È molto costoso viaggiare così tanto. Le auto ibride potrebbero essere una buona via di mezzo. Oramai le tecnologie ci sono e le auto a disposizione consumano poco e sono affidabili. Forse costano ancora un po’ troppo, ma se fossero disponibili solo ibride, il loro presso scenderebbe di molto.
Perché non usare poi di più le gambe e le biciclette? Questa è una funzione delle nuove città che dovremmo costruire.
In città di questo tipo i mezzi pubblici potrebbero viaggiare tranquillamente. Quando Londra decise di far diventare il centro totalmente pedonale ci fu un aumento spropositato dell’efficienza di tutti i mezzi pubblici. Spesso sentiamo dire che il Comune dovrebbe aumentare il numero di mezzi pubblici e cosi i cittadini avrebbero la possibilità di abbandonare le loto auto. Ma in questo modo i mezzi pubblici arriverebbero ancor più in ritardo. Il traffico delle metropoli non è fatto, ne pensato per questo tipo di mezzi. Solo togliendo questa enorme mole di auto potremmo beneficiare di un aumento delle vetture pubbliche.
Los Angeles, ha deciso di trasformarsi in un ambiente più orientato al trasporto pubblico. Di fatto, dal 2008, hanno stanziato 400 miliardi di dollari per il trasporto pubblico e zero dollari per le nuove autostrade. C’è stato un’enorme trasformazione: LA diventa una città di pedoni e trasporto pubblico, non una città di auto.
In Cina c’è un’espansione ad alta densità senza controllo. Enormi edifici e un inquinamento terrificante. La maggior parte delle persone è costretta a girare le città con le mascherine. Il 12% del PIL della Cina viene speso a causa del suo impatto sulla salute. Non è davvero possibile continuare cosi, soprattutto per l’Italia che a dir di tutti dovrebbe vivere di turismo.
Con l’aumento dell’automazione della produzione, si lavorerà sempre meno e le nostre città non sono fatte per la grande scoperta che sconvolgerà il mondo: il tempo libero, il divertimento. Non hanno spazi del genere. Non è logico.
Pensiamo alla logica. Se solo un terzo delle persone ha una macchina, perché dedichiamo il 100 per cento delle strade alle auto? Se chiudessimo il 70 per cento delle strade alle auto e lo dessimo a tutti gli altri, in modo che il trasporto pubblico sia scorrevole, in modo che si possa camminare o andare in bici?
Camminare. Che bella parola. Una città non è bella se non è piacevole camminarci. Ne è un esempio Maidar Eco City, la città dal progettista tedesco Stefan Schmitz che si sta costruendo in Mongolia: la città sarà divisa in vari quartieri, ciascuno dei quali funzionerà come città autonoma all’interno di una città. Di conseguenza, ogni distretto avrà tutti i suoi servizi chiave entro un raggio di 600 metri. Le auto non saranno richieste dai futuri abitanti dell’ eco-città, né sono richieste; le strade principali di Maidar City – le arterie urbane – sono progettate esclusivamente per pedoni, ciclisti e mezzi di trasporto pubblico a propulsione elettrica.
Dobbiamo cambiare radicalmente l’idea di città che abbiamo in mente. Soprattutto perché le città diventeranno i nuovi Stati (a questo riguardo vi invito a leggere l’articolo di Robert Muggah).
In ogni caso voglio essere ottimista. La gente capisce quello che una città può e dovrebbe essere. Ora dobbiamo solo applicare quel che sappiamo.

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