martedì 18 dicembre 2018

AFFRONTARE L'ABISSO


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Medita, perché questo momento avrà per te un enorme significato. Quando qualcuno muore, qualcuno con il quale hai avuto un rapporto profondo, con il quale sei stato molto intimo, con il quale hai vissuto momenti di grande felicità e infelicità, sei stato triste e arrabbiato, qualcuno con il quale hai vissuto tutte le stagioni della vita e che è diventato una parte di te come tu eri una parte di lui o di lei – quando una persona così muore, non è solo una morte che accade all’esterno, ma è una morte che accade anche dentro di te. [Lei] portava con sé una parte del tuo essere quindi, con la sua morte, muore anche quella parte di te. Colmava qualcosa dentro di te; quando scompare, ti rimangono le ferite.

Nel nostro essere esistono molti ‘buchi’. È per questo che cerchiamo la compagnia dell’altro, l’amore dell’altro. Con la presenza dell’altro siamo in grado in qualche misura di colmare questi vuoti. Quando l’altro scompare, i buchi riappaiono, si spalancano come abissi. Forse te n'eri dimenticato, ma ora li noterai nuovamente, e questo creerà sofferenza. Usa questi momenti per una meditazione profonda, perché prima o poi questi vuoti saranno di nuovo colmati, scompariranno di nuovo. Prima che accada è bene esplorarli, entrare nel vuoto che lei ha lasciato dietro di sé.

Usa questi momenti. Rimani seduto in silenzio, chiudi gli occhi e vai dentro. Guarda ciò che è accaduto. Non pensare al futuro o al passato. Non andare nei ricordi, è inutile. Vai dentro. Cosa ti è successo? Lei è morta, e cos’è accaduto a te? Vai in questo processo, e ti rivelerà molte cose. Se riesci a penetrare in quei buchi, ne sarai completamente trasformato. Non desidererai più colmarli, ma questo non vorrà dire che perderai la capacità di amare.

Puoi amare anche senza dover assorbire l’altro in te, per soddisfare qualche tuo bisogno profondo. Il tuo amore può essere un semplice lusso… il desiderio e la necessità di condividere. A quel punto l’amore non è  più un bisogno; non lo usi per nascondere le tue ferite.

Vai in queste ferite, vai in questo vuoto, in quest’assenza, e osserva – questa è la prima cosa.

La seconda cosa è ricordare che la vita è un fenomeno fugace, passeggero, del tutto momentaneo. Viviamo in un mondo magico. Continuiamo a creare illusioni, e poi queste illusioni cadono; la realtà fa ripetutamente il suo ingresso. Qualcuno muore, e ti viene ricordato che la vita non è affidabile e che non dovresti dipendere troppo da essa. Un momento c’è, e il momento dopo se n’è andata. È una bolla di sapone – basta la puntura di uno spillo e sparisce. Più comprendi la vita, e maggiore diventa la meraviglia per il semplice fatto della sua esistenza. La morte allora non è più il problema – è la vita il problema. La morte sembra una cosa naturale.

È un tale miracolo che la vita esista – una cosa così temporanea, momentanea. Non solo esiste, ma la gente ne ha fiducia. La gente dipende da essa, si affida a essa, depone ai suoi piedi tutto il suo essere – quando è solo un’illusione, un sogno. In ogni istante scompare, e la gente viene lasciata a spargere le sue lacrime. E con essa se ne vanno tutti gli sforzi, i sacrifici che avevi fatto: di colpo tutto scompare. Osserva tutto questo – questa vita così fugace, così simile a un sogno.

La morte arriva per tutti. Siamo tutti in fila, una fila che si avvicina sempre di più alla morte. La vita scompare, e la fila diventa un po’ più corta; si è creato spazio per un’altra persona. Ogni persona che muore ti porta più vicino alla tua morte, quindi ogni morte è anche un po’ la tua morte. Con ogni morte, ti avvicini al punto di arrivo. Prima che accada, diventa sempre più consapevole.

Se ci fidiamo troppo della vita, tendiamo a diventare inconsapevoli. Se dubitiamo della vita – questa cosiddetta vita che termina invariabilmente nella morte – diventiamo più consapevoli. In questa consapevolezza si aprono le porte di un nuovo tipo di vita, una vita che non conosce la morte, una vita eterna, una vita al di là del tempo.

Osho, The Passion for the Impossible

lunedì 17 dicembre 2018

COS’È QUESTO AGGRAPPARSI ALLA SOFFERENZA?


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Esistono dei motivi. Guarda  nella tua infelicità, osservala e sarai in grado di scoprire quali siano questi motivi. E poi scruta in quei momenti in cui, di tanto in tanto, ti permetti la felicità e di essere gioioso e vedrai quali sono le differenze, che consistono in questi pochi aspetti:

Quando sei infelice, sei un conformista.

La società ama il conformismo, la gente ti rispetta, ottieni una grande rispettabilità – potresti perfino diventare un santo – ecco perché i vostri santi sono tutti infelici. L’infelicità è scritta a lettere maiuscole sulle loro facce e nei loro occhi, e siccome sono infelici, si sentono contrari a qualsiasi gioia. Condannano ogni forma di gioia, definendola edonismo; condannano qualsiasi possibilità di gioire, definendolo peccato. Sono infelici e vorrebbero vedere il mondo intero infelice. Infatti possono essere stimati come santi solo in un mondo infelice. In un mondo felice sarebbero ricoverati in ospedale e sottoposti a cure mentali. Sono casi patologici.

Scruta nella tua infelicità e vi troverai certamente alcune cose fondamentali. Una: ti avvolge in un’aureola di rispetto. La gente prova più amicizia e più simpatia per te. Se sei infelice, hai più amici.

Questo è un mondo davvero strano, ha qualcosa di fondamentalmente sbagliato. Non dovrebbe essere così: la persona felice dovrebbe avere più amici; ma prova a diventare felice e coloro che ti circondano diventeranno gelosi di te – non saranno più tuoi amici. Si sentiranno imbrogliati: hai qualcosa che loro non riescono ad avere. Perché sei felice? Perciò, nei secoli, abbiamo imparato il sottile meccanismo del saper reprimere la felicità ed esprimere l’infelicità. Questa è diventata la nostra seconda natura.
I miei sannyasin devono abbandonare del tutto questo meccanismo. Dovete imparare a essere felici e a rispettare le persone felici, prestare più attenzione alle persone felici, ricordatelo. Questo significa rendere un grande servizio all’umanità.

Non dimostrare troppa simpatia alle persone infelici.

Se qualcuno è infelice, aiutalo, ma non simpatizzare con lui. Non dargli l’impressione che l’infelicità sia qualcosa di meritorio. Fai in modo che comprenda bene che lo stai aiutando, ma afferma anche: “Ti aiuto perché rispetto la tua infelicità, solo perché sei infelice”. Cioè stai solo tentando di tirar fuori quell’uomo dalla sua infelicità, perché l’infelicità è brutta. Lascia che anche lui senta che l’infelicità è brutta, che sentirsi infelice non significa essere virtuoso – e che si convinca: “Non sto rendendo un grande servizio all’umanità!”


Siate felici, rispettate la felicità e aiutate la gente a comprendere che la felicità è lo scopo della vita – satchitanand.

I mistici orientali hanno detto che il divino ha tre qualità. Egli è sat – è la verità, l’essere. Egli è chit – la consapevolezza. L’ultima qualità, la vetta più alta è anand – la beatitudine. Dovunque esiste la beatitudine, là c’è il divino.

Ogni volta che incontrate una persona beata, rispettatela: è santa.

In qualsiasi luogo sentite l’unione e la presenza di beatitudine, di festosità, pensate che quello è un luogo sacro.

Dobbiamo apprendere un linguaggio totalmente nuovo, solo così questa vecchia umanità putrescente potrà cambiare. Dobbiamo apprendere il linguaggio della salute, della completezza, della felicità.

Sarà un compito difficile, perché i nostri investimenti nella miseria sono enormi.

Ecco perché è tanto difficile essere felici e tanto facile essere infelici.

Osho, The Book of Wisdom, # 20





domenica 16 dicembre 2018

CARATTERE O CONSAPEVOLEZZA?


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Come posso sviluppare un carattere forte in modo da non essere turbato e da mantenere la calma in qualsiasi situazione?
  

Vai vicino al mare, e guardalo. Ci sono milioni di onde, ma nel profondo il mare rimane sempre tranquillo, calmo, in meditazione profonda. Il tumulto accade solo in superficie, nel punto in cui il mare incontra il mondo esterno, i venti. Altrimenti, in se stesso, rimane sempre lo stesso, privo persino di un’increspatura: nulla cambia.
     Per te, accade la stessa cosa. In superficie, dove incontri gli altri, c’è confusione, ansia, rabbia, attaccamento, avidità, lussuria… proprio in superficie, dove i venti arrivano a toccarti. Se rimani in superficie, non potrai trasformare questo fenomeno che è in continuo mutamento – rimarrà così com’è.

     Molte persone cercano di cambiarlo lì, alla circonferenza. Lottano, e cercano di evitare che l’onda si alzi. E, a causa di questo conflitto, nascono ancora più onde, perché quando il mare si mette a lottare con i venti ci sarà un tumulto ancora maggiore: ora non saranno solo i venti a crearlo, ma anche lo stesso mare. In superficie ci sarà un caos incredibile.

     I moralisti cercano di cambiare la periferia dell’uomo. Il tuo carattere è alla periferia: quando vieni al mondo non porti con te alcun carattere; arrivi assolutamente privo di carattere, un foglio bianco, e tutto ciò che chiami carattere viene scritto da altri. I genitori, la società, gli insegnanti, le dottrine – tutti creano condizionamenti. Tu sei un foglio bianco, tabula rasa, e tutto ciò che è scritto in te deriva da altri; se non diventerai di nuovo una pagina intonsa non saprai cos’è la natura, cos’è Brahma, cos’è Tao.

     Il punto quindi non è come avere un carattere forte, non è come riuscire a non arrabbiarti, a non essere turbato – no, non è questo il punto. Il problema è come spostare la consapevolezza dalla periferia al centro. Allora vedrai di colpo che sei sempre stato calmo. Allora potrai guardare la periferia da una certa distanza – e la distanza è vasta, infinita, quindi potrai osservare come non stesse accadendo a te. In realtà, non accade mai a te. Anche quando sei completamente immerso in ciò che accade, perso in esso, non accade mai a te: c’è un qualcosa dentro di te che rimane indisturbato, c’è un qualcosa dentro di te che è al di là di tutto questo, che rimane un testimone.

    Quindi il problema per il ricercatore è come spostare l’attenzione dalla periferia al centro; come immergersi in ciò che non cambia, invece d’identificarsi con quella che è solo una zona di confine. In questa zona di confine gli altri hanno una grande influenza, perché al confine il cambiamento è naturale. La periferia continua a cambiare – persino la periferia di un buddha continua a cambiare.

     La differenza tra te e un buddha non è una differenza di carattere – ricordalo – non è una differenza di morale, di virtù o non virtù: la differenza è dove sei radicato.
    Le tue radici arrivano solo alla periferia; le radici di un buddha affondano nel centro. Egli può osservare la sua periferia da una certa distanza; se lo colpisci, può osservarlo, come se avessi colpito qualcun altro, perché il centro è molto distante. È come se fosse un osservatore sulla collina: qualcosa accade nella valle e lui può vederla da lontano. Questa è la prima cosa da comprendere.

     La seconda cosa da comprendere è: l’emozione è molto facile da controllare, ma è molto difficile da trasformare. È molto facile da controllare. Puoi controllare la rabbia, ma che accadrà? La reprimerai. E che accade quando reprimi qualcosa? La direzione del suo movimento cambia: prima andava verso l’esterno ma, se la reprimi, inizia ad andare verso l’interno – è solo la direzione che cambia.

    Era un fatto positivo che la rabbia si muovesse verso l’esterno, perché il veleno dev’essere buttato fuori. Ed è un male che la rabbia si sposti all’interno, perché tutta la struttura del tuo corpo verrà avvelenata. E se continui a farlo per un lungo periodo… come fanno tutti, perché la società insegna il controllo, non la trasformazione.
    La società dice: “Controllati” e, tramite il controllo, tutte le cose negative sono state gettate sempre più in profondità nell’inconscio, dove sono diventate una presenza costante. Allora non si tratta più di essere a volte arrabbiato e a volte no – sei arrabbiato, questo è tutto. A volte esplodi e a volte no, perché non trovi un pretesto, o se no devi metterti alla ricerca di un pretesto. Ricorda, puoi trovare una scusa dappertutto!

     Sei arrabbiato. Dato che hai represso tanta rabbia, ora non c’è nemmeno un istante in cui non sei arrabbiato; al massimo, a volte sei meno arrabbiato, a volte di più. Tutto il tuo essere è avvelenato dalla repressione. Mangi con rabbia – il tuo modo di mangiare ha una qualità diversa da quello di una persona che mangia senza rabbia: è bello osservare quest’ultima, perché mangia senza violenza. Magari mangia carne, ma senza violenza; tu puoi mangiare solo frutta e verdura ma, se reprimi la rabbia, mangi con violenza.

    …E questo accade a ogni livello, in ogni campo della tua vita: fai l’amore, ma sarà più violenza che amore, conterrà molta aggressione. Dato che non osservi mai mentre fate l’amore, non sai cosa accade, e non puoi arrivare a saperlo perché sei quasi sempre in uno stato di forte aggressione.

     Ecco perché diventa impossibile avere un orgasmo profondo facendo l’amore: la paura è molto forte che, se ti muovi in modo totale, senza controllare, potresti uccidere tua moglie o la tua amata, o la moglie potrebbe uccidere il marito o l’amante. Hai un’enorme paura della tua stessa rabbia! La prossima volta che fai l’amore, osserva: i movimenti che fai sono gli stessi di quando sei aggressivo. Osserva il volto, tieni con te uno specchio in modo da vedere cosa accade al tuo viso! Saranno presenti tutte le distorsioni della rabbia e dell’aggressione.

    …Quando reprimi, la mente diventa divisa. La parte che accetti diventa il conscio, e la parte che neghi diventa l’inconscio. Questa non è una divisione naturale; accade a causa della repressione. Continui a gettare nell’inconscio tutta la spazzatura che la società rifiuta; ma ricorda che tutto ciò che butti là dentro diventa ancora di più parte di te: finisce nelle mani, nelle ossa, nel sangue, nel battito del tuo cuore. Ora gli psicologi affermano che quasi l’ottanta per cento delle malattie sono provocate dalle emozioni represse: ci sono tanti collassi cardiaci perché tanta rabbia e tanto odio sono stati repressi nel cuore, che viene avvelenato.

     Perché? Come mai l’uomo reprime tanto e si ammala? Perché la società t’insegna a controllare, non a trasformare, e la via della trasformazione è completamente diversa. Tanto per cominciare, non è affatto la via del controllo, ma piuttosto l’opposto.

     Primo: nel controllare, reprimi e nel trasformare, esprimi. Ma non occorre esprimere con qualcun altro, perché l’altro è irrilevante. La prossima volta che sei arrabbiato, fai per sette volte il giro dell’isolato di corsa, e poi siediti sotto un albero e osserva dov’è andata la rabbia. Non l’hai repressa, non l’hai controllata, non l’hai gettata su qualcun altro – perché se la getti su qualcun altro si crea una reazione a catena: l’altro è sciocco quanto te, inconscio quanto te. Se la getti su un altro, e l’altro è illuminato, non ci sarà alcun problema; ti aiuterà a buttarla fuori grazie a una catarsi. Ma l’altro è ignorante come lo sei tu – se gli butti addosso la tua rabbia, reagirà. Ti getterà addosso ancora più rabbia, perché è represso quanto te. Diventa una reazione a catena: tu la getti su di lui, lui la ributta su di te, e diventate nemici.

     Non buttarla addosso a nessuno. È esattamente come quando senti di voler vomitare: non vai a vomitare su qualcun altro. La rabbia dev’essere vomitata. Va’ in bagno e vomita! Il vomito ripulirà tutto il corpo – se lo reprimi, può essere pericoloso. Quando vomiti, ti senti rinnovato, ti senti liberato da un peso, ti senti bene, sano. Qualcosa non andava nel cibo che avevi consumato e il corpo l’ha rifiutato. Non continuare a forzarlo a restare dentro di te.

     La rabbia è solo vomito mentale. C’è qualcosa che non va in ciò che hai ingoiato, e tutto il tuo essere psichico vuole liberarsene; ma questo non vuol dire che devi buttarlo addosso a qualcun altro. La società ti dice di controllare la rabbia proprio perché la gente tende a buttarla sugli altri.
     Non c’è alcun bisogno di buttare la rabbia addosso a qualcuno. Puoi andare in bagno, puoi andare a fare una lunga passeggiata – vuol dire solo che qualcosa dentro di te richiede un’attività intensa in modo da poter essere espressa. Vai a correre e sentirai che la rabbia viene espressa ed eliminata, oppure prendi un cuscino e picchialo, litiga con il cuscino, mordilo, finché le mani e le mascelle diventano rilassate. Con una catarsi di cinque minuti ti sentirai alleggerito e, una volta fatta questa scoperta, non getterai mai più la rabbia su qualcuno, perché questa è una cosa assolutamente sciocca.
     Quindi la prima fase del processo di trasformazione è esprimere la rabbia, ma senza buttarla addosso a qualcuno, perché allora non potrai esprimerla totalmente. Vorresti uccidere, ma non puoi; vorresti mordere, ma puoi. Puoi farlo però con un cuscino. Cuscino vuol dire ‘già illuminato’; il cuscino è illuminato, un buddha. Il cuscino non reagirà, non ti trascinerà in tribunale, non ti sarà nemico – non farà nulla. Il cuscino sarà felice, e riderà di te.

     La seconda cosa da ricordare è: sii consapevole.
Per controllare, non occorre alcuna consapevolezza; lo puoi fare in modo meccanico, come un robot. La rabbia arriva, e c’è un meccanismo per cui di colpo tutto il tuo essere diventa limitato e chiuso. Ma, se sei consapevole, il controllo non potrà essere così facile.

     La società non t’insegna mai a osservare, perché quando qualcuno è consapevole, quando osserva, è completamente aperto. Fa parte della consapevolezza: sei aperto – e, se vuoi reprimere qualcosa mentre sei aperto, diventa una contraddizione, e la cosa potrebbe emergere comunque. La società t’insegna come chiuderti, come collassare in te stesso; non ti permette nemmeno di avere una finestrella dalla quale tu possa uscire.

     Ma ricorda che quando nulla può uscire, nulla può entrare. Quando la rabbia non può uscire, diventi chiuso. Se tocchi una roccia molto bella, dentro di te non entrerà nulla; quando guardi un fiore, non entrerà nulla: i tuoi occhi sono morti, chiusi. Baci qualcuno, e nulla penetra dentro di te perché sei chiuso. Vivi una vita priva di sensibilità.

     La sensibilità cresce insieme alla consapevolezza. Con il controllo diventi opaco, morto – questa è una parte del meccanismo di controllo: se sei opaco e morto nulla ti potrà influenzare, come se il corpo fosse diventato una fortezza, una cittadella. Nulla ti toccherà, né l’insulto, né l’amore.

     Ma questo controllo avviene a un prezzo molto alto, ed è un prezzo che non è necessario pagare; a quel punto diventa l’unico fenomeno della tua vita: come controllarti, e poi morire! Lo sforzo di controllare assorbe tutta la tua energia, e poi muori. La vita allora diventa una cosa opaca e morta; tiri avanti, in qualche maniera.

     La società t’insegna il controllo e la condanna, perché un bambino controllerà qualcosa solo quando sente che è condannata. La rabbia è male, il sesso è male; tutto ciò che dev’essere controllato viene fatto apparire al bambino come un peccato, come una cosa malvagia.

     Nasce una profonda condanna rispetto a tutto ciò che è vivo. E il sesso è la cosa più viva che esista – dev’esserlo! È la sorgente. Anche la rabbia è una cosa molto viva, perché è una forza di protezione. Se un bambino non può arrabbiarsi per nulla, non sarà in grado di sopravvivere. In certi momenti deve arrabbiarsi. Deve esporre il proprio essere, deve asserire la propria posizione, altrimenti non avrà spina dorsale.

     La rabbia è bella, il sesso è bello. Ma le cose belle possono diventare orrende – dipende da te. Se le condanni, diventano brutte; se le trasformi, diventano divine. La rabbia trasformata diventa compassione – perché l’energia è la stessa. Un buddha ha compassione: da dove nasce questa compassione? È la stessa energia che operava nella rabbia; ora, invece di diventare rabbia, si trasforma in compassione. Da dove nasce l’amore? Un Buddha è amore, un Gesù è amore. La stessa energia che opera nel sesso, diventa amore.

     Ricorda che se condanni un fenomeno naturale, diventa velenoso, ti distrugge, diventa negativo, suicida. Se lo trasformi, diventa divino, diventa una forza divina, un elisir; grazie a esso arrivi all’immortalità, a un essere che non conosce la morte. Ma ci vuole una trasformazione.

     Nella trasformazione non controlli mai, diventi semplicemente più consapevole. La rabbia accade: devi essere consapevole che sta accadendo – osservala! L’energia che si muove dentro di te e diventa bollente è un fenomeno bellissimo!      È come l’elettricità presente nelle nuvole. La gente ha sempre avuto paura dell’elettricità; una volta si pensava, quando la gente era ignorante, che quest’elettricità fosse il dio che si arrabbiava, che minacciava e cercava di punirti. In questo modo nasceva la paura, e la gente cominciava a credere all’esistenza di un dio e al fatto che fosse in grado di punirla.

    Ora però abbiamo addomesticato quel dio. Ora quel dio opera attraverso il ventilatore, il condizionatore d’aria, il frigo: è al servizio di tutto ciò di cui hai bisogno. Quel dio è diventato una forza domestica, non è più arrabbiato e non è più minaccioso. Grazie alla scienza, una forza esterna è stata trasformata in una forza amica.

    Lo stesso accade alle forze interiori, grazie alla religione.     La rabbia è proprio come elettricità presente nel corpo: non sai cosa farne. Puoi uccidere qualcuno o uccidere te stesso. La società sostiene che uccidere te stesso va bene, che sono affari tuoi, ma non va bene uccidere qualcun altro – per quanto riguarda la società va bene così. Quindi o diventi aggressivo o diventi repressivo.

    La religione afferma che entrambe le cose sono sbagliate. La cosa fondamentale è diventare consapevoli, e arrivare a conoscere il segreto di quest’energia – la rabbia – di quest’elettricità interna. È elettricità, infatti ti riscaldi; quando sei arrabbiato la temperatura si alza, e non riesci a comprendere la freschezza di un buddha: quando la rabbia è trasformata in compassione, tutto diventa fresco. C’è una freschezza profonda. Buddha non è mai bollente; è sempre fresco, centrato, perché sa come usare l’elettricità interna. L’elettricità è bollente, e diventa la sorgente dell’aria condizionata. La rabbia è bollente, e diventa la sorgente della compassione.

    La compassione è un’aria condizionata interiore. Di colpo tutto è fresco e bello, nulla può turbarti e l’esistenza, nel suo complesso, diventa tua amica. Ora non ci sono più nemici… quando guardi attraverso gli occhi della rabbia, tutti diventano nemici; quando guardi attraverso gli occhi della compassione, tutti sono amici, vicini di casa. Quando ami, Dio è dappertutto; quando odi, il demonio è dappertutto. Il tuo punto di vista viene proiettato sulla realtà.

     Ciò che occorre è la consapevolezza, non la condanna – e tramite la consapevolezza la trasformazione avviene in modo spontaneo. Se diventi consapevole della tua rabbia, la comprensione penetra dentro di te, e ciò accade osservando, senza giudizi, senza chiamare una cosa buona o cattiva, semplicemente osservando il tuo cielo interiore. Ci sono i fulmini, ti senti bollente, tutto il tuo sistema nervoso freme e si agita, e senti un tremito che si diffonde in tutto il corpo: è un momento meraviglioso, perché quando l’energia funziona puoi osservarla con facilità; quando non funziona, non puoi osservare.

     Chiudi gli occhi e medita su quest’energia. Non lottare, osserva solo cosa accade: il cielo è colmo di elettricità, ci sono tanti fulmini e tanta bellezza. Sdraiati per terra, guarda il cielo e osserva. Poi fai lo stesso per il cielo interiore.

     Ci sono sicuramente delle nuvole, perché senza nuvole non ci possono essere i fulmini – ci sono nuvole scure, pensieri. Qualcuno ti ha insultato, qualcuno ha riso di te, qualcuno ha detto questa o quella cosa… tante nuvole, nuvole nere nel cielo interiore e tanti fulmini. Osserva! È una scena bellissima, e anche terribile, perché non la comprendi. È misteriosa – e se il mistero non è compreso diventa terribile e fa paura. Tutte le volte in cui un mistero viene compreso, diventa una grazia, un dono, perché ora possiedi le chiavi – e se hai le chiavi sei il padrone di casa.


Osho, And the Flowers Showered, #3

sabato 15 dicembre 2018

Non c’è niente che dobbiamo assolutamente fare.


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Molte cose sono sottintese. Per esempio, non è necessario che tu faccia grandi sforzi. Fare grandi sforzi può costituire un ostacolo perché niente può giungere prima del tempo: tutte le cose vengono nella loro giusta stagione. Uno sforzo eccessivo può essere pericoloso, può essere il tentativo di ottenere qualcosa prima che sia giunta la sua stagione. Questo non significa che non devi fare alcuno sforzo. Perché se non fai nessuno sforzo, può darsi che non giunga niente, neppure nella giusta stagione. E’ necessaria una giusta dose di sforzo.

Diventa come un contadino. Se stai seminando i semi dell’illuminazione, della comprensione, della meditazione, sii come un contadino, non come un tecnico. Non avere fretta. Non si può fare niente. Fai tutto ciò che è possibile fare e poi aspetta.

Non fare troppo. Il fare troppo potrebbe trasformarsi, impercettibilmente, in un non-fare. Il tuo stesso sforzo può diventare un ostacolo.

Tutte le cose vengono nella loro giusta stagione.


E poi non pretendere di avere subito i frutti. Arrivano al momento giusto. Se accade oggi, va bene. Se non accade, un uomo capace di comprensione, di intelligenza, di chiarezza, sa che non è ancora giunto il momento. Quando giungerà il momento, accadrà: Egli sa attendere: non è infantile.

Ricorda: sii sempre in sintonia con le stagioni. Quando è il momento di essere teso, sii pure teso! Che male c’è? Se non sei teso, come potrai riposare? Se non ti arrabbi mai, come potrai provare compassione? Se non ti innamori, come potrai innalzarti al di sopra dell’amore? Ogni cosa nella sua giusta stagione. Ogni cosa giunge da sola. E’ sempre stato così e sarà sempre così. L’esistenza è vasta e tu non puoi imporle le tue stagioni. Devi osservare in che direzione si muove e seguirla.

Questa è la differenza tra un uomo ignorante e un saggio. Un ignorante cerca sempre di spingere il fiume a seguire il corso delle sue idee. Un saggio non ha idee personali. Osserva semplicemente in quale direzione fluisce la natura, e la segue. Non ha un ego da gonfiare; non ha nessun conflitto con la natura. Non cerca di conquistare la natura; comprende l’assurdità di un simile tentativo, comprende che non può essere conquistata. Come può la parte conquistare il Tutto?

Egli si arrende, diventa un’ombra. Si muove insieme alla natura, ovunque essa vada. É come una nuvola bianca che si muove nel cielo, senza sapere dove sta andando ma priva di preoccupazioni. Priva di preoccupazioni perché ovunque il vento la porti, quella sarà la meta. La meta non è un fenomeno prefissato. Ovunque la natura ti conduca, se tu le lasci via libera, se ti abbandoni, ovunque ti conduca sarà una benedizione. La meta è ovunque, devi solo lasciarle spazio. Ogni momento è il picco, devi solo permettergli di essere. Devi solo  darle spazio, lasciati andare, arrenditi, e poi potrai riposare, nella certezza che tutte le cose vengono nella loro giusta stagione.

Osho: L'armonia nascosta