5 febbraio 2017

OSHO: Voglio che guardiate da ogni finestra possibile.

Domenica 5 febbraio 2017


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Non si sa mai da quale finestra si vedrà la luce, da quale finestra si vedrà la Luna. Non voglio trascurare alcuna angolazione, alcuna dimensione.
Le vostre domande aprono nuove dimensioni.


Ho pubblicato 500 libri, ma quello che volevo dire non l’ho ancora detto. Ci sto provando, sperando che in qualche modo, in qualche momento, che io lo abbia detto o no, lo udirete. Potrei non essere in grado di dirlo, ma solo di mostrarlo. E potreste non essere in grado di udirlo, ma di vederlo.


Mi viene in mente uno dei più grandi poeti indiani, Rabindranath Tagore, un premio Nobel. Ha scritto 6000 canzoni, poesie da cantare e mettere in musica. Non sono solo poesie da recitare, sono composte per gli strumenti musicali. Nella lingua inglese solo Shelley si avvicina un po’ a Rabindranath Tagore. Ha composto 2000 poesie che possono essere messe in musica, ma Rabindranath è molto più avanti: 6000 canzoni!


Quando Rabindranath stava morendo, erano presenti un suo amico e suo zio, un grande pittore, proprio come Rabindranath era un grande poeta. Il suo nome era Avanindranath Tagore. In questo secolo, in India, nessuno ha superato Avanindranath Tagore nella pittura. Avevano quasi la stessa età, entrambi erano vecchi.


Rabindranath stava morendo e Avanindranath gli disse: “Vedo lacrime nei tuoi occhi. Dovresti gioire perché lasci 6000 canzoni dietro di te. Non esiste un solo poeta, in qualsiasi lingua, che possa reggere il confronto. Puoi morire con dignità e orgoglio. Ritira le lacrime!”.


Rabindranath rispose: “Queste lacrime non sono quello che pensi. Non sono lacrime di disperazione, non sono lacrime di paura, non sono perché la morte è in arrivo. La ragione per cui piango è che ho cantato 6000 canzoni, ma la canzone che ero venuto a cantare, non l’ho ancora cantata. Ho cercato di cantarla di continuo, ma esce sempre qualcos’altro. Quella canzone rimane nascosta nel profondo della mia anima. Piango perché ci sono arrivato molto vicino. Questo non è ancora il momento per me di morire. Dio è assolutamente ingiusto con me. Tutta una vita di prove… Tutte quelle canzoni erano solo prove, scarti e la canzone che volevo cantare resta ancora da cantare…”.


Ma per me non sarà così. Canterò quella canzone! Cercherò di avvicinarmi a voi da ogni angolo, da tutte le dimensioni possibili, in ogni modo possibile e con ogni mezzo. La mia canzone non è fatta di parole, la mia canzone sono io! Voglio condividere tutto il mio essere con voi, per questo rispondo alle vostre domande.


Continua su Osho Times n. 234


Tratto da: Osho, Yakusan: Straight to the Point of Enlightenment #3


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