22 maggio 2016

Osho: Le vie dell’ego

22 MAGGIO 2016


 
Ogni tanto un amico mi viene a trovare. Ogni volta che lo vedo, mi viene sempre in mente un detto di Socrate, che disse a un monaco itinerante: “Amico mio, dai buchi delle tue misere vesti occhieggia soltanto l’ego”.

Le vie dell’ego sono molto sottili. Quando è coperto dall’umiltà, si rivela nella sua forma più aerea; d’altra parte, anziché ricoprirlo, quell’umiltà lo rivela ancora di più. Assomiglia a quegli abiti che, anziché ricoprire il corpo, non fanno altro che metterlo più a nudo.

In realtà, né il rivestimento dell’amore elimina l’odio, né gli abiti dell’umiltà ricoprono la nudità dell’ego. Nello stesso modo in cui le braci restano al sicuro sotto la cenere fino a quando un soffio di vento non le ravviva, allo stesso modo la verità resta nascosta nelle persone, fino a quando il minimo strattone a quel sipario non lo apre, rivelando ogni cosa. Simili malattie invisibili sono più pericolose e letali delle malattie visibili; purtroppo, l’abilità dell’essere umano a ingannarsi è molto ben sviluppata, ed egli utilizza questa abilità a tal punto che l’ha resa la sua seconda natura.

Dopo migliaia di anni, nello sforzo di imporre a forza la civiltà, non abbiamo raggiunto altro all’infuori di questa abilità: l’uomo non è riuscito a distruggere la natura, ma a dissimularla; e, in questo modo, la civiltà si è dimostrata un male cronico.

Come può una civiltà nascere, se si oppone alla natura? In quel modo, potrà soltanto fluire una non civiltà, mai una civiltà! La vera civiltà è una splendida esplosione della natura. E l’autoinganno non può portare l’uomo da nessuna parte.

D’altra parte, paragonato a una rivoluzione interiore, l’autoinganno è facilissimo; e ogni volta che facciamo l’errore di scegliere, questa è l’opzione più facile. Eppure l’opzione più facile non è sempre la migliore: come si potrà mai scegliere la facilità di una camminata in discesa, se si vogliono toccare le vette delle montagne della vita?

È facilissimo ingannare se stessi. Nell’ingannare gli altri, potrebbe esserci la paura di essere colti in fallo; nell’ingannare se stessi anche quella paura è assente. Coloro che ingannano gli altri soffriranno punizioni e recriminazioni su questa Terra, e anche nell’altro mondo li attendono torture atroci all’inferno; invece, coloro che ingannano se stessi vengono rispettati in questo mondo. Inoltre, pensano anche di meritare il paradiso nel prossimo. Ecco perché l’essere umano inganna se stesso senza timore; altrimenti, come potrebbe l’intera ipocrisia della civiltà e della religione essere mai nata?

D’altra parte, potrai mai nascondere e distruggere ciò che è vero? Può l’uomo avere successo nell’ingannare il proprio essere, l’intero genere umano e infine l’esistenza stessa? Questo sforzo non è forse una pura e semplice follia?

È giusto conoscere il proprio essere per ciò che è; infatti, se non si accetta la realtà di ciò che si è, nell’essere non può verificarsi alcun cambiamento reale. Così come per il corpo è necessario conoscere nei dettagli una malattia, se si vuole che torni perfettamente sano, allo stesso modo, per la salute spirituale è necessario conoscere le proprie malattie interiori. Non è nell’interesse di un paziente nascondere la propria malattia, perché fa solo gli interessi della malattia stessa; infatti, non esiste alcuna cura senza una diagnosi precisa. Ragion per cui, chiunque voglia sfuggire alla diagnosi rimarrà inesorabilmente privo di cure.

Uno scultore stava scolpendo la statua di Ralph Waldo Emerson. Ogni giorno, Emerson osservava intensamente l’affiorare del suo aspetto dalla pietra e, via via che la scultura progrediva, diventava sempre più serio. Alla fine, l’ultimo giorno, quando la statua era pressoché finita, Emerson aveva uno sguardo davvero preoccupato.

Lo scultore gli chiese la ragione della sua cupezza, e lui rispose: “Noto che quella statua, via via che mi assomiglia, diventa sempre più brutta e sgraziata”.

Considero questo potere di vedere se stessi in tutta la propria bruttura, nella più assoluta nudità e nella propria animalità, come il primo passo sulla scala della rivoluzione individuale.

Solo chi è in grado di vedere ciò che è brutto e sgraziato dentro di sé ha la capacità di dare bellezza a se stesso. Senza quella prima capacità, la seconda non è possibile; e chiunque ricopra le proprie brutture, e si impegni a dimenticarsene, rimarrà brutto per sempre: conoscere e accettare in se stessi Ravana, ovvero il male, è il primo e inevitabile passo per diventare Rama, una persona virtuosa. La bruttura della vita rimane nascosta e al sicuro, se ne rimaniamo inconsapevoli.

Prima di tutto, dovrò conoscere me stesso per ciò che sono. Non ci sono alternative: se, fin dal primo passo del viaggio, diamo spazio alla falsità, si potrà mai trovare la verità alla fine? D’altra parte, a causa della sua bruttezza, noi disconosciamo la realtà del nostro essere, e iniziamo a nutrire una personalità irreale e immaginaria. La turpitudine dell’essere non può essere eliminata, indossando una bellissima maschera; inoltre, a causa di simili maschere, il sé continua a diventare sempre più brutto e deforme. A quel punto, piano piano, ogni conoscenza di ciò che si è scompare, e noi interagiamo unicamente con false maschere, riconoscendo solo quelle. Se il proprio vero volto è perduto, diventa impossibile riconoscere il vero essere.

Una signora andò in banca a ritirare del denaro. Il cassiere le chiese: “Come può dire di essere chi dice di essere?”.

La donna tirò immediatamente fuori uno specchietto dalla borsa, si guardò e disse: “Mi creda, sono veramente chi dico di essere!”.

Nella tua ricerca del Vero, nella tua ricerca del tuo vero sé, come prima cosa dovrai lottare con le tue stesse maschere. Senza scoprire il tuo vero volto, non potrai mai scoprire te stesso, né potrai raffinare il tuo essere. Il palazzo della verità si erge sulle fondamenta della realtà; e nessun altro potere, fatta eccezione per la verità, potrà mai portare alcuna civiltà.

Osho: Crea il tuo destino

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