4 aprile 2016

Essere e non apparire

4 APRILE 2016


Un re era molto famoso per la sua generosità: le notizie della sua benevolenza avevano raggiunto i confini dell’impero. La sua umiltà, la sua abnegazione, la semplicità del suo tenore di vita e la sua purezza erano elogiate da tutti; come risultato di tutto questo, il suo ego non conosceva confini: era infinitamente lontano dal divino, come nessun altro uomo potrebbe esserlo.


Com’è facile elevarsi agli occhi dell’uomo, e quanto è difficile essere vicini all’esistenza! E chi desidera elevarsi agli occhi degli uomini inevitabilmente decade agli occhi dell’esistenza, poiché dentro di sé sarà l’esatto opposto di ciò che appare all’esterno. E questo perché gli occhi fisici di un uomo non possono penetrare così in profondità all’interno, ragion per cui facilmente ci si può ingannare da soli.


D’altra parte, è certo che l’intuizione di ciascuno di noi può toccare quell’abisso; e alla fine, l’immagine che ciascuno di noi crea, fondata su quello che gli altri vedono, non ha alcun valore. Ciò che ha valore è l’immagine che si dispiega di fronte al proprio sguardo interiore; e quella stessa immagine, nella sua assoluta nudità, è anche quella che viene riflessa nello specchio dell’esistenza.

In ultima analisi, ciò che una persona vede di se stessa è esattamente ciò che si erge di fronte all’esistenza.

La fama del re continuò ad aumentare, ma la sua anima stava affondando. La sua fama non faceva che ingigantire, mentre la sua anima continuava a rimpicciolirsi: i suoi rami si estendevano sempre di più, mentre le sue radici continuavano a indebolirsi.

Quel re aveva un amico; si trattava di Kubera, il più ricco tra i ricchi, all’epoca; e come i fiumi e gli affluenti si incontrano tutti nell’oceano, i fiumi della ricchezza confluivano tutti nel suo forziere. Quest’uomo era del tutto diverso dal re suo amico: non avrebbe mai donato un solo centesimo come carità, ed era molto malvisto.


Sia il re che il magnate invecchiarono. Uno era tronfio del suo ego, l’altro carico di rimorso. L’orgoglio diede a uno di loro il piacere, il rimorso pungolò l’anima dell’altro. A mano a mano che la morte si avvicinava, il re si avvinghiò sempre più saldamente al suo ego; era qualcosa di solido a cui aggrapparsi... ma alla fine fu il rimorso del ricco a scatenare in lui una rivoluzione: il suo ego non poté più sostenerlo. Divenne una necessità inderogabile rinunciarci!


D’altra parte, vorrei ricordarti che quel rimorso è l’altro lato dell’orgoglio, ragion per cui è molto difficile lasciarsi alle spalle anche questo. Spesso, quando il rimorso si ribalta su se stesso, diventa orgoglio; proprio per questo chi ricerca il piacere diventa un santo, l’avido diventa generoso, l’uomo crudele diviene compassionevole. E comunque, fondamentalmente nelle loro anime non avviene alcuna rivoluzione.


Quel ricco andò da un Maestro, e gli disse: “Sono profondamente disturbato, in me brucia un fuoco inestinguibile... cerco la pace”.

Il Maestro chiese: “Non riesci a trovare pace alcuna, con tutta quella ricchezza, con la fama, il potere e il prestigio che hai?”.

Il ricco rispose: “No. Ho perfettamente compreso che nella ricchezza non esiste pace alcuna”.


Al che il Maestro disse: “In questo caso, va’ e dona tutto ciò che hai a quanti hai sottratto quelle ricchezze; e poi torna da me. Ma torna soltanto dopo che sarai diventato un uomo semplice e povero”.


Il  ricco  ubbidì.  Quando  tornò  dal  Maestro,  gli chiese: “E adesso? Ora non ho altro sostegno, all’infuori di te”. Ma il Maestro era un uomo davvero strano, possiamo dire che fosse pazzo. Scacciò quel povero ricco dalla sua capanna e chiuse tutte le porte.


La notte era buia e la foresta un luogo molto isolato; all’infuori di quella capanna non c’era altro rifugio. Il ricco pensava di essere tornato dopo aver fatto qualcosa di davvero grande; ma non capiva quell’accoglienza, non sentiva di meritare un simile benvenuto.


Stava scoprendo che accumulare ricchezza era inutile, ma anche la rinuncia a ogni ricchezza non aveva alcun valore!


Quella notte dormì sotto un albero, senza alcun riparo. Adesso non aveva più nessun sostegno, nessun amico, nessuna casa. Però, quando si svegliò la mattina dopo, scoprì di essere immerso in una pace che nessuna parola potrebbe mai descrivere: una mente che non ha alcun sostegno scopre con estrema facilità il sostegno dell’esistenza.


L’uomo corse ai piedi del Maestro, ma si stupì nel vedere che fu il Maestro a cadere ai suoi piedi! Il Maestro lo abbracciò e gli disse: “È facile rinunciare alla ricchezza, ma è molto più difficile lasciar andare la rinuncia. D’altra parte, solo chi riesce ad abbandonare ogni rinuncia può davvero rinunciare alla ricchezza. È facile rinunciare al mondo, ma molto più difficile abbandonare un Maestro; però, colui che riesce anche a lasciar andare un Maestro, ha la possibilità di trovare il grande Maestro. Non importa che ci si aggrappi alla ricchezza o alla rinuncia, al rimorso o all’orgoglio, alle cose del mondo o all’ultraterreno; in realtà, qualunque sia l’appiglio a cui ci si lega, proprio quello diventa un ostacolo sulla via che conduce al divino.


Non appena si lasciano andare tutti gli altri appigli, ecco che si scopre il sostegno supremo. E sia che si cerchi un’ancora nella ricchezza o nella religione, finché si continua a cercare un appoggio, non si fa altro che proteggere il proprio ego.


Non appena lasci andare quel sostegno, non appena ci si ritrova privi di qualsiasi appoggio, privi di qualsiasi protezione, la mente viene inondata dall’essenza di ciò che è l’esistenza: quella è la pace, quella è la salvezza, quello è il nirvana. C’è altro che vuoi scoprire?”.


Quell’uomo – che adesso non era più né un signore della ricchezza, né un maestro della povertà – disse: “No. L’idea stessa di voler possedere qualcosa era un errore. Ero perso proprio a causa di tutto ciò: tutto ciò che doveva essere trovato è stato trovato. Mi ero lasciato soltanto prendere dalla gara del possedere, perdendo così ciò che non si può mai perdere, ma che si può ritrovare per sempre. Adesso non voglio né la pace, e neppure il nirvana: io non sono, e ciò che esiste è pace, essenza divina e liberazione”.

Osho: Crea il tuo destino

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