15 febbraio 2015

Il Sistema – La Quarta Via (cap. 1)

Questo lavoro è un continuo ricominciare. Ogni volta che si compie uno sforzo, si rinforza un po’ la muscolatura spirituale; si ricomincia daccapo, come un bambino che impara a camminare, e questo lavoro è infinitamente più difficile e complesso. Ma i risultati sono garantiti.”
A. R. Orage 1
L’idea principale del Sistema – la Via descritta da Gurjieff e da chi lo ha seguito – è che noi non usiamo nemmeno una piccola parte delle nostre possibilità ed energie. Abbiamo in noi, per così dire, un’organizzazione grandissima ed efficientissima ma non sappiamo come usarla, come se avessimo una casa enorme piena di magnifici mobili, con una biblioteca e parecchie altre stanze, ma vivessimo nel seminterrato e nella cucina da cui non possiamo uscire. Quando qualcuno ci dice ciò che questa casa ha sopra, non gli crediamo, o ne ridiamo, o chiamiamo le sue parole superstizione, fiabe o fantasie.2
Uomo macchinaAlcuni assunti del Sistema qui utilizzato non ricorrono in nessun altro, se non in forma mascherata nel Nuovo Testamento o nelle scritture buddiste. Alcuni principi, come quello del ricordare se stessi, possono essere già stati messi in pratica, tuttavia fare la stessa cosa senza sapere che cosa quella cosa è e a che cosa serve, produce risultati diversi. Arrivarci nella teoria ma non nella pratica, o nella pratica senza teoria, non conduce alla verità.3
Il Sistema qui esposto mette in luce essenzialmente le menzogne che ognuno racconta a se stesso, prima tra tutte quella di considerarsi con un unico Io, o quella per cui coltivare le emozioni negative sia inevitabile e necessario. Questi aspetti non possono essere eliminati, tuttavia quando il lavoro comincia invece di essere presenti ventiquattro ore su ventiquattro essi iniziano a diventare leggermente meno presenti. Durante le prime fasi del lavoro analizzare è impossibile perché non si sa abbastanza, perciò da principio è necessaria l’osservazione di quanto emerge, osservazione e nulla di più.4
I TIPI DI SCUOLA
Le scuole non sono tutte uguali, per un certo tipo di persone è necessario un certo tipo di scuola, per un altro tipo altre.
Migliaia di anni fa gli uomini arrivarono all’idea che l’uomo può cambiare, che può acquisire qualcosa che non aveva. Ciò che può acquisire è stato espresso in maniere diverse e affrontato da angoli diversi, ma l’idea generale è sempre la stessa: l’uomo si può sviluppare, può acquisire qualcosa di nuovo. Ecco allora che vennero create tre divisioni, tre tipologie di Via:
  • LA VIA DEL FACHIRO
È una Via lunga, difficile e insicura. Il fachiro lavora sul corpo fisico, per vincere il dolore fisico.
  • LA VIA DEL MONACO
Questa Via è più breve, più sicura e precisa. Richiede determinate condizioni, ma soprattutto richiede fede.
  • LA VIA DELLO YOGI
È la Via della conoscenza e della consapevolezza. Quando parliamo di Yogi parliamo in realtà soltanto di Jnana-Yoga, che è lo Yoga della conoscenza, che insegna a pensare in categorie differenti da quelle di spazio-tempo e di causalità, e di Raja Yoga, che è il lavoro sull’essere, sulla consapevolezza.
Sebbene sotto vari aspetti queste strade siano assai efficaci, la loro caratteristica è che fin dal primo momento in cui ci si imbatte in una di loro, bisogna rinunciare a tutto. Se viene conservata anche solo un piccolo aspetto della propria vita, non le si può seguire. Ecco perché esiste un’altra Via, maggiormente focalizzata sul lavoro interiore piuttosto che sulla rinuncia:
  • LA QUARTA VIA
La Quarta Via è una strada speciale, non assimilabile alla combinazione delle altre. Non è basata sulla rinuncia esteriore delle cose in quanto il suo assunto principale sul basa sul fatto che una persona deve iniziare il lavoro nelle stesse condizioni in cui si trova perché proprio quelle condizioni sono le migliori per ottenere qualcosa e, successivamente e se necessario, per diventare capace di cambiarle.
Sotto parecchi aspetti questa Via si dimostra più difficile delle atre poiché nulla è più arduo del cambiare se stessi internamente senza cambiare esternamente.
Nella Quarta Via una persona non deve credere a nulla ma deve essenzialmente apprendere.5
TEORIA E PRATICA DELL’APPARATO UMANO
Di tanto in tanto ci dava degli esercizi facili, “da asilo” diceva lui. Ci disse di scrivere un elenco di quelle che secondo noi erano le nostre caratteristiche positive o “buone”, e a fronte un elenco delle negative o “cattive”; di mettere via il foglio e di rileggerlo un paio d’anni dopo. Feci la lista e me ne dimenticai. La ritrovai fra le altre carte due o tre anni dopo e la lessi. Fu uno shock vedere che nessuna di quelle che avevo ritenuto buone caratteristiche – e la lista era piuttosto lunga – esisteva davvero; le mie vere caratteristiche erano quasi esattamente l’opposto di quelle buone. Avevo visto la realtà – la realtà su me stesso – capovolta. Io ero sottosopra e capovolto.6
Il Sistema appartiene ad una classe di Insegnamenti che considerano l’essere umano come un essere incompleto e lo studiano dal punto di vista del suo sviluppo.
Si parte dal presupposto che l’uomo non sia ciò che l’uomo stesso suppone di essere: ci attribuiamo parecchie qualità che non possediamo, prima tra tutte il fatto di essere consci. L’essere umano non è conscio, non può avere un’unità, né individualità, né un ego o un “io”. Tutte queste cose sono inventate dall’uomo per conservare l’illusione della consapevolezza. L’uomo può essere conscio, ma attualmente non lo è.
Questo Sistema capovolge tutto ciò che sappiamo o a cui abbiamo mai pensato. Per renderci conto del punto in cui normalmente si trova l’apparato umano, possiamo pensare ad una carrozza e ad un aeroplano. Un aeroplano ha parecchie possibilità che una carrozza non ha, tuttavia può essere usato come una carrozza. Sarebbe molto poco adatto, scomodo e assai costoso, ma lo si può sempre agganciare a dei cavalli e camminarci sulla strada. Supponendo che l’uomo che possiede l’aeroplano non sappia che ha un motore e che può muoversi da solo, e supponendo che apprenda che invece è possibile che lo faccia, ne consegue che presto potrebbe fare a meno dei cavalli e usarlo come una macchina. Anche la funzione della macchina è inadatta all’aeroplano, ma usufruirà di alcuni vantaggi aggiuntivi. L’uomo, studiando il motore, potrebbe giungere al punto di capire che l’apparato potrebbe volare: ecco cosa noi stiamo facendo a noi stessi, ci usiamo come una carrozza mentre potremmo volare.
Per quale ragione il nostro aeroplano non può volare? La prima ragione è che non conosciamo la macchina, come essa funzioni e come metterla in moto. La seconda ragione è che, come risultato di questa ignoranza, la macchina funziona ad una velocità molto lenta. Per seguire pienamente le idee e i metodi del Sistema dunque, è necessario riconoscere ed essere d’accordo su due punti:
  • il lento livello della consapevolezza,
  • l’assenza pratica di volontà e individualità nell’uomo.
Il raggiungere la consapevolezza è collegato con la graduale liberazione della meccanicità, perché l’uomo, così com’è, è interamente e completamente sotto leggi meccaniche.7
Con le parole di Gurdjieff:
Sì, è possibile smettere di essere una macchina, ma per questo è necessario prima di tutto conoscere la macchina. Una macchina, una vera macchina, non conosce se stessa e non può conoscersi. Quando una macchina conosce se stessa, da quell’istante ha cessato di essere una macchina; per lo meno non è più la stessa macchina di prima. Comincia già ad essere responsabile delle proprie azioni.8
Il primo passo nell’acquisizione della consapevolezza sta nel rendersi conto che non si è consapevoli, accompagnata dal superamento dell’illusione di essere svegli. Quando ci rendiamo conto di essere addormentati, vediamo che tutta la storia è fatta da gente addormentata. Uomini addormentati combattono, fanno leggi; altrettante persone addormentate li ubbidiscono o li disubbidiscono.
Le nostre peggiori illusioni sono le idee sbagliate tra cui viviamo e che governano la nostra vita. Se potessimo cambiare il nostro atteggiamento verso queste idee sbagliate e comprendere cosa sono, ciò sarebbe da solo un grande cambiamento che muterebbe immediatamente le cose.9
PREDISPOSIZIONE AL LAVORO
Per le persone che possono intraprendere seriamente un lavoro, tutto ciò che è possibile sapere con i mezzi ordinari sull’idea di esoterismo, sull’idea di conoscenze nascoste, sulle possibilità di una evoluzione interiore dell’uomo e così via, non dovrebbero apparire come qualcosa di interamente nuovo; altrimenti, diventa difficile parlare loro.
Può essere anche utile avere ricevuto una preparazione scientifica o filosofica. Se un uomo ha una solida conoscenza religiosa, questo può anche essere utile. Ma se aderisce ad una forma religiosa particolare senza comprenderne l’essenza, incontrerà grandi difficoltà.
In generale quando un uomo non sa quasi nulla, ha letto poco, ha pensato poco, è difficile parlare con lui. Tuttavia, se ha una buona essenza, c’è per lui un’altra via e si può fare a meno di ogni conversazione; ma in questo caso dovrà essere obbediente, dovrà rinunciare alla sua propria volontà.
Per avvicinarsi con serietà a questo insegnamento occorre essere stati precedentemente delusi, occorre avere perso ogni fiducia innanzi tutto in sé stessi, cioè nelle proprie possibilità, poi, in tutte le vie conosciute. L’uomo non può sentire ciò che vi è di più valido nelle nostre idee se non è rimasto deluso da tutto quello che ha fatto, da tutto quello che ha cercato. Se era un uomo di scienza, deve essere stato deluso dalla scienza. Se devoto, deluso dalla religione. Se dedito alla politica, deluso dalla politica. Se filosofo, deluso dalla filosofia. Se occultista, deluso dall’occultismo; e così via.
Bisogna però comprendere esattamente che cosa tutto ciò significa; se si dice, per esempio, che un devoto deve essere stato deluso dalla religione, questo non vuoi dire che abbia dovuto perdere la fede. Al contrario, questo significa che egli deve essere stato deluso soltanto dall’insegnamento religioso ordinario e dai suoi metodi. Comprenderà allora che la religione, così come viene insegnata ordinariamente, non è sufficiente per alimentare la sua fede e non può condurlo da nessuna parte.
Non importa quel che un uomo faceva prima o che prima l’interessava. Quando arriva al punto di essere deluso dalle vie accessibili, vale allora la pena di parlargli della Quarta Via, poiché può venire al lavoro. Ma se egli continua a pensare di poter trovare qualche cosa con l’abituale modo di vivere, o di non aver ancora esplorato tutte le vie, o di potere, da solo, trovare o fare qualsiasi cosa, ciò significa che non è ancora pronto.
Non vi è che una sola cosa incompatibile con il lavoro, ed è l’occultismo professionale. Tutti questi spiritualisti, tutti questi guaritori, chiaroveggenti od altri, e persino la maggior parte di coloro che li seguono, non devono sentire troppo di tali idee, poiché si servirebbero di tutto ciò che avranno imparato, per imbrogliare la gente.
In definitiva, coloro che non hanno cercato o che non stanno attualmente cercando, non ne hanno bisogno. E quelli che non si sono ancora scottati, non ne hanno ugualmente bisogno.10
LA CONDIZIONE PRIMARIA DEL LAVORO
La condizione imprescindibile per intraprendere il lavoro è rendersi conto del proprio stato presente. Quando uno si rende conto che inganna se stesso, che è addormentato e che la propria casa è in fiamme, permanentemente in fiamme, e che è soltanto per caso che il fuoco non ha raggiunto la sua stanza proprio in quel momento, quando uno si rende conto di ciò, egli vorrà fare sforzi per svegliarsi e non si aspetterà nessuna ricompensa speciale.
Poiché non ci rendiamo conto che la nostra casa è in fiamme ci aspettiamo sempre una ricompensa speciale. Cosa si può fare nel sonno? Si possono avere soltanto sogni diversi: sogni buoni, sogni cattivi, ma nello stesso letto.
I sogni possono essere differenti, il letto è lo stesso.11
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1 In C.S. Nott, Insegnamenti di Gurjieff, Lantana Editore, 2011 (pg. 196).
2 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 8).
3 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 141).
4 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 206).
5 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pgg. 120 e sgg.).
6 C.S. Nott, Insegnamenti di Gurdjieff, Lantana Editore, 2011 (pg. 196) (pg 124).
7 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pgg. 38 e sgg.).
8 P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1976 (pg. 23).
9 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pgg. 38 e sgg.).
10 P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1974 (pgg. 269-172).
11 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pgg. 314-5)

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